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Arti in Italia negli anni Trenta Cultura

Debutto promettente delle mostre autunnali di Firenze, con questa Anni Trenta. Arti in Italia oltre il Fascismo, che apre oggi venerdì 21 alle 19 a Palazzo Strozzi. E titolo azzeccato per incuriosire anche il pubblico talvolta distratto, con quell’avverbio oltre infilato prima della parola che indica il regime politico di quel periodo. Oltre che cosa, infatti? La risposta prova a offrirla l’organizzazione stessa dell’esposizione, indicando i vari motivi per visitarla. Per primo che quel decennio, per altri aspetti assai duro e difficile, è stato un laboratorio di idee che ci ha portati verso la modernità. Infatti è in quegli anni che sono avvenute le scoperte, le innovazioni tecnologiche che avrebbero diffuso la comunicazione alle masse: intanto la radio, cui la mostra ha dedicato una saletta dove riascoltare voci lontane; poi il cinema, la fotografia, i manifesti e il disegno industriale. In verità non è molto lo spazio dedicato ai manufatti, e tanto meno all’architettura,  mentre è la pittura – con opere straordinarie e anche poco viste – che fa da protagonista della manifestazione. Per l'esattezza vedrete 96 dipinti, 17 sculture e 20 oggetti.  Il curatore, Antonello Negri, dopo aver pagato il dovuto tributo ai suoi illustri predecessori – nell’affrontare più o meno lo stesso periodo storico – come Carlo Ludovico Ragghianti (Arte moderna in Italia 1915-1935, proprio a Palazzo Strozzi, nel 1967), accenna al suo di percorso e alla sua lettura, che si basano sul clima dell’epoca e quindi sulle scuole emergenti con il loro stile  specifico, nelle città principali: Milano, Torino, Trieste, Firenze e Roma. Così cogliamo l’occasione di suggerire un nostro percorso, che prende il via campanilisticamente, da Firenze (la cura è di Susanna Ragionieri), e le sue importantissime riviste culturali, anche se questa sezione della mostra si trova, per l’appunto, a conclusione della medesima. Le riviste di cui si parla erano Solaria, Il Selvaggio, Il Frontespizio, Letteratura e Campo di Marte, tutte uscite tra il 1926 e il 1939, con i contributi di artisti visivi, letterati, poeti, musicisti, politici, che si contrapponevano in vivaci discussioni che tenevano viva l’attenzione sulla cultura e anche gli scambi tra le diverse discipline. Le opere più interessanti in questa sezione sono quelle pittoriche firmate da RAM (nella foto), tra metafisica e razionale modernità, e il gesso patinato argento intitolato Il tuffo di Thayaht, figura lineare e vigorosa da inserire a buon diritto nel secondo futurismo; i dipinti di Giovanni Colacicchi e Onofrio Martinelli, accomunati dalla “ritrovata cultura figurativa del Rinascimento”; i bozzetti davvero moderni che Baccio Maria Bacci fece per l’opera Volo di notte, di un musicista altrettanto innovativo quale Dallapiccola. Di grande fascino il veliero composto di linee architettoniche, dipinto da Alberto Magnelli. Naturalmente tutta la mostra riserva delle sorprese, e dove non approfondisce questa, riesce ad ovviare il catalogo (della Giunti), dove si trova un “album” di immagini tratte da riviste e manifesti , che ben ricostruiscono l’atmosfera degli anni in questione. Le firmano Bruno Munari, Marcello Nizzoli, Raffaele Calzini che illustra le Cronache della Biennale veneziana del 1932, sul Secolo XX, recensendo una retrospettiva di Amedeo Modigliani (una curiosità: sotto un nudo di Modi qualche ben pensante scrisse a matita “che schifo”!).  Decisamente affascinante la serie di foto che illustra “l’idea di una nuova bellezza geometrica” in architettura: quella di Giò Ponti, Albini, Tarragni, Piacentini, Nervi. Per tornare a Firenze, infine, negli Anni Trenta vi sorse la bella Stazione di Santa Maria Novella.

www.palazzostrozzi.org

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