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Asili nido, primo giorno con mobilitazione, in 300 all’assemblea Cronaca, Società

Firenze – Asili nido, primo giorno con assemblea. Sono i lavoratori e le lavoratrici del servizio che incrociano le braccia subito subito, perché i problemi sono tanti e, come dice una lavoratrice, “questa amministrazione fa orecchie da mercante”. Peggio, per Stefano Cecchi, coordinatore dell’Usb, in quanto ciò che avviene è ben altro rispetto a una misera difesa corporativa di diritti acquisiti “di cui ci accusa l’amministrazione”. Si tratta invece, concordano i lavoratori seduti nella sala dell’assemblea, di un vero e proprio diritto leso, quello di vedere non applicato correttamente il contratto nazionale.

Insomma, ecco l’oggetto del contendere: secondo il nuovo calendario previsto dall’amministrazione, l’anno scolastico del nido si protrarrà fino a metà luglio, invece di concludersi come al solito a fine giugno. “Qualcuno pensa e scrive che ci interessi quel misero straordinario che ci viene levato – si commenta in sala – ma non è così.”. E allora, di cosa si tratta? “Il problema vero – spiega Stefano Cecchi – è che tutte le volte che può l’amministrazione applica il contratto in modo punitivo per i lavoratori. Anche noi siamo per un servizio efficiente, ma senza schiacciare i lavoratori. Ad esempio, dal momento che, a seguito del nuovo decreto legge sugli enti locali si potrebbe assumere nuovo personale per i servizi educativi, perché  il Comune di Firenze non lo fa? Anzi. Ogni occasione è buona per gettare discredito sugli stessi”. E così, intanto il personale entra in stato di agitazione, mentre i sindacati chiedono la riapertura del confronto con l’amministrazione comunale, “che però dovrebbe entrare nel merito delle cose, e magari tornare indietro sulla propria arroganza”, conclude Cecchi.

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Inoltre, come spiegano gli operatori, in realtà l’asilo di luglio non è una novità di sacco dell’assessora Cristina Giachi, bensì già esiste. “Lo offriamo per ben 4 settimane – scrivono i lavoratori n una nota – il massimo previsto contrattualmente come eventuale servizio “aggiuntivo”. Questo prolungamento veniva offerto a tutti i cittadini che ne facevano domanda e che pagavano in proporzione all’uso che facevano dei servizi, aperti in base alle esigenze con il personale necessario, senza inutili sprechi. Oggi invece i cittadini pagheranno obbligatoriamente il servizio fino a metà luglio, anche coloro che non utilizzeranno il nido (che ad oggi rappresentano più della la metà dell’utenza)”. E, si chiedono i lavoratori, è questo il “potenziamento” dei servizi?  

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Ma è anche un altro, l’argomento che i lavoratori adducono e riguarda proprio il tempo che i genitori utilizzano per trascorrerlo con i propri figli piccoli. Una questione delicata, che coinvolge un tema molto complesso, come la mancanza in Italia di reali politiche famigliari capaci di incentivare non solo la “numerosità” della prole, ma anche la possibilità di dedicare tempo alla crescita dei propri bambini. “Un genitore non vorrà vedersi decurtato lo stipendio dal congedo parentale se comunque dovrà pagare anche il nido, sicuramente manderà il bambino al nido e rinuncerà al congedo – spiegano i lavoratori – che ne sarà del diritto al riposo dei bambini in tenera età e del diritto dei genitori di trascorrere una piccola parte dell’anno con i loro bambini? Sono queste le politiche virtuose attuate dal nostro Comune per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro? Ma se non si preoccupano le Istituzioni di sostenere questi diritti, chi se ne deve preoccupare? …”. 

 

 

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