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Artigianato e piccola impresa in Toscana, il 2014 è ancora buio Economia

Firenze – Ancora un consuntivo negativo per artigianato e piccola impresa toscana: il 2014, secondo Trend, con cui CNA Toscana in collaborazione con ISTAT analizza i dati della contabilità di migliaia di micro e piccole imprese della regione (fino a 10 addetti), mostra dati non molto incoraggianti.

Si parte da un punto fermo: per la nostra regione, la medio-piccola impresa (mip) mantiene e conferma il suo ruolo centrale, con un fatturato che nel 2014 si attesta oltre i 9 miliardi di euro (9.142.856.568) per i settori presi in esame da Trend (costruzioni, parte del manifatturiero e dei servizi).

Il quadro generale – Si continua a mantenere vecchie ed ormai ossessive criticità:  nel 2014 i ‘conti definitivi’ confermano l’ossessiva persistenza della crisi: -4,4% i ricavi, -1,9% gli investimenti, -5,1% le retribuzioni e -5,7% i consumi aziendali rispetto al 2013.

Dando un occhio ai territori, il solo segno positivo che si trova per quanto riguarda i ricavi, è quello di Massa Carrara (+3,1%) mentre in ordine di negatività troviamo Prato (-9,7%), Livorno (-6,1%), Lucca (-5,7%), Arezzo (-5,5%), Grosseto (-5,1%), Pisa (-4,4%), Firenze (-3,5%) e Pistoia (-0,9%).

Il quadro di flessione su ricavi e fatturati è coerente con la tendenza negativa anche sui costi d’esercizio: i consumi aziendali, infatti, si riducono nei territori a maggiore criticità in modo significativo (es. -8,7% a Lucca, -6,1% a Grosseto, -10,6% a Prato e addirittura -14,8% ad Arezzo); anche le retribuzioni presentano punte negative di rilievo quali -15,8% a Pisa, -14,2% Arezzo, -10,1%.

L’analisi dei settori fa emergere una situazione ancora critica nei servizi (in particolare le riparazioni -10,1%, i servizi alle imprese -3,4% ed alle famiglie -2,2%, solo il settore dei trasporti-magazzinaggio è positivo: +0,3%), ma il manifatturiero sembra beneficiare apparentemente ben poco del buon andamento dell’export (+4,3% al netto dell’oro in Toscana; var% 2014 vs. 2013).

Dunque, si conferma un paradosso regionale:  l’andamento dell’export regionale da un lato, e quello del fatturato della piccola impresa manifatturiera in Toscana dall’altro, sono sempre più discordanti, un fenomeno complesso ma sul quale incide la crescente apertura dei distretti e delle filiere produttive esportative nelle quali trovano minore collocazione le nostre micro e piccole imprese.

L’eccezione c’è e consiste nel settore della pelle (comprensivo anche del calzaturiero) che anche a livello di piccola impresa mantiene una tendenza confortante (ricavi +0,5% nel 2014 e +1,3% nel 2013), soprattutto grazie alle performance riscontrabili a Pisa e a Firenze dove la tendenza settoriale è stata positiva durante l’ultimo biennio.

Altre flessioni particolarmente consistenti riguardano il tessile-abbigliamento (-10,3%),  legno-mobili (-7,9%), ma anche -1,0% nella metalmeccanica, -1,4% nel settore alimentare, e -5,1% nell’orafo (dove in realtà anche l’export nel 2014 aveva avuto una contrazione significativa).

Rimane sempre negativo l’andamento delle costruzioni (-5,9% la variazione dei ricavi 2014 sul 2013), settore che ha già ‘pagato’ alla crisi un prezzo molto alto e dove la percezione di crisi è ben lungi dall’affievolirsi, almeno fino quando la ripresa della domanda e del mercato si materializzeranno concretamente. Su questo piano, in effetti, è da salutare con ottimismo la maggiore vivacità delle compravendite di immobili residenziali in Toscana che, dopo anni, sono tornate ad aumentare (+5,9% vs. 2013; fonte: OMI-Agenzia delle Entrate).

Per quanto riguarda le prospettive,  l’ultima parte del 2014 appare abbastanza neutra e non suggerisce importanti dipartite dallo status quo e dalla tendenza negativa attuale. D’altro canto, la  ripresa dei fatturati nell’ultimo trimestre risulta normale, dovuta come negli anni precedenti ad una stagionalità intrinseca dei ricavi; anche l’intensità della risalita sembra dovuta ad influenze stagionali senza vi sia necessariamente un impatto dovuto all’inversione del ciclo economico.

Sugli investimenti invece, si può cogliere qualche spunto più interessante. La dinamica infra-annuale degli investimenti, se dovesse proseguire il rallentamento della caduta che nell’ultimo trimestre appare quasi come una ripresa, si può presagire un primo cambiamento. Entrando più nel dettaglio il miglioramento del 2014, ovvero la complessiva “minore contrazione” della spesa per investimenti dopo le notevoli perdite dell’anno precedente, è frutto di andamenti assai differenziati fra i diversi settori. Infatti, al persistente arretramento dei servizi, si accompagnano la variazione positiva del sistema manifatturiero (+3,8% vs. 2013) e un timido (primo) segnale di risveglio della spesa per investimenti nelle costruzioni (+2% vs. 2013-II semestre).

Infine, le previsioni sul 2015 appaiono senz’altro legate ad una variazione del PIL che dovrebbe tornare in terreno positivo sulla base di una ripresa della domanda interna. Insomma, tutto il recupero atteso dall’economia regionale è agganciato alla ripresa dei consumi delle famiglie e degli investimenti. Soprattutto con riguardo al particolare legato all’export, che non è in grado di sostenere in modo sufficiente la piccola e la micro impresa toscana manifatturiera e che mostra segnali di rallentamento della crescita almeno nel primo trimestre
2015.

Il servizio di Toscana Media Channel: dichiarazioni di Valter Tamburini (CNA Toscana): le imprese sono allo streno, c’è bisogno dell’aiuto della politica e delle banche.

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