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Av, primo problema: dove andranno a finire le terre di scavo? Cronaca

Un vero scompenso territoriale, economico, e un danno incalcolabile all’arte. E’ questo, in sintesi, il giudizio che Italia Nostra, il comitato Cittadini Area Fiorentina e il Comitato contro il sottoattraversamento Alta Velocità danno del progetto, ormai in fase di attuazione, che porterà i treni dell’Alta Velocità nel sottosuolo di Firenze.

Andando a toccare concretamente con mano le criticità denunciate dall’associazione ambientalista e dai comitati, il primo, grande nodo irrisolto è quello delle terre da scavo, ovvero dei rifiuti speciali che si produrranno nello scavo dei tunnel necessari al passaggio dell’Av. Infatti, la prima soluzione per il milione e 500mila metri cubi di detriti approssimativamente previsti risultato dell’operazione, vale a dire l’utilizzazione del materiale di risulta per la riqualificazione dell’ex-miniera di lignite a Cavriglia, non appare fattibile. Il motivo, secondo quanto spiegato dall’ingegner Massimo Perini che segue i lavori della Tav per conto del Comitato contro il sottoattraversamento, è semplice: il materiale di risulta prodotto dallo scavo non è semplice terra e rocce, ma è una sorta di “gel” composto, oltre che da materiale terroso, da bentonite (una specie di “fluidificante” che rende più agevole il lavoro di scavo) fibre vetrose e altri additivi. Impossibile utilizzarlo per qualsivoglia bonifica o “riqualificazione”, tenendo poi in ulteriore conto che questa sorta di “gel” non si risolidifica, ma rimane in uno stato di fluidità.
Il mix di additivi, qualificato dalla legge come “rifiuto speciale” è il risultato della fresa utilizzata per lo scavo, la cui tecnologia operativa comporta proprio il formarsi di questo materiale: un motivo squisitamente tecnico, che facilita l’operazione di scavo.
Il problema dunque rimane: se quelle terre sono rifiuti speciali, occorre una discarica. Ma la discarica non è prevista.
D’altro canto, informa Italia Nostra, se il decreto presentato nell’ultimo giorno di governo dall’ex-ministra Prestigiacomo dovesse passare all’esame del Consiglio di Stato presso cui è stato bloccato, l’associazione si farà carico di intervenire.
Il decreto in questione, per ora bloccato in quanto contrario ai parametri previsti dal Testo Unico sull’ambiente, aveva infatti cambiato i parametri di definizione dei rifiuti speciali. Con i nuovi parametri previsti, la risulta dello scavo della fresa fiorentina non era più etichettato come “rifiuto speciale”. E dunque, poteva essere dislocato a Cavriglia.
“Ma per ora – conclude Maria Rita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra – il problema non si pone. Anche se continua a porsi, grosso come una collina di 35 metri d’altezza e con una superficie di trenta campi di calcio (tanto sarebbe il materiale inquinato), il problema di cosa farne, dove smaltirlo”.
 

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