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Auguri dal Museo del ciclismo: così nacque il campione Bartali Sport

Firenze – Il Consiglio direttivo dell’Associazione Amici del Museo Gino Bartali di Ponte a Ema (Firenze) sabato prossimo, alle ore 10,30. nel salone del museo porgerà ai soci, ai simpatizzanti ed a gli sportivi tutti gli auguri di buone feste.

Nel corso della festosa riunione il vertice dell’Associazione Amici del Museo costituito dal presidente Andrea Bresci, Marcello Santini e Gabriella Massini assolveranno ad una giusta e sentita iniziativa.

Qualche mese fa è scomparso a Firenze Fabio Casamonti vice presidente dell’Associazione Amici del museo. Alla vedova signora Roberta sarà consegnato un riconoscimento per ricordare la memoria del marito.

C’è un aneddoto che lega questa famiglia al nome di Gino Bartali. Fine anni 1920. Il patriarca Oscar Casamonti – padre di Fabio – meccanico di biciclette ed ottimo corridore dilettante accolse nel suo negozio come garzone il 14enne Gino Bartali, nelle ore in cui il ragazzo non era a scuola.

E fu proprio Casamonti a “scoprìre” e lanciare quello che sarebbe stato uno dei più grandi campioni del ciclismo mondiale. Accadde che in occasione di un allenamento di gruppo Casamonti acconsentì che il ragazzino Bartali si unisse al plotoncino degli atleti.

Sulla salita della Consuma Casamonti, che era un forte scalatore, scattò e fece ben presto il vuoto alle sue spalle. Aveva staccato tutti meno uno : il suo garzone. Lo sfidò con altri scatti. Ma Bartali non solo non mollò, ma al culmine della salita fu lui a transitare per primo con uno sbigottito Casamonti distaccato.

Rientrati a Ponte a Ema Casamonti si recò a casa Bartali. “Torello – disse al padre di Gino – questo ragazzo lo devi far correre in bicicletta perché ha grandi possibilità. Non si era sbagliato. Gino dimostrò subito di avere le qualità di un campione.

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