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“Attenti a usare il termine tròia” Cultura, Opinion leader, Turismo

“Attenti a usare il termine tròia”
“Ha fatto rumore Battiato che da Bruxelles ha parlato di un parlamento italiano “pieno di tròie”. Ha fatto male. “Tròie” è un epiteto molto scivoloso, accettabile solo quando qualcuno o qualcuna deliberatamente lo rivendichi per se stessa o se stesso (per esempio, le manifestazioni di donne al motto di “Siamo tutte tròie”). E soprattutto, scegliendo quell’epiteto, Battiato mostra di scandalizzarsi per una parte femminile del parlamento, piuttosto che per una maschile. Per la quale nemmeno l’epiteto di “puttànieri” sarebbe appropriato, perché deplora i maschi in quanto “vanno a puttàne”, e siamo di nuovo daccapo, con le “puttàne”. Decidete voi di che cosa è “pieno” il parlamento, ma guardatevi dagli stereotipi, dai luoghi comuni, e dalle involontarie rivelazioni di pregiudizi e ipocrisie”. Adriano Sofri. E subito sotto il commento di una donna, che qui riportiamo: Il signor Sofri magari può suggerire un termine più appropriato e politically correct per esprimere il concetto di chi si vende, prima e dopo le elezioni, per denaro e/o utilità di ogni genere?
Vorrei anch’io che altri intervenissro in modo coraggioso e chiaro sulla questione. Infatti se nell’esprimersi, una persona definisce il comportamento di altra persona con un termine che dal mondo animale (la femmina del maiale) è passato a definire un ruolo ormai accettato nel vocabolario della società in generale, perché detto termine deve riferirsi esclusivamente alle donne? Semplifichiamo la domanda. L’epiteto in questione, destinato alle donne, è metafora maschile, di quel mondo di uomini che sono gli utilizzatore finali. Di chi? Di chi si pone nel ruolo di subordinato, cioè, secondo questa mentalità sessista e medievale, le donne. Ci si dimentica che chiunque si venda per denaro o per acquisire potere (e conseguente denaro) è un disonesto, un ladro, un soggetto corrotto e perciò pericoloso moralmente e socialmente, mentre l’uso privato che tutti possono fare della propria sessualità, matura e consenziente, è faccenda, ripeto e sottolineo, privata e senza definizione di genere.
Paola Bortolotti

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