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Aspettando Montella: ecco perché c’è ancora bisogno di lui Opinion leader

Firenze – Si sta ancora parlando di cose virtuali; ma vedo, con piacere, che se ne parla. Fiorentina con o senza Montella? Da rifondare o da restaurare? Che cosa vuol dire, fuor di iperbole, che un ciclo è finito (visto che tutti, a partire da Montella, sembrano concordare su questo punto)? Ribadisco le mie posizioni e spero di motivarle in modo tale da offrire non un opinione, ma un'”evidenza” dalla quale partire per congetture e idee a più vasto raggio. Perché è mia intenzione (impresa quasi titanica), da sempre, sottrarre il calcio all’umoralità e all’emozione, almeno nel momento del progetto, e restituirlo alla ragionevolezza. E allora ecco punto per punto cosa penso.

Ovviamente ripartire CON Montella. È lui che ha costruito questa squadra quando, tre anni fa, è stata rifondata dalla base. È lui che ha capito potenzialità e limiti dei giocatori ai quali, in questi anni, ha chiesto anche di più di quello che tecnicamente e tatticamente era legittimo; e questo perché ha fatto la squadra quasi sempre in stato di precarietà e di indigenza. Non ce lo dobbiamo dimenticare! Una delle cose che non sopporto nei consuntivi che ormai tutti fanno a fine campionato, rapportando aspettative e risultati, è quella di ignorare le condizioni reali in cui le squadre si sono espresse.

Come si fa a dire, per esempio, che la Roma, rispetto all’anno scorso, ha deluso? Ma le avete contate le assenze e le emergenze che la Roma ha dovuto affrontare per tutto l’anno, oltre a dover rinunciare a due pilastri come Castan e Strootman e praticamente anche a Maicon e Gervinho? Qualcuno valuta che la Roma ha giocato partite decisive con Verde e Peredes titolari forzati? E, per tornare alla Fiorentina, qualcuno riesce a vedere che la squadra ha giocato, per esempio, una partita importante come quella al San Paolo di Napoli con Ilicic centravanti e Vargas compagno di reparto? Come se la Juve avesse dovuto giocare la stessa partita con Pereyra centravanti e De Ceglie in appoggio!

Io, davvero, non perdono queste negligenze, nelle valutazioni. Si può certo dire che la società ci doveva pensare, che doveva avere una panchina più solida, che non doveva puntare su giocatori che non davano affidamento fisico sufficiente…Ma da lì a dire che la squadra ha deluso perché non ha ottenuto i risultati che ci si aspettavano (il che non è neanche vero, perché all’inizio dell’annata tutti avrebbero firmato per un quarto posto e per due semifinali di coppa), ci corre, eccome. E soprattutto questi giudizi impediscono di valutare correttamente se la squadra debba agire in continuità o in una prospettiva di liquidazione, come si dice delle aziende.

E io mi spendo per la CONTINUITA’. Il ciclo della Viola può essere considerato concluso solo nel senso che, con questi limiti e in queste dimensioni di impegno societario, ha già ottenuto il massimo. Lo scrivevo, in questi giorni. Anche nella gestione Prandelli la Fiorentina conseguì il massimo cui poteva aspirare al primo colpo. Cosa fare, allora? Beh, sinceramente a me non dispiacerebbe proprio continuare a stare a questi livelli e “rischiare” tutti gli anni un posto in Champions! Non è niente male.

E con quelli che sono i valori attuali del nostro campionato, non è escluso di ritrovarsi a lottare addirittura per  qualcosa di più; come anche, intendiamoci, a dover rincorrere Milan, Inter, Samp e chiunque altro indovini la formula per tornare in alto.  Ecco perché è importante la chiarezza e il senso del limite. Io ho un’idea precisa sul disastro del Napoli. Società, tifosi e giornalisti hanno dichiarato l’indichiarabile, e cioè che la squadra poteva vincere lo scudetto (qualche noto opinion leader televisivo lo ha detto fino a gennaio). Personalmente non ho mai creduto che una squadra squinternata come quella di Benitez, con una difesa e un centrocampo che anche il Chievo avrebbe pudore a schierare, con un tecnico testone e inadatto al calcio italiano, potesse vincere il campionato.

E poi quando, al mercato di riparazione, ho visto comprare Gabbiadini (il settimo attaccante!) e il solo Strinic da tenere in panchina per la difesa, allora ho capito che pure la nostra Fiorentina dimezzata, ma con un tecnico capace come pochi, DOVEVA arrivare davanti al Napoli. E l’ho scritto e l’ho scommesso! Mi direte che, però, l’anno prossimo le squadre che hanno sbagliato miglioreranno. E io rispondo: perché, non possiamo migliorare anche noi? Magari soltanto potendo contare su un attacco di titolari? La controprova sono state le cinque partite di fine campionato, finalmente giocate con un centravanti e con la rosa pressoché tutta a disposizione: cinque vittorie, tre reti a partita e anche un po’ di spettacolo! Spettacolo che, tra l’altro, era già cominciato la domenica prima a Torino contro la Juve (la quale, dichiarazione di Allegri, teme sempre la Fiorentina più di qualsiasi altra avversaria)!

E allora, signori, ecco la mia formula: quattro-cinque ritocchi importanti, qualche giovane rampante da tenere di riserva, e soprattutto approfittare del fatto che in questi tre anni Montella ha insegnato alla squadra almeno tre moduli, e tutti vincenti e tutti ben interpretati, a seconda delle occasioni e delle esigenze. Io credo che le altre squadre, per arrivare al livello di maturità tecnico.tattica della Fiorentina, dovranno impiegare anni. E perché non approfittarne?

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