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Asili nido, dopo il flop in Provincia polemiche su quello di Palazzo Vecchio Politica

La questione degli asili nido "aziendali" prende tutto un altro tono se l'ente in questione è pubblico e se i bambini che dovrebbero usufruire dell'asilo sono pochi. Anzi, pochissimi; anzi, talmente pochi che lo stesso asilo nido dovrà essere utilizzato, per coprire i venti posti vacanti, da altrettanti bmbini che non c'entrano nulla con i dipendenti pbblici, di cui non sono figli. Flop dunque, ma mal di poco, si dirà e dice la consigliera comunale Ornella De Zordo (Unaltracittà) che ha sollevato la questione  ricordando la sorte della struttura dedicata all'infanzia della Provincia, voluta dall'allora giovane presidente Matteo Renzi, con riguardo attuale all'asilo previsto in Palazzo Vecchio. Un vero e proprio flop quello provinciale, che tuttavia qualche effetto positivo, visto la necessità di servizi all'infanzia soprattutto nel centro storico, ha avuto. Ma sembra che la stessa storia si profili anche per l'asilo nido voluto sempre da Matteo Renzi questa volta in veste di giovane sindaco a Palazzo Vecchio.

Perchè? Non sembra sia stata fatta, secondo quanto dice la consigliera De Zordo, nessuna indagine preliminare per sapere se la necessità di tale struttura fosse reale. E se i figli dei dipendenti comunali di età inferiore a tre anni fossero in tal numero da assicurare almeno il numero minimo di presenza che giustifichi l'asilo nido "aziendale". Con un'aggravante di non poco conto: il sacrificio dell'uffcio anagrafe di Palazzo Vecchio, che sollevò a suo tempo aspre polemiche da parte non solo delle forze politiche d'opposizione, ma anche dei cittadini. Soprattutto la fascia anziana residente in centro, che si vide spostare in uffici sparsi per la città (sono solo 4 in tutta Firenze, come ricorda De Zordo) il servizio. E che, nonostante si tratti di una grossa fetta di popolazione residente, come fa fede l'ufficio di statistica, in stragrande maggioranza non è in grado di ususfurire del servizio on-line offerto dal Comune. Dunque, sacrificare l'anagrafe centrale per aprire un asilo nido di cui forse non c'è bisogno non sembrerebbe proprio quel che si dice uno scambio equivalente.

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