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Attenti a quei due: vogliono fare di Firenze una città del teatro Cultura

Firenze – Intervista a Maurizio Lombardi, grande professionista del teatro e a Nicola Magnini, fondatore della Magnoprog.
In fondo in fondo molti di noi, da bambini, hanno sognato di essere attori, di avere un pubblico plaudente e di godere del successo. Solo a pochi è capitato di realizzare il proprio sogno: uno di questi è Maurizio Lombardi, oggi quarantenne, che partendo da Pontassieve è arrivato a Roma per poi tornare a Firenze carico di idee e progetti. Maurizio è una grande risorsa per il mondo teatrale fiorentino e sta portando novità ed energia in un ambiente che si stava un po’ chiudendo in se stesso.

Cominciò a 17 anni interpretando Bernardone in “Forza venite gente” di Garinei e Giovannini in una chiesa di Pontassieve, e i primi applausi gli fecero capire che quello sarebbe stato il suo mestiere. La sua vera palestra erano stati la scuola e la famiglia, dove Maurizio deliziava tutti con imitazioni e sketch; in particolare la famiglia, numerosa e con tempi comici perfetti, dove il dramma popolare era all’ordine del giorno. Era come stare in una famiglia di musicisti e diventare, giocoforza, un musicista. La sua formazione teateale vera e propria é stata con grandi artisti: Franco di Francescantonio, Gabriella Bartolomei e soprattutto Ugo Chiti. Con Ugo Chiti e Massimo Salvianti dell’Arca Azzurra  la collaborazione é durata 10 anni, da “Quattro bombe in tasca” in poi. Dopo questa esperienza scrisse e interpretò, a Pontassieve, il suo primo lavoro, “Stile Libero”, che poi si é evoluto nel tempo diventando “No Party”, poi oggi “Super Heroe”, l’ultimo della serie, che debutterà in autunno al Teatro di Cestello. Dopo gli anni con l’Arca Azzurra si trasferisce a Roma, dove conosce Giancarlo Nanni. Maurizio scrisse per lui “Pugni di Zolfo”, un testo drammatico e intenso col quale poi ha vinto nel 2013 il Florence Fringe Festival  guadagnandosi il diritto di rappresentarlo per un mese (in lingua inglese) al Fringe Festival Internazionale di Edimburgo. A Roma ha lavorato al Teatro Vascello, e questa collaborazione é tuttora in essere.

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D. Dopo i tanti anni trascorsi a Roma, intensi e di soddisfazione, l’anno scorso hai fatto la grande scelta di tornare a Firenze. Perché?
Maurizio
. Perché mi ero reso conto che la il mio lavoro vive di “cazzeggio”, di persone, di amici, di tavolate. Roma era dispersiva, io avevo bisogno di contatti e di vita di quartiere, dove nasce la mia comicità. Un tempo Roma era così, ma oggi una realtà simile la si trova a Firenze, dove ci si conosce tutti e ci si trova anche per strada. Firenze è una città internazionale dove ci si nutre di bellezza e che si oppone alla nascente cultura della bruttezza. A Firenze ho ricominciato a respirare aria di novità, di divertimento e voglia di fare. In questo é stato fondamentale l’incontro con Nicola Magnini, fondatore della Magnoprog.

D. Il fiorentino é un po’ invidioso, geloso, cerca quasi più di ostacolare il lavoro altrui piuttosto che collaborare. In Nicola hai trovato invece una persona aperta e coraggiosa, che incarna a perfezione la tua  idea di teatro. Qual é  il teatro che sogna Maurizio Lombardi?
Maurizio. Il West End inglese, le leggende dell’Actor’s Studio, il Village newyorkese: quel mondo lí mi ha sempre ispirato ed è leggendo e studiando la vita di questi grandi artisti che è nato il mio mondo artistico, che è un mondo di curiosità, di novità, di collaborazioni, dove non c’è tempo per la lamentela e per le chiacchiere. Mi auguro di fare di Firenze un nuovo Village, tipo gli anni ’60 americani. Firenze lo ha già fatto nel Rinascimento, la mia scommessa é di ricostruire oggi un mondo così.

D. Ci vogliono grandi coinvolgitori per questo
Maurizio. In S. Spirito, per esempio, oltre ai drink, c’è anche Conforti, grande agitatore della vita notturna sanfredianina. Lui lo sa e a volte fa fatica, ma é la sua cifra, coinvolge tanti artisti, di vario genere.

D. Non trascuri però altri ambiti, come la televisione: ad autunno sarai sugli schermi televisivi in un ruolo importante in “L’ Oriana”, la mini serie ispirata alla vita di Oriana Fallaci, che sarà l’evento televisivo Rai della prossima stagione.
Maurizio
. Ho lavorato anche con Benvenuti, Zuzzurro e Gaspare in “Tutto Shakespeare in 90 minuti”, e al “Macbeth” con Lavia. Ogni artista deve lavorare su tutti e tre gli ambiti: teatro, cinema e televisione; come facevano i vari Gassman, Tognazzi e Vianello. Sono ambiti che si completano. Firenze deve essere la mia bottega, dove si formano gli spettacoli che poi devono andare in giro per il mondo.

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D. A proposito di mondo, l’esperienza di Edimburgo (“Pugni di Zolfo”, ndr) com’è stata?
Maurizio.
Fantastica, anche se la qualità in generale non era proprio quella che uno si immagina; ma la cosa interessante è che vedi una città grande più o meno come Firenze ospitare in agosto più di 2800 spettacoli: si crea un indotto impressionante. Tutti i giorni in ogni posto della città (venue, si chiamano così questi posti) ci sono da mattina a sera spettacoli: per ogni venue ci sono 20 spettacoli al giorno. Ho recitato ogni sera per 27 sere, in inglese ….. e non é stato facile: i primi giorni non capivo nemmeno cosa dicevo, poi la mia recitazione si é messa in sintonia con la lingua e tutto é andato benissimo, é stata un’esperienza interessantissima.

D. I tuoi spettacoli, come ad esempio “Pugni di Zolfo”, hanno però girato poco in relazione alla qualità. C’è sempre il problema della distribuzione. 
Maurizio. Esatto. Il sistema distributivo in Italia non funziona. Io penso che dovrebbe essere basato su pochi teatri importanti, al centro di un ipotetico cerchio, collegati ai teatri di cintura, il perimetro. Dovrebbe esistere una forte stagione teatrale fiorentina, una map theatre dove tutti i teatri sono collegati, ognuno con la sua specificità: teatro di prosa, di ricerca, di narrazione, musical …. Tutti uniti come una grande scuola di formazione teatrale, e così Firenze tornerebbe a produrre.

D. Per questa idea é fondamentale che ci sia chi scrive di teatro. Ci sono nuovi drammaturghi?
Maurizio
. Ci sono un sacco di giovani che potrebbero scrivere cose meravigliose, ma devono avere la loro opportunità nella produzione di spettacoli nuovi. Se ogni teatro, oltre la stagione fiorentina ufficiale, avesse una stagione parallela dove tentare soluzioni nuove, ci sarebbe spazio per una nuova drammaturgia contemporanea. Tanto il lunedì i teatri sono chiusi….

D. Qual’e l’importanza del fare teatro per i giovani?
Maurizio.
Fondamentale, perché é la cosa più moderna che c’è. Lo spettacolo é in 3D, non occorrono gli occhialini, é live come per le rock stars, gli attori hanno in bocca le parole più belle del mondo. Passare una serata in teatro é meglio che in qualsiasi altro posto: prima di tutto si imbrocca …. poi é divertentissimo, fa bene al corpo e alla testa. Si guadagnano dei soldi, ti fai un sacco di amici, impari un sacco di cose e mangi alle ore più fighe, così ti puoi dare anche un tono … L’altra cosa importante é che il teatro rende liberi: “Conquista la folla e conquisterai la libertà”, da Il Gladiatore. Acquisisci dei privilegi di cui non si deve abusare, ma che é bello avere: entri in posti dove neanche il Papa entra, e reciti in teatri che sono come dei templi, fatti di legno e corde, dove la ricerca è  continua.

D. In questa tua idea di teatro hai trovato una sponda perfetta in Nicola Magnini, instancabile fumatore di sigaretta elettronica, ideatore, creatore e fondatore di Magnoprog, una casa di produzione teatrale nuova e piena di sprint. Da dove sei partito, Nicola?
Nicola. Sono arrivato a questa idea molto tardi. Ero ragioniere ed ero triste. Verso i 32 anni (oggi ne ha 44 ndr)  fui chiamato al Niccolini di San Casciano per sostituire un bassista in uno spettacolo musicale. In quel momento capii che quella era la mia strada: non essendo un attore né un musicista di talento, avrei prodotto spettacoli musicali, quella era la mia identità. Fondai la Magnoprog nel 2003 e abbiamo prodotto Rocky Horror Show, The Commitments e altri spettacoli di tipo amatoriale. Poi, passando a livello professionistico, abbiamo avuto bisogno di una sede grande dove provare e creare una struttura più complessa: abbiamo quindi trovato uno spazio idoneo nel quartiere delle Cure, lo abbiamo rimesso e abbiamo cominciato a lavorare. Così é nata, per l’esempio, l’ultima nostra produzione, che é “Hair”, uno spettacolo che ci sta facendo girare l’Italia, per la regia di Riccardo Giannini. “Hair” ha fatto 1500 spettatori all’Estate fiorentina in agosto.

D. Nicola come hai conosciuto Maurizio?
Nicola.
Vidi “Stile Libero” e rimasi fulminato, circa 8 anni fa. Poi Maurizio partì per Roma e ci siamo persi di vista. A giugno scorso me lo sono trovato qui davanti, portato da Giulia Cavallini. In quel momento ero in una fase di dubbi e difficoltà: lui mi espose il suo progetto delle favole e mi convinse all’istante. Era la spinta di cui avevo bisogno per ripartire; dopo un mese eravamo già in scena. Ci abbiamo investito anche dei soldi, perché ci abbiamo creduto; e i fatti ci stanno dando ragione.

Maurizio. La mia intuizione era giusta: sentivo che c’era qualcosa. Abbiamo fatto casting e ci siamo trovati davanti un sacco di talenti veri: Roberto Caccavo, Giulia Cavallini, Elena Talenti, Lorenzo Baglioni, Anastasia Ciullini,  Anna Manuelli …… C’era materiale per fare quattro produzioni in cinque mesi! E così siamo partiti con “Biancaneve”, primo tassello del Progetto Fiabe.

D. Dopo Biancaneve nascerá “Peter Pan”. In tutto questo avete cercato contributi da parte delle Istituzioni della città?
Maurizio
. Abbiamo portato il progetto “Peter Pan” a un importante teatro fiorentino e presto partiamo con i provini e col lavoro. Nel frattempo “Biancaneve” continuerà le sue repliche in ottobre a Firenze e poi ancora in altre sedi. Abbiamo in progetto di mettere in scena alcune delle più importanti favole della storia, con originalità, fantasia, musiche, ironia. E soprattutto ci dobbiamo divertire tutti, attori e pubblico.

Nicola. Le favole sono una nostra coproduzione, ma cercheremo di utilizzare il modello anglo-americano, cioè cercheremo di attirare degli sponsor privati. Non ho mai fatto chiesto contributi a Enti Pubblici perché finora ho finanziato questa passione col mio lavoro “vero”, cioè l’informatico. Fra l’altro il miglior finanziatore deve essere il pubblico, perché é l’unica certezza: i contributi pubblici possono interrompersi, ma se lavori bene e conquisti il pubblico, lui non ti tradisce e torna. L’importante é riempire i teatri.

D. Nicola, in questi anni hai cercato di sviluppare collaborazioni?
Nicola. Col teatro Dante, oggi teatro Carlo Monni, per quattro anni abbiamo organizzato il Florence City Musical, che era un festival del musical, col quale volevo scardinare questo sistema fiorentino molto chiuso. Dopo un periodo iniziale di difficoltà e di opposizioni, il festival é decollato ed é andato molto bene, fino a quando le poche risorse economiche di cui disponevamo da parte del Comune di Campi si sono azzerate e non abbiamo potuto più sostenere l’impegno.

D. Quali saranno allora i vostri progetti per il breve-medio termine?
Maurizio. Il problema qui é che Nicola mi vuol far lavorare come un pazzo. Progetto Fiabe: Biancaneve, Peter Pan, La Sirenetta con musica dal vivo. Pugni di Zolfo sarà senz’altro riproposto e c’è anche l’idea di mettere in scena “Closer”. Poi una scuola di arti performative ….

Nicola. Abbiamo formato la Compagnia “Piccoli Briganti” con un nucleo di attori di base, cui si aggiungeranno di volta in volta altri artisti. Cominceremo nel 2015 a lavorare sul Cyrano …. Intanto portiamo a giro “Hair”.

In autunno vedremo su Rai1 Maurizio Lombardi in “L’ORIANA”, interpretata da Vittoria Puccini. La fiction parlerà del viaggio in Vietnam che la giornalista e scrittrice intraprese nel 1967 per raccontare ai lettori de “L’Europeo” la guerra allora in corso. Nel frattempo Maurizio e Nicola continueranno a lavorare con coraggio ed energia per fare di Firenze una città del teatro, sempre più viva e propositiva.

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