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Arte e Scienza: due vie per dare ordine al caos Innovazione

Che cosa avvicina la ricerca scientifica al processo artistico? Quali sono i principi ispiratori di queste attività creative della mente? E come possiamo fare tesoro di tali principi per impostare una corretta diffusione della cultura scientifica e di una efficace comunicazione giornalistica?
Questi e altri interrogativi sono stati oggetto di una conferenza tenutasi giovedì 3 novembre presso la Sala delle Adunanze dell’Accademia delle Arti e del disegno a Firenze, nell’ambito di Pianeta Galileo, manifestazione dedicata alla diffusione della cultura scientifica in Toscana. La serata è stata coordinata dal giornalista scientifico Pietro Greco (SISSA e Medialab Trieste). Sono intervenuti Raffaella Schneider dell’Osservatorio astronomico di Roma, Edwige Coerbelli dell’Osservatorio astrofisico di Arcetri, Federico Brunetti del Politecnico di Milano.
La ricerca nel settore dell’astronomia ha raggiunto importanti risultati. Siamo in grado di rappresentarci l’universo primordiale, sappiamo che la materia visibile che compone l’universo è soltanto una piccolissima di una ben più grande percentuale di materia ed energia oscura (circa il 75%). Possediamo simulazioni al calcolatore dell’evoluzione della materia oscura, materia, cioè che non emette luminosità e che, a quanto pare, costituisce la maggior parte della materia dell’universo attuale. È possibile, altresì, cogliere in alcune spettacolari rappresentazioni digitali in grado di mettere in scena eventi e processi dinamici come la nascita di una galassia, principi di natura estetica comuni alle opere d’arte: bellezza, semplicità, mistero, eleganza. Anche i modelli cosmologici del passato che, come quelli odierni, sono il risultato dell’applicazione di procedimenti matematici o geometrici, oggi possono a ragione essere considerati opere d’arte. La ricerca della bellezza, infatti, insieme alla ricerca della verità, sono elementi fondanti sia dell’attività artistica che dell’attività scientifica. Entrambe hanno lo scopo di scorgere l’ordine, i principi strutturali, laddove regna, apparentemente, il caos, l’assenza di un ordine prestabilito. Entrambe rendono visibile l’invisibile, hanno come ingredienti principali una certa sensibilità visiva, alcune modalità cognitive che sfruttano, principalmente, i canali spaziali e percettivi. Arte come possibilità di sperimentare, lo studio dell’artista come laboratorio, e scienza come ricerca della soluzione più logica, ma, allo stesso tempo, più semplice, più bella, più elegante. Si pensi, infatti, ai matematici che spesso affermano come una data dimostrazione sia particolarmente elegante o bella. È la stessa eleganza percepibile in una tela di Rubens o di Picasso? È la stessa bellezza osservabile in una simulazione digitale in 3D della nascita di una stella? Se le opinioni possono divergere su alcuni punti, su uno in particolare potremmo essere d’accordo: la scienza come l’arte, esprime la tendenza della nostra mente a scoprire configurazioni di strutture stabili a livello micro e macro, dagli atomi alle galassie, per così dire. La tensione, cioè, verso la ricerca razionale dei principi fondanti dell’esperienza sensibile siano essi rappresentabili su una tela o visibili in un cielo stellato.
Di questa ricchezza di prospettive si deve servire anche una efficace comunicazione. Essa ha il compito fondamentale di diffondere l’importanza e la bellezza dell’impresa scientifica valorizzando i contributi di discipline affini che possono stimolare modalità cognitive più intuitive per una corretta comprensione di teorie scientifiche percepite, spesso, astratte e formali.

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