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Scuola dell’infanzia, rischiano di rimanere a casa 450 bambini Società

Un vero e proprio grido d’allarme, un appello, per segnalare la possibilità concreta che, grazie al patto di stabilità, non sia possibile assumere il personale necessario per fare resare aperte le scuole d’infanzia comunali.
L’allarme, lanciato dall’assessore all’educazione Rosa Maria Di Giorgi (coordinatrice Anci regionale per il settore istruzione) , è scaturito in seguito alla riunione, il 30 novembre scorso a Roma, della commissione istruzione dell’Anci, presieduta da Riccardo Roman. Durante i lavori è emersa forte la preoccupazione che l’applicazione dei limiti alle assunzioni previsti dal patto di stabilità causerà la chiusura di alcune scuole.
«Con me – ha spiegato l’assessore Di Giorgi – ci sono anche i colleghi delle altre città d’Italia che in questi giorni, attraverso specifiche iniziative, intendono chiedere un intervento urgente del Governo Monti e sensibilizzare l’opinione pubblica su una vicenda poco conosciuta ma che rischia di avere conseguenze catastrofiche».
«Una situazione inedita e gravissima – ha aggiunto – determinata dalla manovra Tremonti del luglio scorso che impedisce ai Comuni di assumere personale all’interno delle proprie scuole dell’infanzia e dei propri nidi non considerando la peculiarità del personale della scuola e quanto sia necessario per le famiglie avere garantito perlomeno il servizio scolastico in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando.
Non potremo più chiamare supplenti e nemmeno nuovi insegnanti a tempo indeterminato e, quindi, ci vedremo costretti a chiudere le nostre sezioni, se il nuovo Governo Monti non affronterà la questione immediatamente consentendo ai Comuni di derogare al patto.
D’altra parte la stessa modalità di blocco non viene applicata per le scuole statali che possono utilizzare i supplenti e, per quanto possibile, assumere a tempo indeterminato. Eppure le scuole dell’infanzia comunali coprono in modo significativo il fabbisogno di scuola per la fascia 3-6 anni».
«E’ del tutto chiaro – ha proseguito Rosa Maria Di Giorgi – che i Comuni, con le proprie strutture, svolgono un servizio sostitutivo rispetto alle funzioni dello Stato che avrebbe il dovere di garantire a tutti l’istruzione dai 3 ai 6 anni. Ma così non è: a Firenze, ad esempio, senza la scuola dell’infanzia comunale circa 3mila bambini su 9mila dovrebbero stare a casa o andare in strutture private. L’amministrazione, per questo servizio, impegna oltre 14 milioni di euro l’anno, ma questo impegno economico rischia di diventare inutile se avremo le mani legate e non potremo assumere.
A Firenze, se la situazione non sarà sbloccata, circa 450 bambini rischiano di rimanere senza scuola. Un numero impressionante, che potrebbe riguardare un numero davvero rilevante di famiglie fiorentine. Ancora una volta siamo costretti a sottolineare la trasversalità delle politiche sulla scuola. Come si può parlare di sviluppo e di lavoro per i giovani e per le donne se non si garantiscono i servizi di base per i bambini? Il rischio è quello di avvitarsi in misure che, se risolvono qualche problema di cassa, certamente non favoriscono la coesione sociale e la garanzia delle pari opportunità».
«Dal settembre prossimo – ha spiegato l’assessore all’educazione – 17 sezioni della scuola dell’infanzia sono destinate a scomparire nella nostra città e lo Stato continua a non considerare la fascia 3-6 anni all’interno della scuola dell’obbligo. Per questo motivo non vengono messe a disposizione tutte le sezioni necessarie nelle città».
«Per Firenze lo Stato garantisce solo il 50% del fabbisogno mentre l’amministrazione permette la copertura del 32% – ha proseguito l’assessore – e, quindi, l’apertura di 121 sezioni comunali, in grado di accogliere quasi 3 mila bambini, dei quali 514 stranieri. Per garantire il servizio comunale, lo scorso anno sono stati assunti anche 20 nuovi docenti e questo, considerate le difficoltà di bilancio che attraversiamo, fornisce la misura di come siano considerati prioritari gli interventi educativi all’interno del welfare del Comune di Firenze».
«Ma le regole della legge di stabilità ci stanno letteralmente ‘strangolando’ – ha spiegato l’assessore Di Giorgi – rispetto alle 267 insegnanti attualmente in organico una stima ottimistica ci porta a ipotizzare un organico effettivo, per il prossimo anno scolastico, di 230 insegnanti.
Sulla base dell’organico, pertanto, si possono prevedere 17/18 sezioni non coperte da personale di ruolo, per un totale, appunto, di circa 450 bambini che rimarranno a casa se il governo non modificherà la legge di stabilità e ci permetterà di assumere»

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