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Artigiani di strada: “Col covid, in ginocchio, dalla Regione colpo di grazia” Breaking news, Cronaca

Firenze – La rabbia è sorda e montante, la disperazione pure. La categoria fra cui sta crescendo la sensazione di essere abbandonati o ancora peggio forse, del tutto ignorati, è quella degli artigiani di strada, vale dire, come spiegato da Giovanni Rubattu, presidente dell’Associazione Artigiani di Strada, “i lavoratori che coniugano ideazione, creazione e vendita diretta, come elementi inscindibili del proprio lavoro”. Dunque, tecniche antiche e opere dell’ingegno, artigianalità, tradizione, innovazione, creatività. Insomma ciò che nei secoli ha fatto grande la Toscana e ha rappresentato un ricco serbatoio di occupazione e risultati economici. Ebbene, questa categoria, nonostante numerosi incontri istituzionali, l’ultimo dei quali consumato alla Commmissione 2 di Palazzo Vecchio, presidente il consigliere Enrico Conti, dalla nuova legge regionale si è visto comprendere nella categoria degli “hobbisti”.

“Si tratta della peggiore legge nel panorama nazionale – spiega Rubattu – sparisce qualsiasi riferimento alle cosiddette opere dell’ingegno creativo, già disciplinate da una serie di riferimenti normativi, riferimenti che tutte le regioni recepiscono (in particolare  legge regionale Emilia Romagna 24 maggio 2013, n. 4 modificata e chiarita dalla successiva LEGGE REGIONALE 21 dicembre 2018, n. 23)”.
L’Associazione sta lavorando anche a una legge nazionale che tuteli la categoria, ma la legge regionale approvata, secondo gli artigiani, “fa a pezzi il nostro lavoro e finisce con il condannare all’invisibilità centinaia di esperienze creative del territorio. Del resto, ad un incontro nazionale avvenuto mercoledì scorso a Empoli, gli interventi del mondo contadino, di svariati urbanisti e dell’antropologo Boni, sono emersi i lineamenti di un mondo sorprendente e con una sorprendete vitalità. Noi parliamo di bene comune, difesa del territorio, animiamo le piccole filiere locali, diamo vita agli scarti e favoriamo l’economia circolare in forme sperimentali e innovative. Non siamo hobbisti (come sembra collocarci la nuova legge regionale) e nemmeno impresa”. L’Associazione aveva anche sollecitato la Commissione 2 a introdurre una specifica precisazione nella legge, vale a dire la dicitura “Non rientrano nella definizione di hobbisti i soggetti di cui all’articolo 4, comma 2, del decreto legislativo n. 114 del 1998″. Se la pandemia ci ha messo in ginocchio – conclude Rubattu – questa legge ci condanna in maniera definitiva”.
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