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Asia sbarca a Firenze: “Sono working poor e anziani i primi stracci che volano” Breaking news, Cronaca, Società

Firenze – Sono presenti da poco sulla piazza fiorentina, anche se alle spalle di Asia, che sta per entrare ufficialmente nell’Unione sindacale di base, dopo decenni di lotte e intenti comuni, c’è una lunga storia che risale al periodo fra gli anni ’60-’70. Intanto, l’acronimo sta per Associazione Inquilini e Abitanti e a Firenze è “sbarcata” alla fine dell’estate scorsa; i primi casi di cui si è occupata datano dagli inizi di settembre, ma il primo vero banco di prova è stato il nuovo bando di edilizia popolare chiuso sei-sette mesi fa. Un bando “difficile”, per varie ragioni, non solo perché per la prima volta on-line, ma anche perché “il muro difficile da varcare erano le difficoltà dovute all’età degli utenti oltre alle difficoltà linguistiche”.

A parlare dell’attività svolta, delle difficoltà che affliggono famiglie e singoli, insomma di cosa emerge da questi primi mesi di lavoro sulla piazza fiorentina, è Emiliano Cecchi, il più giovane (28 anni) della triade che si occupa delle questioni abitative. Gli altri, anche loro molto giovani (sono tutti e due poco oltre i trent’anni) sono Duccio Vignoli e Nadia Cavallini.

Come si colloca Asia in un panorama, quello fiorentino, dove sono già presenti altri sindacati della casa storicamente radicati come Sunia e Unione Inquilini, oltre alla presenza di un gruppo combattivo come il Movimento di Lotta per la Casa? “Siamo in un certo senso qualcosa a metà fra Sunia e Movimento di Lotta per la casa – spiega Cecchi – la nostra forza può risiedere nel fatto che ci troviamo all’interno di una struttura che mette insieme a livello fisico sia Caf che sindacato. Ciò permette una multifunzionalità di servizi all’utente che può avvenire immediatamente, spostandosi da un piano all’altro”. Un bel vantaggio, anche perché, come spiega l’esponente di Asia Firenze, spesso il cittadino si avvicina per un problema abitativo, ma poi ci si accorge che abbisogna ad esempio dell’Isee, o di altri “passi” che lo mettano in grado di sottoscrivere domande o presentare ricorsi. Alla fine, come spiega il rappresentante di Asia, “il problema casa non è che la tappa finale e complessa di una serie di vicende amministrative ed esistenziali che riguardano tutta la vita del cittadino, comprendendo il lavoro e la sfera famigliare”. Tant’è vero che fra i casi più frequenti ci sono i cosiddetti working poor e gli anziani. I primi, si avvicinano in quanto pur lavorando, non hanno i soldi per sostenere canoni che col progredire della crisi e la riduzione degli stipendi e del loro potere d’acquisto, diventano irraggiungibili, con lo scivolamento nella morosità e nello sfratto; i secondi, i pensionati, che dovrebbero essere “stabili”, scontano, osserva Cecchi, “il fatto che l’Inps non indicizza, ma i canoni sì”. Insomma, se è vero che la stabilità lavorativa è il primo e il più grande passo per fronteggiare la precarietà abitativa, è anche vero che la riduzione degli stipendi da un lato e la mancata indicizzazione delle pensioni dall’altro, rischiano di far saltare anche posizioni intrinsecamente stabili come quella del “pensionato”.

Proprio nel senso di considerare tutto l’insieme degli aspetti che la parola “casa” vede spesso correlati e da cui non si può prescindere per la soluzione della problematica abitativa, Asia Firenze ha anche stabilito da poco tempo una convenzione col Comune, o meglio con gli uffici dell’anagrafe, per cui “possiamo anche stampare certificati anagrafici e di stato civile”, nell’ottica di quel percorso multifunzionale che ormai è la realtà odierna del disagio.

Fra i problemi che si incontrano più di frequente, c’è la morosità, spesso incolpevole. Ma qui sovente si apre una sorta di “probatio diabolica”, perché spesso l’incolpevolezza, pur essendo tale a tutti gli effetti, è difficile da dimostrare. Ad esempio, come spiega Cecchi, “è necessario dimostrare che l’abbattimento dello stipendio si aggira sul 30, 50%, a seconda dei casi. Se un lavoratore però lavora 4 ore come da contratto e il resto al nero, è difficile spiegare come mai, pur nella costanza del lavoro (quello sulla carta) non riesce più a pagare il canone.  Se infatti vengono tagliate le ore al nero e dunque quei soldi non vengono più percepiti. come si farà a dimostrarlo?”. Insomma prima è necessaria una laboriosa e lenta causa di lavoro e poi, in un secondo tempo … sempre ammettendo che si riesca a vincere la prima causa, tra l’altro. Altro caso tipico in cui il lavoro di Asia si fa duro, è quello in cui il lavoratore ha aperto partita IVA. “Spesso – dice l’esponente di Asia – ci troviamo di fronte a fallimenti reali che non possono essere formalizzati. Perché? Spesso mancano i soldi anche per chiudere la partita IVA”. Ma non è finita. Altri casi paradossali, tutti presentatisi ad Asia, riguardano debiti e mutui: i primi, contratti magari per le spese di condominio, che a volte sono così alte che le famiglie, nel dilemma fra pagare o il canone o le spese condominiali, optano semplicemente per la prima opzione, lasciando accumulare i debiti per le spese comuni. L’unica soluzione, dice Cecchi, sarebbe quella di trovare il modo di dilazionare il debito. Anche perché “si fa presto, in particolare in casi di spese molto alte”, ad arrivare ai ventimila euro di debito oltre il quale scatta il fermo amministrativo. Che vuol dire, semplicemente, che l’immobile, se i soldi non vengono trovati in tempo utile, andrà all’asta. Un caso simile a quello dei mutui bancari, in cui la morosità comporta la vendita dell’immobile all’asta da parte della banca, senza passare dal classico percorso giudiziale.

Infine, segnala l’esponente di Asia, bisogna ricordare che, a sei- sette mesi dalla chiusura del Bando Erp,non solo non è stata assegnata alcuna casa, ma non c’è nessuna famiglia cui il Comune abbia chiesto di produrre la documentazione di ciò che ha dichiarato”.  

 

 

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