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Aumenta in Europa lo sfruttamento di boschi e foreste Ambiente, Politica

Parigi – La realtà non sembra ancora voler fare i conti con l’urgente necessità di proteggere il nostro pianeta nonostante, almeno in Europa, si assista al rilancio di una sensibilità ecologica, anche sull’onda dell’epidemia del coronavirus che ha fatto sognare a molti un mondo più amichevole per l’ambiente.

Mentre l’Ue si è messa all’ora del “Green Deal” che si prefigge la preservazione delle foreste e i verdi conquistano seggi, come alle recenti elezioni del Parlamento europeo ed ora alle amministrative francesi, un rapporto ancora ci dimostra che chi predica bene  spesso razzola male.

Secondo uno studio del Centro comune di ricerca dell’Ue, basato a Ispra, e pubblicato da Nature, la superficie dei boschi e foreste sfruttati hanno registrato una forte impennata  Tra il 2016 e il 2018 la superficie è aumentata del 40% rispetto al 2011-2015 con una perdita di biomassa di legno del 69% , una differenza che si spiega con una maggiore densità del rimboschimento.

L’aumento è dovuto purtroppo non a una massiccia presenza di alberi arrivati a maturità ma al boom dei mercati. Alla richiesta di legname per le reti di riscaldamento o delle centrali elettriche va aggiunta la forza domanda delle industrie della carta, dell’imballaggio, dell’edilizia, dei mobili e della chimica verde.

Il rapporto mette sul banco degli accusati soprattutto i paesi nordici e baltici ma anche la penisola iberica. Svezia e Finlandia, da soli sono responsabili di oltre la metà dell’aumento avvenuto nei paesi membri dell’UE. Il forte aumento della domanda potrebbe essere dovuto anche alla direttiva europea sulla bioeconomia che consente l’uso del legname come energia rinnovabile.  Lo studio ricorda però che comunque, anche se le zone boschive sfruttate per venire incontro alla domanda di legname sono in forte aumento, tra il 1990 e il 2015 l’Unione europea ha aumentato le aree forestali di  90.000 km quadrati.

Lo sfruttamento di boschi e foreste e i danni provocati da incendi e maltempo (+210% tra il 2016 e il 2018) sono fonte di preoccupazione sul fronte della difesa della biodiversità,  della difesa dalle erosione dei terreni e delle risorse idriche.

Per quanto riguarda la protezione della biodiversità un altro studio dell’Università di Stanford mette in guardia contro gli effetti nefasti delle piantagioni monoculture dedicate alla produzione.  Secondo questo documento, pubblicato da Nature Sustainability, i rimboschimenti rischiano di essere contro produttivi se non sono realizzati tenendo conto della composizione delle foreste da sostituire. Molto spesso, come in Cile,  le aree sono state ricoperte di specie esotiche al posto degli alberi delle vecchie foreste riducendo così la biodiversità senza  aumentare il carbonio immagazzinato  nella biomassa  al di sotto del terreno.

Sul fronte della lotta per l’ambiente e contro il monopolio delle multinazionali che stanno imponendo al mondo intero la commercializzazione delle sole loro semenze va segnalata la vittoria in Francia dell’associazione Kokopelli che da anni si batteva perché fosse lecita la vendita di semi dai campi dei contadini a orticultori dilettanti. Finora la commercializzazione di semenze che non figuravano nel Catalogo ufficiale  erano vietate.  Sarà ora possibile coltivare frutta e ortaggi della regione, quindi più adatti al territorio e sicuramente più saporiti.  L’associazione intende continuare la sua battaglia contro multinazionli e lobbisti per allargare la vendita di semenze libere e riproducibili.

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