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Ataf, il sindaco rischia di finire sotto scacco Cronaca

Sciopero Ataf annunciato e confermato ieri dopo il fallimento dell’ennesimo incontro fra azienda e sindacati, ipotesi di vendita a privati riconfermata dal sindaco ieri mattina 22 novembre ai microfoni di una radio locale, in diretta con il sindacalista Amerigo Leoni improvvisamente intervenuto nel botta e risposta impegnato da Renzi con i cittadini. Linea di giunta confermata oggi, in mattinata, dallo stesso sindaco a margine della presentazione di Marathon 2011 all’Hard Rock Cafè: la giunta va avanti per la sua strada, Ataf sciopera a dicembre e va avanti anche lei. Muro contro muro dunque.
Ma ecco che un’improvvisa sortita rischia di mettere Renzi e giunta comunale con le spalle al muro costringendoli a portare la scelta del Comune di Firenze di entrare o no nella gara regionale del trasporto pubblico locale  (scelta che riguarda il futuro dell’Ataf) nella (scivolosa, per la maggioranza) sede del Consiglio comunale. Ipotesi interessante, anche se per divenire effettiva abbisogna di uno stretto rispetto dei tempi: infatti la proposta di delibera per l’adesione del Comune di Firenze alla gara regionale del trasporto pubblico locale è stata depositata oggi presso la Presidenza del Consiglio dai consiglieri comunali Tommaso Grassi (Sinistra e cittadinanza) e Ornella De Zordo (Unaltracittà). E per potere essere discussa il 19 dicembre, ultima seduta dell’anno del Consiglio, dovrebbe percorrere tutto l’iter burocratico previsto dal regolamento (10 giorni presso gli uffici tecnici, 15 giorni di commissione) in un mese. I tempi ci sono, almeno sulla carta.
Per essere chiari, se questa delibera ottenesse l’ok del Consiglio, impegnerebbe la giunta ad accantonare per il momento la privatizzazione e “costringerebbe” a fare entrare il Comune nella gara del Tpl a base regionale; che vorrebbe dire, che il Comune di Firenze organizzerebbe il tpl su criteri comuni trattati su base regionale, accedendo alla totalità dei finanziamenti pubblici. In caso non dovesse partecipare, vedrebbe la diminuzione del 20% delle risorse del trasporto pubblico e sarebbe costretto a gestire il servizio esclusivamente come comunue di Firenze entro i suoi limiti territoriali. Il sindaco non vorrebbe muoversi nella direzione sollecitata dalla proposta di delibera, ma preferirebbe alzare il prezzo della trattativa con la Regione. Gioco rischioso, visto che si potrebbe profilare l’eventualità di una chiusura della “trattativa” da parte di Ceccobao, l’assessore regionale ai trasporti, con l’esito, da parte di Firenze, di restare “a piedi”. A meno che, ovviamente, non ci sia già un acquirente pronto dietro a tutto lo scenario, che preferisce acquistare prima dell’eventuale gara per ovvie ragioni di convenienza.
D’altro canto, portare la discussione sulle scelte che riguardano il trasporto pubblico (e quindi l’Ataf) in Consiglio comunale rischia di aprire un pericoloso scenario per la maggioranza e per il sindaco: infatti la questione divide lo stesso Pd, e se posta in condizioni di essere votata, non è detto che la maggioranza si compatti. Anzi. Il dibattito su natura pubblica o privatizzazione del trasporto locale, sentito da molti anche dentro il Pd alla stregua di “bene comune” rischia di influenzare ideologicamente il voto sulla delibera proposta da Grassi e De Zordo, se si arriva (sottolineando ancora che sulla carta i tempi ci sono) al dibattito e poi al voto in aula. Aggiungendo le fibrillazioni che percorrono la maggioranza in alcuni settori più di “sinistra” e mal di pancia all’interno dello stesso Pd, lo scivolone potrebbe diventare una sgradevole realtà. Anche per il sindaco più amato dagli italiani.
D’altro canto, l’opposizione di centrodestra è tirata in causa comunque da questa operazione: potrebbe infatti votare contro la delibera, se giungesse in aula, per una posizione ideologica contraria alla gara regionale, finendo così per dare una mano alla giunta. Oppure potrebbe non votare a favore sperando di mettere in crisi il Pd, ma rischiando di non essere compreso dal suo elettorato. Sussiste anche un’ultima possibilità: che il gioco del sindaco miri ad alzare la posta, ma, nel momento in cui si accorge che la Regione non sta alle sue condizioni, Renzi faccia in modo che la proposta di deliberazione passi in Consiglio, salvandosi la faccia e il portafoglio (le risorse regionali per il tpl).
Insomma, De Zordo e Grassi giocano la classica mossa del cavallo.
 

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