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Arte torna arte, ma anche musica e cinema Cinema, Cultura

‘Arte torna arte’, la splendida collettiva che apre oggi alle 17,30 al pubblico invitato, è stata presentata stamani alla stampa. Durante i saluti e le introduzioni, la direttrice Franca Falletti ha parlato di cosa andrà ad arricchire questa mostra, visitabile da oggi al 4 novembre: intanto un ciclo di 6 film scelti da Lo schermo dell’arte e proiettai alle 21 nell’elegante sala dell’Odeon, il 23, 24 e 25 maggio, due per sera, che sono un episodio di Kurosawa, Il ventre dell’architetto di Greenaway, Arca Russa di Sokurov, e tre dedicati ad altrettanti artisti, e cioè Jan Fabre, Francos Bacon e Marina Abramovic. E non finisce qui: il maestro Daniele Lombardi ha presentato il programma musicale, che inizierà il 1 ottobre, affidato a compositori che lui ha definito “nodi della contemporaneità”, quindi  Stockhausen, Cage e Luciano Berio. A proposito dei concetti e delle interpretazioni – nonché delle polemiche – che si porta dietro la parola ‘contemporaneità’, e a seguito di richieste di spiegazioni sull’accostamento delle opere (come la Bourgeois accostata al Pontormo, nella foto) da parte di alcuni presenti, STAMP ha chiesto ai due curatori che cosa ha significato per loro fare le scelte che hanno fatto. Nel senso che, essendo questo per l’arte ( e tutto il resto) ‘il tempo del colera’, la domanda tendeva a sapere quale impegno sociale e politico oltre che concettuale e formale, esprimevano gli artisti in mostra. Una risposta già la dà lo scritto di Cristina Acidini: 'Non è un gioco di citazioni bensì la messa allo scoperto di ispirazioni mimetizzate, di rievocazioni scaturite dal profondo di una cultura visiva precocemente, forse inconsciamente acquisita. Ecco la risposta: se il nostro patrimonio culturale ha potuto e  può mantenere la sua funzione di formare, guidare, ispirare gli artisti di oggi e di domani, allora ogni suo mantenimento è motivato, e di ogni sua frazione è giustificata l’esistenza, forse fuori dalle logiche della cronaca ma certamente dinanzi alla  Storia'. E proprio perché la Galleria dell’Accademia ospita uno dei più grandi maestri del Manierismo,  di un’epoca, cioè, di crisi evidente già a partire dall’arte allora prodotta, la domanda di chi partecipa al proprio tempo, si fa pressante. Sia Filardo che ha introdotto artisti più giovani, sia Corà, di cui si conosce da anni il concreto engagement, hanno assicurato di aver privilegiato quegli artisti che secondo loro, vanno a disturbare e stigmatizzare con la loro critica palese o sottile, gli eventi più esecrabili della storia del loro e nostro tempo. Sia distaccandosene che entrandoci dentro con forza. Lo vedranno da stasera con i propri occhi, coloro che già saranno ammessi alla visita. Ogni opera è installata con estrema cura e grande sensibilità. L’unico pezzo sfacciatamente provocatorio – il David stile Drag queen biondo stoppa e ciccia rosa porcellino, che echeggia la Gioconda coi baffi, e l'opera in blu di Yves Klein – è fuori percorso, diciamo, messo all’esterno della Galleria. Godetevela questa arte attuale che torna arte vera, e di indubbia qualità. Ma attenti a schivare gli atleti in corsa! Sono veri e non sculture!

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