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Aumento Iva, effetto limitato sul carrello della spesa Economia

Il passaggio dell'aliquota Iva dal 20 al 21%, entrato in vigore lo scorso fine settimana, tocca marginalmente gli alimenti. Inoltre gli operatori della grande distribuzione organizzata (gdo) stanno promettendo: tuteleremo il potere d'acquisto dei consumatori. Ed in Toscana, la concorrenza tra catene della gdo potrebbe rendere effettive le promesse.
Unicoop Firenze, per esempio, annuncia: il nostro obiettivo è sempre quello di essere leader di convenienza sul mercato e dunque valuteremo l'impatto economico dell'innalzamento dell'Iva al 21% con lo scopo di salvaguardare il potere d'acquisto dei consumatori sui prodotti di prima necessità. La messa a regime dell'innalzamento non sarà immediata: le procedure necessarie si potrebbero protrarre per circa un mese.
Esselunga, fa di più, annunciando che: l'aumento è solo l’ultimo di una serie di forti pressioni inflazionistiche dovute agli incrementi delle materie prime e dei costi energetici, alle quali abbiamo ha risposto ritardandone e limitandone l’applicazione al fine di salvaguardare il potere d’acquisto dei clienti, anche a discapito della propria redditività. Coerentemente con tale politica, abbiamo deciso di non riversare su di loro neppure questo aumento dell’Iva.
L'aumento dell'Iva riguarda circa il 30% delle categorie merceologiche. Molte di quelle definite 'no food'  (vestiario, detersivi, elettronica, auto e accessori, carburanti, ecc.). Poche le categorie food che hanno visto passare l'Iva dal 20 al 21%. Esclusi gli alimenti basilari (pane, latte, ecc.), gli aumenti riguardano bevande gassate, vino, superalcolici, caffè. Attenzione, non quelli serviti al bar, ma quelli acquistati nei negozi o al supermercato.
Insomma, fermo restando che di aumento si tratta, l'impatto sulla spesa quotidiana dovrebbe essere limitato. Con un presupposto, che gli operatori facciano le cose per bene.
La vera difficoltà e i rischi connessi riguarda gli arrotondamenti. Un prodotto con costo unitario di 60 centesimi, dopo l'aumento dovrebbe costare 60 centesimi e 5 millesimi. L'arrotondamento a 61 o 65 centesimi potrebbe essere 'automatico' per chi vuole cavalcare la speculazione, addebbitando la colpa al duo Tremonti-Berlusconi.

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Cosa aumenta. No food: vestiti; auto (acquisto e riparazioni); elettronica (computer,  telefonini, dvd, ecc.); abbonamenti pay tv; parrucchiere; parcelle professionisti (avvocati, ecc.). Food: vino, superalcolici, caffé, bevande gassate.

Cosa non aumenta. Birra, verdure, pasta, pane, acqua; ristoranti e bar; riscaldamento domestico e corrente elettrica; servizi bancari e finanziari; visite mediche; libri e giornali; medicine; taxi, autobus e tram. 

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