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Aumento Iva? Un macigno da un miIiardo sulla spesa degli italiani Economia

Il grido d'allarme lanciato sul previsto aumento dell'Iva dal 21 al 23% dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, è condivisio dalle organizzazioni professionali agricole, Coldiretti e Cia. "La crisi economica e le manovre correttive dei conti pubblici hanno falciato il potere d'acquisto degli italiani e hanno costretto a un taglio netto dei consumi domestici, anche quelli di prima necessità come gli alimentari – ha affermato la Cia Confederazione italiana agricoltori -. Un aumento dell'Iva, unito al "caro-energia", non farebbe che peggiorare una situazione già al limite".  La Coldiretti commenta positivamente lo ''sforzo'' per evitare l'aumento dell'Iva annunciato dal ministro Corrado Passera all'assemblea annuale di Confcommercio, spiegando che "l’aumento dell’Iva colpirebbe alcuni prodotti di largo consumo e prima necessità, come l’acqua minerale, la birra e il vino, ma anche specialità come i tartufi, mentre se l’intervento interessasse anche quello dal 10 al 12% potrebbero essere colpiti dalla carne al pesce, dallo yogurt alle uova ma anche il riso, il miele e lo zucchero". Già nel 2011 le tavole degli italiani – ha concluso la Coldiretti – si erano impoverite in quantità con meno carne bovina (-0,1%), carne di maiale e salumi (-0,8%), ortofrutta (-1%) e addirittura latte fresco (-2,2%).

CIa: "Famiglie costrette a un taglio netto della spesa, anche quella alimentare. Nuovo aumento Iva sarebbe “macigno” insostenibile". Il futuro resta cupo, con il 71% delle famiglie che riorganizza la spesa per la tavola: c’è chi compra solo in base al prezzo, chi opta per sconti e offerte e chi sceglie solo discount e “formati convenienza”. Il grido d’allarme lanciato dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, è anche il nostro".
Quest’anno la spesa per i consumi è stimata ancora in calo del 2,1 per cento. D’altra parte – osserva la Cia – già in questi primi sei mesi dell’anno i comportamenti d’acquisto messi in atto dalle famiglie rispecchiano quella prudenza registrata anche nel 2011, che si traduce in un carrello alimentare orientato al massimo risparmio.
Secondo i nostri ultimi dati infatti – spiega la Cia – ben il 71 per cento delle famiglie ha riorganizzato le spese per la tavola: comparando i prezzi con più attenzione (il 65 per cento); cercando sconti, promozioni commerciali e offerte speciali (il 53 per cento); privilegiando le grandi confezioni, il cosiddetto “formato convenienza” (il 42 per cento); comprando quasi esclusivamente nei discount (il 39 per cento).
Si tratta di percentuali che fotografano una difficoltà ancora molto evidente della popolazione -conclude la Cia- e certo non aiuta la previsione di un nuovo aumento dell’Iva in autunno, che costerebbe agli italiani quasi un miliardo soltanto per le spese alimentari. Il governo deve capire che non è questa la soluzione, anche perché non c’è alcuna possibilità di ripresa economica senza una parallela ripresa dei consumi delle famiglie.

Foto www.economia.tuttogratis.it

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