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Aspettando il Papa, lavoro al centro: quello equo e quello che rende schiavi Cronaca

Firenze – “Politica, Italia ed Europa di fronte al lavoro”: questo il tema del secondo incontro del ciclo “Aspettando il Papa, dialoghi e approfondimenti in città”, promosso dal sindaco Nardella in vista dell’arrivo a Firenze di papa Francesco per il Convegno Ecclesiale Nazionale, il prossimo 10 novembre. La serie di appuntamenti – momenti di confronto tra mondo ecclesiale e società civile – aperta lo scorso 11 settembre a Palazzo Medici Riccardi con l’incontro “Riflessioni su un nuovo Umanesimo”, ha visto oggi il tema del lavoro al centro degli interventi di monsignor Nunzio Galantino (segretario CEI), Sandro Gozi (sottosegretario alla presidenza del consiglio per gli Affari europei) e Annamaria Furlan (segretario generale della Cisl). Presente, come anche al primo incontro, il cardinale Giuseppe Betori, che ha salutato il “nuovo Umanesimo” (o, se vogliamo, il nuovo “Umanesimo Francescano” aperto dal Pontefice) “non come un tema da sagrestia, ma come tema della vita di tutti”.

Nella cornice del chiostro delle Leopoldine del Museo del Novecento si è dunque toccato, con punti di vista trasversali ma convergenti, il tasto più complesso e dolente dell’Europa della politica e dell’economia: il lavoro che manca, quello che mortifica, il lavoro mal distribuito. Inevitabile una riflessione corale sulla necessità di un ripensamento dell’Europa stessa. “Abbiamo costruito l’Europa della moneta, non quella dei cittadini e delle cittadine. L’Europa del futuro deve essere solidale e inclusiva, e ruotare sull’elemento cardine della cultura del lavoro”. Queste le parole di Annamaria Furlan, che se nel lungo periodo invoca “gli Stati Uniti d’Europa”, cerca in “un grande patto del lavoro” alla tedesca la ricetta per “uscire dalla crisi come paese migliore rispetto a quello che vi è entrato”. “La ricchezza di un paese sta nella qualità e nella competenza dei suoi lavoratori. In Italia ci sono entrambe, e vengono riconosciute all’estero, ma un paese che ad ogni finanziaria taglia i fondi su formazione, innovazione e ricerca e che è minato dalla corruzione negli appalti resta poco appetibile agli investitori esteri”.

La strada, intanto, sta cambiando direzione? Si, ne è certo Gozi. “La forza di questo governo sta nel tentare di governare il cambiamento. Finora lo abbiamo subìto. Ripartiamo dai rapporti di lavoro, da una parte con il rilancio degli investimenti, dall’altro con la qualità, ma anche da nuove forme di dialogo sociale”. Forte, nelle parole del sottosegretario, l’impronta “francescana” che ispira l’incontro: “Una società dove un uomo non è signore ma schiavo del suo lavoro non è una società giusta”. E la Chiesa? “Ciò che la Chiesa deve fare è prendere atto di tanti umanesimi negati e, tra questi, quello del lavoro negato. Devono diventare umanesimi riusciti. Ma la risposta della Chiesa alla mancanza di lavoro – ha detto Galantino – non parte oggi; è partita nel 1995 con il Progetto Policoro”. Salutato dallo stesso Francesco come “il percorso della Chiesa per passare dalla parola all’azione”, il progetto ha contribuito a creare, negli anni, “non carità – ha proseguito Galantino – ma gesti concreti, imprese e posti di lavoro che nel 2012 hanno fatturato 25 milioni di euro”. Qualità e formazione al centro dell’intervento del segretario CEI: “L’altro nome dell’amore è saper fare, professionalità, cultura del non percorrere scorciatoie. C’è bisogno di maggiore competenza e professionalità e meno pressappochismo. Bisogna distruggere la voglia a percorrere scorciatoie, ma in questo l’Italia è ancora da premio Oscar”.

Il prossimo incontro del ciclo “Aspettando il Papa, dialoghi e approfondimenti in città” si terrà il 2 ottobre presso l’Aula Magna del Rettorato in Piazza San Marco. Massimo Livi Bacci e mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, parleranno di “Importanza della famiglia di fronte a mutamenti sociali e nuove povertà”.

Quarto e ultimo incontro il 29 ottobre, nel Salone dei Cinquecento. “Tra fede, politica e cultura” con Joseph Weiler, rettore dell’Istituto europeo, e monsignor Julian Carron, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione.

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