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Autorecupero, 5 proposte per un abitare del futuro Società

Firenze  – Nella tendopoli insediata davanti alla Fortezza da Basso, il banchino dedicato all’autorecupero è uno dei più visitati dai passanti. Un banchino che ha raccolto più di cento firme al giorno (attestandosi ben oltre a duecento fra sabato e domenica) per sottolineare all’amministrazione l’interesse e il favore che raccoglie in città (ma non solo) la linea dell’autorecupero di immobili pubblici da anni fatiscenti o infine abbandonati alla speculazione immobiliare privata.
Un metodo che consentirebbe di dare una risposta costruttiva e non solo repressiva alle occupazioni che da anni mantengono un ruolo di cuscinetto fra l’emergenza abitativa cronica della città e la stessa amministrazione comunale, pressata negli ultimi anni anche da una crisi sempre data per passata e sempre drammaticamente presente.
L’appello lanciato in particolare dal Movimento di Lotta per la Casa è molto concreto.
Dopo il “voltafaccia” del Comune di Firenze sugli impegni già presi per l’avvio di un’esperienza pilota nella struttura della Bice Cameo in via Aldini (progetto che aveva avuto anche l’avvallo di un Bando Regionale per l’Autorecupero prorogato nel 2008 di cui sono stati inutilmente lasciati scadere i termini, fissati al 31.12.2010, dall’attuale governo cittadino) il Movimento rilancia con una proposta in 5 punti.
Elemento importante della partita, la ventilata disponibilità regionale a promulgare un nuovo Bando sull’Autorecupero e co-housing sociale.
Tornando alla proposta che ha ricevuto centinaia di sottoscrizioni da parte di semplici cittadini ma anche di architetti e esperti in materia abitativa, le situazioni che si prospettano compatibili col nuovo Bando Regionale (che potrebbe diventare realtà nell’arco di una trentina di giorni) sono:
1) l’ex-orfanotrofio Bice Cameo, di proprietà dell’Asl 10, tornata in sua completa disponibilità grazie alla delibera del consiglio comunale del 13 maggio scorso, che cancella una precedente delibera dello stesso consiglio.
Occupata nel 1990, è sede dell’Associazione Hassan Fathy e della cooperativa Un Tetto sulla Testa.
Attualmente vi abitano 20 nuclei famigliari composti da bambini e adulti di varie etnie, per un totale di circa 40 persone.  Sulla struttura è stata realizzata una tesi di laurea e ultimamente un progetto che prevede la realizzazione di 18 appartamenti, 9 alloggi volano per le emergenze abitative e spazi per attività sociali e collettive.
2) ex-Asilo Ritten, in via Reginaldo Giuliani, di proprietà del Comune di Firenze.
Occupato nel 1991, vi abitano 8 nuclei famigliari per un totale di 15 persone. E’ già presente un progetto per i lavori, con una stima precisa dei costi. La cooperativa per consentire l’autorecupero è già in fase avanzata (gli atti sono già stati predisposti).
3) Spazio Sociale Kulanka, in via Luca Giordano. Si tratta dei magazzini economiali dell’ex Ospedale Meyer, di proprietà del Comune di Firenze. Ormai da dieci anni vi abitano 50 rifugiati e richiedenti asilo somali. E’ sede di un’associazione di mutuo soccorso, mentre i locali sono stati assegnati, in risposta alla richiesta degli abitanti, per la realizzazione di un centro di inserimento sociale per rifugiati e richiedenti asilo.
4) Cecco Rivolta in via Dazzi, una ex-colonica inserita nel complesso delle Montalve, di proprietà dell’Università di Firenze. Abitata ormai da 10 anni da nuclei di diversa nazionalità, vi abitano in totale 15 persone. Il progetto esistente s’inserisce in un contesto rurale pedecollinare della città di Firenze caratterizzabile come insediamento di co-housing secondo principi di responsabilità ambientale, sociale ed economica.
5) infine, il Progetto Conciatori, che rappresenta all’interno del centro storico uno dei riferimenti più forti per cittadini e associazioni. Nel 2010 fu rivendicato l’uso pubblico e il recupero del palazzo a fini sociali in alternativa alla vendita aggiudicata con asta pubblica a una società di intermediazione immobiliare.Occupato nel 1980 da Democrazia Proletaria, il palazzo, di proprietà comunale, divenne nel corso di 30 anni sede di numerose realtà sociali cittadine, che hanno salvato nel tempo la struttura dal degrado con interventi di mantenimento e autorecupero.

 


 

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