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Autismo: storia di Giulio e di tanti bambini come lui Opinion leader, Società

Livorno –  Io sono Giulio. Io sono Luigi. Io sono Saulo. Io sono ognuno di quei ragazzi autistici i cui nomi, per la tutela della privacy, non vengono riportati dai media. A differenza delle loro storie. Che, nella stragrande maggioranza dei casi, provocano tristezza, rabbia, sconcerto. Come quella di pochi giorni fa, riguardante una ragazzina di Legnano, tredicenne. La sua scuola organizzava un viaggio a Mauthausen: visitare i campi di sterminio per toccare con mano gli orrori provocati dalla discriminazione. Ma la discriminazione era già lì, nessun bisogno di recarsi in Austria. I compagni di classe non volevano dividere la camera con lei. Troppo impegno, troppo disturbo, troppo poca allegria. Il problema è stato eliminato alla radice: nessuno l’ha invitata a partecipare, nessuno ha avvertito i genitori. Che hanno saputo del viaggio in Austria per caso, grazie ai messaggini che gli amici “normali” della bimba si scambiavano su WhatsApp.

Anche Giulio, 14 anni, di Livorno, affetto da autismo, è stato escluso dalla gita scolastica. È successo il 12 aprile. È arrivato in classe, come ogni mattina, ma non c’era nessuno: gli altri ragazzi erano a Larderello, per una visita al Museo della Geotermia. Lui se n’è rimasto lì, assieme all’insegnante di sostegno. E anche Luigi, a distanza di poche ore, è stato lasciato solo. 15 anni, autistico, frequenta le scuole medie a Pozzilli, in provincia di Isernia, Molise. Stessa scena, stesso copione: una classe vuota, una gita che non faceva per lui. Mauro, il suo papà, ha contattato l’Ansa: «Ieri mia moglie ha portato Luigi a scuola trovando in classe solo l’insegnante di sostegno. Ha chiesto spiegazioni e ha appreso che gli altri erano in gita nella vicinissima Venafro per visitare alcuni luoghi di interesse storico e che noi, la famiglia di Luigi, non eravamo stati avvisati. Questo fa molto male. Parlo da genitore, da uomo, e a nome di figlio, che, purtroppo, non può esprimere le sue emozioni. Se ho deciso di raccontarlo all’Ansa è perché voglio che non accada più in futuro, né a mio figlio né agli altri”. Purtroppo, neanche il tempo di dirlo che è accaduto di nuovo.

Pensare che, solo pochi giorni fa, il 2 aprile, in occasione della nona Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, c’è stata una mobilitazione internazionale  – edifici celebri, come l’Empire State Building di New York, o la Statua del Cristo Redentore a Rio de Janeiro, o Palazzo Montecitorio a Roma, scenograficamente accesi di blu, il colore-simbolo della sindrome – per sensibilizzare l’opinione pubblica su una malattia che, dicono i numeri dell’Organizzazione mondiale della sanità, è cresciuta di dieci volte negli ultimi 40 anni e colpisce almeno un bambino su 160. Pensare che, proprio il 2 aprile, il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone ha detto: “Continueremo giorno dopo giorno a costruire una società inclusiva ad ogni suo livello”.

Il tam tam dell’indignazione ha attraversato i social in un attimo. Anche grazie alle associazioni che si occupano di autismo e seguono le persone che ne sono colpite. “Autismo Livorno Onlus” ha pubblicato sulla sua pagina Facebook una lettera aperta che ha fatto dire alla voce di Giulio le parole che, da sola, non può trovare: “Mi chiamo Giulio, ho 14 anni , sono affetto da autismo, ma sono anche “altro”!!! La mia classe oggi è in gita; io no! Nessuno ha avvertito la mia famiglia, quindi… sono andato a scuola e mi sono trovato da solo. Peccato, mi sarebbe piaciuto molto passare una giornata all’aria aperta, in pullman, mi piace molto il pullman. Però “qualcuno” ha ritenuto che non era adatta a me questa giornata. Ci sono rimasto molto male ma, non potendo esprimermi a parole, sembra che a quel “qualcuno” non importi. Che faccio, ringrazio “qualcuno” per avermi risparmiato da una serie di emozioni bellissime che avrei potuto provare, oggi, in gita con i miei compagni, all’aria aperta?”.

Io sono Giulio

La risposta del web non s’è fatta attendere. L’immagine-simbolo di questa brutta vicenda – una pagina bianca con su scritto “Io sono Giulio” (la stessa che pubblichiamo qui su Stamp) – è stata condivisa centinaia e centinaia di volte. Tantissimi i commenti: sdegno, riprovazione, disgusto. Fino ad arrivare alle offese destinate al personale scolastico. La preside della scuola di Giulio ha provato a difendersi: siamo una scuola dell’inclusione, mai avuto problemi, con i genitori di Giulio i rapporti sono sempre stati ottimi, la madre del ragazzo è stata avvertita la mattina stessa. Ha risposto per le rime Claudia Leone, dell’associazione “Autismo Livorno Onlus”. «Condanniamo il comportamento della scuola che ha discriminato l’alunno. Il 2 aprile si è celebrata la giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo. Per cui siamo rammaricati per il fatto che pochi giorni dopo si sia verificato un fatto del genere. Un altro episodio di negazione dei diritti e della dignità dei bambini autistici. Ci appelliamo così alle coscienze e alla sensibilità di istituzioni e cittadini affinché fatti del genere non si ripetano più”.

Purtroppo tanti anche i messaggi di genitori che hanno vissuto, coi propri ragazzi, esperienze simili. Così Roberta commenta uno dei post Facebook dedicati al caso di Giulio: “Mio figlio autistico, oggi di anni 24, quando andava alle medie è stato escluso dalla gita proprio come i vostri. La scuola paritaria e quindi a pagamento non ha ritenuto opportuno portarlo. Non ci hanno avvisato: la mattina, quando l’ho accompagnato a scuola, ho visto il pullman con i ragazzi e gli insegnanti che stavano partendo . Li ho fermati: si è degnata di scendere solo l’insegnante che per lui era di sostegno, la preside non è neanche scesa a scusarsi. Mi hanno detto che avevano ritenuto opportuno che lui non partecipasse. Quando ho detto che comunque dovevamo essere avvisati e che lei era il sostegno e poteva anche rimanere in classe con mio figlio anche se da soli, mi ha risposto che la preside l’aveva scelta come insegnante per la gita. E questo non è il solo episodio sconcertante. Pensate che a Natale la scuola ha fatto delle cartoline augurali per le famiglie con la foto dei bambini con i cappelli da Babbo Natale. Pochi giorni prima la preside mi consegna la cartolina d’augurio dicendomi “Mi dispiace che suo figlio non ci sia”. Perché, chiedo io, non è stato fotografato insieme agli altri? La sua risposta è stata che la foto l’avevano scattata di pomeriggio e mio figlio di pomeriggio non frequentava per non gravare sulle già poche ore di sostegno. E pensare che ho pagato io il primo anno di intervento per il tutoraggio degli insegnanti, in quanto loro non sapevano neanche cosa fosse l’autismo”.

Troppo impegno, troppo disturbo, troppo poca allegria. La presenza del bimbo autistico rovina l’atmosfera di festa che rende speciale ogni gita, anche se il pullman si dirige a Mauthausen. “Non so come dire a mia figlia che nessuno vuole dormire con lei in gita”, ha detto ai giornalisti, poche ore fa, la mamma della tredicenne di Legnano. Lei è l’unica della sua classe a non avere il cellulare, la sua malattia glielo rende inutile, superfluo. I suoi genitori vengono a sapere che su WhatsApp, i compagni di classe della figlia si scambiano messaggi su una gita a Mauthausen. Decidono di dare un’occhiata, intercettano le conversazioni del gruppo. Racconta la mamma al Corriere della Sera: «Una scriveva: “Non voglio stare con lei”. Un’altra: “Non posso dormirci insieme, ho paura”. Una professoressa ribatteva: “Qualcuna ci deve pur stare”, nemmeno fosse un animale. I maschi scrivevano: “Meno male che è femmina e la cosa non ci tocca”. La vicepreside ci ha detto che non si tratta di bullismo ma, anzi, di assunzione di responsabilità, i compagni non si sentono pronti a “gestire” mia figlia… Noi conosciamo i limiti: l’anno passato, alla settimana bianca con la scuola, non l’avevamo mandata. Non siamo sprovveduti, non pretendiamo di stare al centro del mondo».

Si potrebbe continuare a lungo I commenti, le testimonianze, le parole amare, il dolore, continuano a moltiplicarsi con la velocità virale tipica dei social. Che però, per fortuna, riguardo all’autismo, non trasmettono solo brutte notizie. Ce ne sono di bellissime. Come quella riguardante l’attività artistica di Hoje Philip, vent’anni, autistico, ballerino della compagnia di Monte Carlo “Les ballets Trocadero”. Aveva sei anni quando ha fatto la sua prima lezione di danza. “Danza” è stata la prima parola che ha pronunciato. “La danza – scrive un utente su Fb – l’ha reso libero”.

 

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