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Ataf, partono le prime lettere di licenziamento Cronaca

Era stata prospettata come un’operazione che avrebbe apportato notevoli benefici sia alle casse dei comuni soci che ai cittadini, la vendita del ramo tpl di Ataf ad Ati, azienda del gruppo FS composta da BusItalia-Sita Nord (capofila), Cooperativa autotrasporti pratese (Cap Prato) e Autoguidovie Spa (Milano).
E la speranza di trovare un interlocutore con cui superare i problemi incontrati con le precedenti gestioni era diffusa anche tra i dipendenti che oggi si trovano, invece, coinvolti in una prospettiva di licenziamenti per i circa 200 esuberi calcolati dalla nuova proprietà.
Grandi accusati di una situazione che, oltre ai licenziamenti, porterebbe a una riduzione dei servizi, restano il consigliere delegato Bonaccorsi ma soprattutto il sindaco Renzi, responsabile, secondo le RSU Ataf, di non aver attuato una seria politica di mobilità cittadina e di aver esclusivamente limitato il transito degli autobus in centro, non disincentivando il trasporto privato.
Tra coloro che hanno già ricevuto le lettere di licenziamento, tecnicamente di mancato rinnovo contrattuale, quindici dei trentacinque lavoratori con contratto di apprendistato in scadenza alla fine di gennaio. “La legge prevede che possano essere non rinnovati – ci ha detto Alessandro Nannini, coordinatore RSU, nel corso del presidio che si è svolto oggi davanti alla sede dell’azienda – ma quello che è vergognoso è il modo in cui questo è stato fatto. E’ stata loro consegnata una lettera durante l’orario di lavoro, senza alcun preavviso e dovendo continuare a fare il turno di guida”. “Eppure ci sono persone disponibili a trasferirsi ad altre aziende e ci sono tutti i margini per poter discutere e trovare delle soluzioni – ha detto Nannini – e noi chiediamo all’azienda proprio di poter discutere insieme perché ci sono tutte le possibilità per farlo”.

P1010845.JPGCi sono poi altre 135 lettere di licenziamento annunciate, rispondenti agli esuberi calcolati dall’azienda sul personale a terra non viaggiante (amministrativi, operai) e a 59 autisti. “Di questo dovremo discutere con chi questa azienda l’ha voluta vendere dicendo che non ci sarebbero stati esuberi – ha continuato Nannini –  capofila Renzi e gli altri che lo hanno preceduto. Ora dovranno intervenire perché hanno sempre garantito che nessun lavoratore sarebbe rimasto a casa”.
In totale i dipendenti Ataf sono 1181 e una soluzione appare urgente. Il tentativo di trovare insieme all’azienda una mediazione giusta è condiviso anche da Massimo Milli, vice coordinatore RSU, che contesta, insieme alle modalità, anche la tempistica di consegna delle lettere di licenziamento, recapitate il 24 dicembre, alla vigilia di Natale. Questo dà alla vicenda un significato particolare sotto il profilo umano che si aggiunge, da un punto di vista sindacale, alla perdita di posti di lavoro. “Oltre che tutta l’operazione – ha detto Milli – contestiamo fermamente il metodo con cui è stata attuata”.
D’altra parte l’estratto di piano industriale presentato dalla nuova proprietà, subentrata il 1 dicembre, propone per ora solo dei numeri e la procedura di esubero non è stata ancora certificata come non è stato dichiarato lo stato di crisi.
La mancanza ad oggi di un piano industriale chiaro e condiviso è criticata dai lavoratori, perché elimina ogni presupposto di sviluppo e di rilancio dell’azienda. Ma quello che più preoccupa nell’immediato è il mancato inserimento nel capitolato di gara di una clausola sociale che avrebbe potuto garantire la massima tutela occupazionale, magari in concerto con l’attuazione della tramvia. E già se ne vedono le conseguenze.

Giovanna Focardi Nicita
crediti fotografici: Giovanna Focardi Nicita

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