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Ato e riforma, servono regole chiare con urgenza Cronaca

Risorse idriche e rifiuti, il problema principale è complesso, di difficile soluzione ma soprattutto urgente: coprire con una legislazione nazionale il “buco” legislativo che da due anni, dall’intervento dell’ex-ministro Calderoli, ha lasciato il settore idrico e quello dei rifiuti alla “navigazione a vista” da parte degli enti locali.
Una “strategia” che ha comportato una gestione molto disomogenea da Regione a Regione sia per quanto riguarda le modalità di azione sul campo che le tariffe.
Dunque, la ricetta proposta nel corso dell’incontro sulla riforma delle Autorità di Ambito organizzato da Confservizi Cispel, la società di consulenza e formazione Tiforma e l’Associazione nazionale delle autorità di ambito Anea, verte su un punto fondamentale: l’urgente, immediata attuazione dell’Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche per una rapida definizione delle tariffe che dia il via a un quadro regolativo chiaro e stabile dei servizi pubblici.
Servizi pubblici che in primis devono sapere su quali risorse potere contare per approntare piani di gestione e investimento là dove servono. In particolare il servizio idrico versa in condizioni disperate. “Partendo dalla gestione del servizio a livello strettamente locale – spiega Alfredo De Girolamo, il presidente di Conservizi Cispel Toscana – la sospensione avvenuta in seguito a referendum dell’ormai famoso 7% conteggiato sul servizio come remunerazione del capitale investito, ha prodotto immediatamente la sospensione da parte delle banche degli investimenti già preventivati. Da giugno, siamo fermi alla gestione ordinaria”.
Il che significa, in buona sostanza, che non ci sono i soldi (o meglio, le banche a fronte della confusione sulle tariffe dovuta all’incertezza del quadro normativo non li “sganciano”) per mettere a norma la depurazione, mentre la riva sinistra dell’Arno continua a veicolare i propri liquami nel fiume; non ci sono soldi per le opere che consentirebbero di fronteggiare l’emergenza siccità, che minaccia, se continua a non piovere, Firenze in queste settimane.
“Per quanto riguarda la tariffa sull’acqua – spiega De Girolamo – il problema è duplice: da un lato, dovrebbe fronteggiare il costo materiale del servizio; dall’altro, coprire il costo del denaro”. E’ ovvio che, se si sceglie questa strada, la tariffa sarà destinata sempre a “correre” per inseguire il costo del denaro, se non quello in aumento del servizio; tant’è vero che, se prima del referndum si parlava del 7% di remunerazione sul capitale, attualmente il solo costo del denaro richiesto dalle banche si aggira sull’8,50 %. D’altro canto, la “remunerazione” del capitale in realtà non si dovrebbe tradurre nel “profitto” dei gestori, ma dovrebbe semplicemente limitarsi a dare respiro ai gestori stessi per gli investimenti necessari. E’ vero che il vortice di soldi che si crea attorno a questi temi è veramente gigantesco: si tratta di due settori che muovono un’attività economica pari a 7,8 miliardi l’acqua e 8,5 miliardi i rifiuti nella sola Toscana.
Una strada alternativa, proposta da parte dei gruppi, partiti e movimenti che hanno elaborato i temi dei “beni comuni” vedrebbe l’abolizione delle tariffe sui servizi pubblici essenziali come l’acqua simultanea al taglio per esempio delle ingenti spese militari sostenute dal nostro paese. Una scelta difficilmente percorribile almeno al momento.
E se il problema delle risorse finanziarie per la gestione delle risorse idriche si presenta drammatico, anche quello delle tariffe dei rifiuti non scherza. Tant’è vero che in questo campo il passaggio totale da tassa a tariffa è rinviato da anni, e la stessa tariffa è diventata da anni bersaglio di continue verifiche giurisprudenziali.
D’altro canto, se è vero che da un lato la criticità risiede nell’esigenza di avere risorse credibili e certe che consentano gli investimenti necessari in entrambi i campi, è altrettanto vero che è necessario introdurre regole di equità che tengano conto dello stato del paese e delle famiglie.
Ancora, un’altro problema è che di tempo, come ricorda De Girolamo, ne è rimasto ben poco.
“La legge 148/2011 stabilisce la cessazione degli affidamenti illegittimi tra marzo e giugno del 2012. Il quadro di regolazione chiaro e stabile non può tardare oltre”.
Intanto, la Regione Toscana approverà entro l’anno la riduzione a una sola Autorità di ambito per il servizio idrico e a tre per i rifiuti. Ecco il quadro prospettato: le funzioni attualmente svolte dagli Ato saranno attribuite a un’Autorità che rappresenta tutti i Comuni. Per il servizio idrico ci sarà l’Autorità idrica toscana, mentre, per il servizio di gestione dei rifiuti le Autorità istituite saranno tre, una per ciascun ambito di area vasta (Toscana Centro, Toscana Costa e Toscana Sud).
L’Autorità idrica toscana sarà composta da un’Assemblea dei sindaci (saranno individuati meccanismi di rappresentanze per i piccoli comuni insulari e montani) con funzioni di indirizzo e programmazione che sarà eletta da apposite Conferenze territoriali composte dai sindaci dei Comuni che formano gli attuali Ato per garantire un costante rapporto con i territori. Ci saranno poi un direttore generale, un consiglio direttivo (con funzioni consultive e di controllo) e un collegio dei revisori.
Stesso schema per le tre Autorità dei rifiuti, ma in questo caso le assemblee dei sindaci saranno naturalmente tre e saranno composte da tutti i sindaci del corrispondente ambito territoriale.


 

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