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Ataf e sistema di controllo, i Cobas denunciano: l’Avm è senza le autorizzazioni di legge Cronaca

Può un'azienda mettere in vendita qualcosa che non ha le autorizzazioni prescritte dalla legge per essere applicato? Mah. E può un'azienda comprare un sistema, in questo caso di monitoraggio, senza che ci siano le necessarie autorizzazioni richieste dalla legge per renderlo operativo? Sì, lo può fare, se lo sa. E' questo, il tema forte dell'incontro organizzato oggi dai Cobas dell'Ataf, in cui è stata resa nota la vicenda. Una "storia" che vede il suo via ufficiale il due aprile, quando i sindacati di base hanno presentato 2 esposti: uno alla Procura di Firenze e uno all’Ispettorato del Lavoro. La questione: l’utilizzo da parte aziendale del sistema Avm (Monitoraggio Automatico Veicoli) senza l'autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro come prescritto dalle vigenti leggi e normative.

Il punto sull'Avm lo fa Alessandro Nannini, esponente dei Cobas Ataf e riguarda il controllo che in questo modo l'azienda svolge sui lavoratori, "marcandoli stretto" come si dice in gergo. Tanto stretto, da sviluppare una vera e propria reazione psicologica negativa da parte dei conducenti dei bus. Perchè? Il controllo si svolge nel seguente modo, secondo quanto illustrato dai sindacalisti: il monitoraggio è costante e non solo in particolari condizione come prevede la legge, vengono inviati messaggi in cui si chiede di giustificare ritardi o anticipi ("cosa che già facciamo con la cedola di viaggio – precisano i lavoratori –  ma che si configura come illegittima nel momento in cui assume la forma di un ordine impartito dal superiore che è costantemente ad osservarti mentre lavori"), non è ancora stata data comunicazione, da parte dell'azienda, dei soggetti che hanno accesso ai dati sensibili/personali e di quelli autorizzati al trattamento, gli operatori e loro superiori possono prendere visione in tempo reale anche di dati quali il nome, il cognome e la matricola aziendale del conducente presente su ogni vettura. Cosa, sottolineano i lavoratori, vietata dal Garante della Privacy.

"Il controllo che Ataf SpA esercita avvalendosi di apparecchi per il controllo a distanza dei lavoratori – sottolineano i Cobas – oltre a risultare illegittimo su un piano giuridico per contrasto con la citata norma della Statuto dei Lavoratori e anche alla luce di precedenti giurisprudenziali recentissimi, va ad incidere  ulteriormente sulla sfera psicologica del conducente dei mezzi pubblici urbani, sottoposti quotidianamente a carichi stressogeni ingenti".

"Dopo una prima denuncia sull'illegittimo utilizzo illecito del sistema (a scopo sanzionatorio e di condizionamento circa la condotta di guida dei conducenti) – continua Nannini – l'azienda ha comunque tentato di aggirare la giurisdizione vigente, mediante un accordo sindacale locale atto ad evitare la richiesta di autorizzazione e relativa ispezione del ministero. Tale forzatura però non ha mai visto la luce a causa dell'inevitabile indisponibilità di Ataf alle necessarie modifiche".

Le modifiche del sistema avrebbero avuto lo scopo di evitare, secondo il sindacato, che "Il controllo in tempo reale di ogni singolo veicolo e relativo conducente effettuato costantemente dagli Operatori presenti in Centrale e dai loro superiori risulta, da quanto è stato possibile constatare, in palese contravvenzione oltre che all'art. 4 della legge 300/70, con il D.LGS. 30/06/2003 n.196 e con il Provvedimento 04/10/2011 n. 370 del Garante per la Protezione dei Dati Personali"  secondo quanto scritto nell'esposto dai Cobas, il primo, presentato verso l'inizio dell'anno. E in seguito al quale l'Ispettorato provinciale del lavoro aveva già irrogato una multa all'azienda: circa 360 euro, termine 30 marzo. Infine, ultimo ritocco, l'Ispettorato aveva chiesto all'azienda di mettersi in regola: o con la richiesta delle autorizzazioni necessarie, o con un accordo coi sindacati.

Il vero problema in realtà spiegano gli esponenti sindacali, "non è il sistema in se', ma l'uso che ne viene fatto, le modalità di applicazione, che, ribadiamo, sono a scopo intimidatorio e sanzionatorio del lavoratore. Senza prendere in considerazione il delicato problema delle banche dati". Infine, il problema della vednita: il sistema Avm e tutta l’apparecchiatura correlata fa parte del pacchetto che verrà ceduta ad Ataf Gestione e quindi inserita nel bando di vendita.
"La domanda che ci poniamo è – concludono i Cobas – può essere venduto un qualcosa se non ha la relativa autorizzazione per il suo corretto utilizzo? Noi crediamo di no.
Ma soprattutto: i futuri probabili acquirenti sanno che comprano un sistema di monitoraggio a tutt’oggi fuori legge?".

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