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Vendita Ataf, l’asta della discordia Cronaca

Mesi e mesi di scioperi, cortei, pranzi, cene sociali e sbiciclettate. Ma alla fine, gli autisti dell'Ataf hanno perso. O, se vogliamo dirla con un'espressione coniata dal segretario Pd Pier Luigi Bersani, hanno non vinto. Con un'offerta di 18,9 milioni di euro su una base d'asta di 12 milioni e 400mila euro il consorzio Ati – legato al gruppo Fs – si è aggiudicato l'azienda di trasporto pubblico locale fiorentino. Non una privatizzazione in senso stretto, quindi, ma che trascina comunque dietro di sé veleni e polemiche. Sotto accusa, finiscono l'iter burocratico di cessione e, naturalmente, il presidente di Ataf Filippo Bonaccorsi.

Galli: “Calpestata la dignità del consiglio comunale” – Proprio sul comportamento del presidente Bonaccorsi interviene, col coltello fra i denti, il capogruppo della lista Galli per Firenze, Giovanni Galli. Bonaccorsi, infatti, non si sarebbe presentato a un'audizione della commissione controllo convocata da tempo. Così, secondo Galli, «non si rispetta il ruolo del consiglio comunale, e i consiglieri non possono esercitare il loro diritto garantito dalla Legge di controllare l’operato dell’amministrazione. Comportamento ancora più grave, in questo caso, visto il passaggio cruciale deciso per l’azienda di trasporto pubblico, e di cui non si è in grado di raccogliere elementi precisi».

Tempistiche e modalità. Le opposizioni insorgono – Alla luce del ricorso al Tar della torinese Arriva e dell'esclusione della francese Ratp, avvenuta «il giorno stesso dell'apertura delle buste», i consiglieri Ornella De Zordo e Tommaso Grassi affermano che «questo bando qualche vizio di forma lo deve avere se siamo arrivati fino a questo punto». Con loro la Cgil fiorentina, che con il segretario metropolitano Mauro Fuso afferma: «Avevamo chiesto che fosse inserita nel contratto di vendita una clausola sociale che garantisse le condizioni attuali, ma ci hanno risposto che non ce ne era bisogno. Invece, ce ne è eccome perché se BusItalia decide di applicare i suoi contratti, o anche quello nazionale, i lavoratori non usufruiranno più degli integrativi attuali». Secondo il suo collega Massimo Milli, Filt Cgil in Ataf, l'esclusione della clausola sociale ha a che vedere con l'offerta di Fs. «Chissà se avrebbero comprato lo stesso con la clausola sociale», si chiede Milli, che prosegue: «tutto quanto è accaduto con tempistiche e modalità diverse da quelle prefissate. Ora staremo a vedere se la compagine ferrovie darà il via a un piano industriale che chiediamo da mesi».

La soddisfazione dell'assessore alla Mobilità Massimo Mattei – Per l'amministrazione Renzi il primo a far sentire la voce della Giunta è l'assessore Massimo Mattei. La cessione ad Ati è definita dall'assessore come «un'operazione seria, che oltre a vedere il risanamento dell’azienda, si tradurrà in benefici sia per i cittadini che per le casse dei comuni soci». Il riferimento va ai 135 nuovi mezzi che il vincitore della gara dovrà acquisire come previsto dal bando. Di parere opposto il Pdl cittadino, che con il capogruppo Marco Stella accusa l'esecutivo di Palazzo Vecchio di non offrire «garanzie per il mantenimento dei posti di lavoro» e di non poter garantire l'attuale livello dei costi dei biglietti.

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