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Attrattività e investimenti: vantaggi dall’indice che rivaluta il Belpaese Economia

Firenze –  Diciamoci la verità: solo a fini di bassa polemica politica si poteva prestar fede a certe classifiche che, anno dopo anno, hanno fin qui elencato l’Italia tra i paesi più inaffidabili ed economicamente meno appetibili. Ottava, forse nona potenza mondiale, ma ben 77° per libertà di stampa, addirittura peggio di Mongolia, Senegal, Tanzania e Moldova. O 61° negli elenchi della corruzione ben dopo Uruguay (21°), Arabia (48°), Malesia (54°) e perfino Romania (58°).

Classifiche per nulla innocue, va detto, giacché in un mondo globalizzato in cui la competizione tra paesi è la regola del gioco, influenzano non poco le decisioni degli investitori con sensibili ricadute a livello nazionale e locale. E poterle governare, magari sotto le vesti di una Ong in apparenza super partes, può condurre a vantaggi non secondari a danno dei competitor.

Forse perché non si è mai ben capito chi e con quali dati e criteri producesse queste classifiche, o semplicemente per banale amor di patria, si poteva ben pensare che il nostro paese meritasse una collocazione diversa, degna del suo rango economico e culturale, dei suoi costumi e soprattutto del suo passato e dello straordinario patrimonio artistico e monumentale.

Ovviamente è impossibile ignorare le italiche cronache della corruzione, la proprietà dei grandi media e le responsabilità della politica. Tra l’altro la Commissione Europea ci ha appena bastonato per la pessima qualità di certi settori chiave. Trasporti, poste e servizi peggio che nel resto dell’Unione? D’accordo, ma neppure per un attimo si ha qui da noi la percezione di vivere in una nazione meno libera della Mongolia o più corrotta e inefficiente della Malesia.

Adesso, finalmente, fa il suo esordio una classifica assai più onesta e credibile. Stati Uniti, Germania e Giappone sono al vertice della prima edizione del Global Attractiviness Index (GAI), ma l’Italia non si trova più in coda, bensì al 14° posto, ovvero tra le grandi economie mondiali, a ridosso di Svizzera (11°), Francia (12°) e prima dell’Austria (15°).

Si tratta di un nuovo progetto lanciato dalla European House Ambrosetti, il più importante think tank italiano, con tre delle maggiori global companies (ABB, Toyota Material Handling, Unilever). E la notizia, che interessa anche tutti i comparti economici di Firenze e Toscana compreso il turismo di qualità, è emersa durante il recente meeting di Cernobbio, con l’advisor Enrico Giovannini, ex ministro del Lavoro ed ex presidente dell’Istat, che ne spiega termini e obiettivi (rilanciare il brand Italia) in un’ampia intervista al Sole 24 Ore.

“Nel mondo”, ricorda, “si producono circa 80 indici e classifiche riferiti per lo più a un singolo aspetto di una nazione. Liste che nascono essenzialmente in base a percezioni personali, non senza pregiudizi e malintesi. Partendo da queste considerazioni abbiamo quindi progettato un Index capace di presentare i paesi in una dimensione più oggettiva, vasta e realistica”.

Laddove molti indicatori considerano solo il capitale economico, GAI offre infatti un largo panorama di ciascuna nazione analizzando quattro di tipi di capitale: quello economico ovviamente, ma anche la dimensione umana, sociale e naturalistica. Si pensi al recente terremoto nell’Italia centrale e al fatto che in poche ore si è mobilitato tutto il paese per aiutare la popolazione colpita.

“Questo”, commenta Giovannini, “è capitale sociale di altissimo valore. Idem il capitale umano fatto di prodotti famosi in tutto il mondo. Idem i nostri ricercatori, apprezzati ovunque, o il nostro capitale naturalistico, paesaggistico e storico. Tutti elementi che contribuiscono a far percepire l’attrattività di un paese, e l’Italia deve perciò impegnarsi per potenziare la comunicazione al riguardo”.

Il nuovo indice nasce da una serie di indicatori di prestazioni chiave secondo un metodo scientifico, oggettivo e ripetibile nel tempo, la cui qualità e validità statistica è certificata dal Joint Research Center della Commissione Europea. Secondo Giovannini si tratta comunque di uno dei tanti aspetti della battaglia e considerato che non tutti i nostri difetti derivano dagli indicatori internazionali, per aumentare attrattiva e competitività dell’Italia il governo deve insistere con la spending review tagliando sprechi e spesa improduttiva.

Quali sono gli interventi strategici irrinunciabili? Secondo l’ex ministro occorre prima di tutto rafforzare l’ecosistema nazionale per l’innovazione. Per esempio con incentivi permanenti alla ricerca e sviluppo e supportando le aziende innovative. Inoltre va sveltita la transizione all’industria 4.0 prendendo spunto dalla Germania che sta viaggiando a tutta birra sull’automazione e digitalizzazione. Ed è decisivo modernizzare il sistema scolastico con enfasi sull’educazione permanente, dato che aziende e lavoratori dovranno esser capaci di trasformarsi costantemente se vorranno sopravvivere.

Infine, l’Italia dovrà rendere efficienti i suoi servizi, dalla giustizia alla pubblica amministrazione, creando un piano strategico integrato per lo sviluppo di infrastrutture e logistica. Quanto al marketing e alla comunicazione, le istituzioni hanno il dovere di dare il massimo ovunque e in ogni circostanza affinché il paese sia percepito positivamente evitando che venga svalorizzato dagli stereotipi.

Giovannini suggerisce dunque ai nostri rappresentanti di non perdere occasione per comunicare al meglio il valore dell’Italia, insistendo sull’importanza dei quattro tipi di capitali. Nel 2014, conclude, eravamo appena 25° nella classifica mondiale degli investimenti esteri diretti di cui solo il 2% andava al sud. Una quota per nulla coerente con l’importanza del paese se solo si pensa che nel 2015 abbiamo esportato beni per 1000 miliardi di dollari, quarti al mondo per valore aggiunto nell’industria. Ecco perché la percezione di un paese è così rilevante nel processo decisionale degli Stati e delle imprese internazionali.

 

 

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