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Ataf, vendita ai privati al via Cronaca


Privatizzazione Ataf, si tira diritto. Del resto, come dice uno scattante e sarcastico Filippo Bonaccorsi, presidente  di Ataf, “noi non facciamo altro che applicare la delibera dell’assemblea dei soci, che ha dato mandato al Cda”. Effetto, polemiche e distinguo a parte,  della delibera del Consiglio comunale, che creò l’insolita maggioranza di centro che guarda a destra (votarono pro privatizzazione anche Udc e Fli) e valse una sonora tirata d’orecchie al consigliere ex-Sel Eros Cruccolini che si astenne, contro l’indicazione di votare no del partito.
“Tirare diritto”, in soldoni, significa che il bando per la vendita dell’azienda di trasporto fiorentina è stato inviato alla Gazzetta ufficiale della Comunità europea. Significa che tra 35 giorni, a partire da oggi, le aziende che hanno intenzione si devono qualificare. E trascorsi i 35 giorni, ci sarà l’invito dei soggetti che si sono qualificati e si conoscerà la base d’asta. Anche se voci di provenienza politica avevano sussurrato qualche giorno fa cifre da molti considerate di svendita…
Significa anche che il percorso verso la privatizzazione è sempre più definitivo, con buona pace (per ora) degli “spiragli” che sembravano essersi aperti nei giorni scorsi. Di tutto ciò, il presidente dell’Ataf non parla. Ma parla volentieri, invece, del bando di gara.

Innanzitutto, ciò che precisa riguarda i “paletti”. Paletti seri e importanti, ribadisce, che qualificano l’offerta, nel senso di fare acquisire peso e credibilità alla stessa. Paletti imprescidibili per prenderla in considerazione da parte di Ataf. Peccato che sia così precisa da sembrare quasi un vestito su misura. Intanto, l'oggetto: il ramo d'azienda oggetto di gara comprende tutte le partecipazioni attualmente detenute da Ataf Spa, eccetto quelle in Tram di Firenze e Firenze Parcheggi. Ecco i prerequisiti che il soggetto che farà l’offerta deve possedere perché abbia speranze: essere un grande, grandissimo gruppo industriale in grado di fare un’offerta finanziaria adeguata, con 270 milioni (nel triennio) di fatturato generale e 240 milioni di fatturato specifico (vale a dire, derivante dal trasporto su gomma); almeno 400 bus, almeno 40 mln di km fatti nell'ultimo triennio, 20milioni di capitale sociale interamente versato. Altro requisito importante per la determinazione del punteggio, e quindi per la scelta dell'acquirente,''sarà la capacità di investimento per l'acquisto di mezzi nuovi'', visto che l'obiettivo è quello di rinnovare il parco dei bus almeno di 120 unità nei prossimi anni. Infatti, ribadisce più volte Bonaccorsi, “l’offerta non deve essere solo finanziaria, ma riguardare anche le competenze di chi abbia già un’esperienza seria in materia di trasporto su gomma”. Un “vestito” molto preciso, che secondo alcuni (ma l’ipotesi viene negata recisamente da Bonaccorsi) potrebbe adattarsi … appunto come un vestito sulla francese Ratp.

Fra le clausole, non rientra quella di mantenere il personale, ovvero una sorta di veto di licenziamento almeno iniziale. Una clausola sociale che il presidente di Ataf  ritiene inutile e, al momento, non rilevante: inutile, perché agirebbe automaticamente almeno in un primo momento, irrilevante dati i termini ancora iniziali dell’azione. Una clausola che, suggerisce, sarà inserita comunque in un secondo momento. Tuttavia, viene invece il dubbio che un chiaro paletto del genere potrebbe scoraggiare i privati, i quali, una volta acquistato, non si vede perché dovrebbero piegarsi alle logiche di mantenimento del posto che animano le rappresentanze sindacali. Comunque, per ora, tutto ciò non rientra nei “paletti”. In ogni caso, continua il presidente di Ataf, “il problema non è ormai dell’azienda, ma regionale. Intanto, giovedì l’assessore provinciale ai trasporti Giorgetti ci ha convocato e si subodorano ulteriori tagli. A cosa, ormai? Mi risulta che il 21 dicembre in una conferenza Regioni-Stato, sia stato ripristinato il livello di contributo statale al 2010, vale a dire 40milioni per il tpl rispetto ai 35 del 2011. Allora? C’è forse un buco nella tanica?”

Gara regionale: sì o no? “Come azienda, certo che le faremo, è normale che l’azienda cercherà comunque di aggiudicarsi le tratte su cui potrà svolgere il servizio”. Alcune potrebbero essere tratte storiche dell’Ataf, come la linea 8, citata dallo stesso presidente come esempio, che dal centro di Firenze arriva a Bagno a Ripoli. Fino ad arrivare al paradosso che Ataf possa gestire servizi che non rientrano nel territorio del Comune di Firenze, e non quelli all’interno del territorio stesso. Un argomento che venne usato proprio dai sostenitori della necessità per il Comune di Firenze di partecipare alla gara regionale.

Quanto alla necessità di privatizzare l’azienda, il presidente Ataf fa un ragionamento chiaro e diretto: l’Ataf, che funziona al meglio attualmente, è un gigante dai piedi d’argilla. L’ “argilla”, secondo Bonaccorsi,  è dovuta alle casse sguarnite dei Comuni soci, che non sono in grado, ad esempio, di fornire all’azienda quei 24 milioni di euro necessari a rinnovare il parco macchine.
Un rinnovo necessario, dal momento che serve a diminuire i costi e quindi il deficit aziendale: “basti pensare – spiega il presidente – che un bus vecchio consuma 30 centesimi in più a chilometro rispetto a una macchina nuova, senza parlare dei guasti in cui incorre. I Comuni li hanno questi soldi?”.
Forse, la chiave più chiara per capire questo rapporto fra pubblico, privato a zienda e servizi, la dette l’assessore regionale ai trasporti Luca Ceccobao, poche parole a margine della presentazione del nuovo servizio di pulizia sui treni: ''Se il Comune di Firenze ha deciso di privatizzare Ataf non c'è nulla di sconvolgente, altro discorso è la gestione dei servizi perchè Ataf dovrà partecipare, da sola o con altri, alla gara regionale per il trasporto pubblico''.  

Intanto, una prima voce sindacale: Americo Leoni, segretario della Cisal-Toscana, dichiara di essere contento dell’apertura del bando di gara per la vendita di Ataf. “Certo che sono contento – commenta – sono contento che si vada verso la realizzazione dell’azienda unica”. Un momento. Che significa? “Significa che si annullano i 37 cda realizzando delle economie che portano a immaginare recuperi reali per circa 40milioni, il che comporta tranquillità per i lavoratori”. Ma non si tratta di vendere Ataf? L’Rsu non è contraria?
“Come Cisal eravamo contrari fino a quando non si conosceva il futuro di Ataf. I lavoratori dell’azienda sono 5300. Ciò che non può essere accettabile è una privatizzazione che consegni l’azienda a un soggetto incapace di reggerla. Privatizzazione sì, dunque, ma non a privatini”.
Non solo. “Contrari alla privatizzazione se non si partecipa alla gara regionale – continua Leoni – ma dal momento in cui si partecipa, è l’input per andare verso la costruzione dell’azienda unica.Il vero punto della questione”. E forse è anche il passaggio che porterà un forte riassetto negli equilibri sindacali dell'azienda.

 

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