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Avanti con Monti: non fermiamo l’azione di risanamento del Paese Opinion leader

Interessante in primo luogo perchè, leggendolo attentamente, non sembra scritto da nessun politico militante. Che magari, in attesa di lanciare qualche lista civica in appoggio al proprio partito, aiuta la “società civile” ad organizzarsi. Insomma sembra davvero scritto da persone “normali”. Nel senso di “un po' fuori” dalla politica militante e quindi scevri dal peso di tener conto di equilibri politici da un parte e, come contropartita, certe volte un po'  troppo aderenti al “semplicismo civico” dall'altra. Cioè quel semplicismo civico che recita: di là politica con i suoi obbrobri, di qua i cittadini con i loro problemi reali. Basta mettersi insieme, tutti quanti insieme, e partendo da questi problemi reali  saremo in grado di ricostruire il paese. 

Purtroppo per il paese, che pur versa in una crisi epocale che richiederebbe anche strumenti di “emergenza” , così non è.  E le idee di uscita dalla crisi non sono diversificate e contrastanti solo nel “teatrino della politica” ma anche “nella pancia e nel cuore” della cosiddetta società civile. E quindi, anche in un momento come questo, c'è bisogno della Politica. E quindi, lo slogan “Avanti con Monti” non è un coro della “società civile” ma è una posizione politica condivisibile e sostenibile che necessita però  di un sostegno politico che deve essere preparato ora, in questa fase di “grosse Koalition”, che  deve essere presentato e sostenuto nella prossima campagna elettorale del 2013 e quindi che deve uscire vincente dalle urne. Tutte cose non scontate, visto il grande universo di “antimontiani” che ingrossano sempre di più le fila del partito demagogico, qualunquista e sfascista italiano e che fanno balenare agli occhi degli italiani facili e indolori vie di uscita dalla crisi senza sacrifici e con grandi, salutari, redistribuzioni di reddito che si sa dove deve andare ma non da dove deve venire e, ancor meno, chi mai lo debba creare!!!

Quindi un po' “ingenuo” dal punto di vista politico. Ma non meno interessante e stimolante. Condivisibile appare senza dubbio la critica alla stasi della politica e al “blocco” antiriformista che, senza indulgere in analisi approfondite sulle responsabilità, blocca il paese da più di venti anni. Condivido il senso del documento laddove lascia trasparire una forte sfiducia nella Politica e nelle Istituzioni di autoriformarsi da sole. Fino ad ora non lo hanno fatto e la risposta all'antipolitica e al qualunquismo imperante ha preso più la forma di cedimenti tattici (magari “sbandierati” come “misure di moralizzazione”!!) che di riforma strategica di ruolo e di compiti. Basti solo pensare al caos imperante che riguarda la riforma elettorale e quella del Parlamento, al ridisegno del sistema delle Istituzioni locali (col taglio totale, parziale o misto delle Province come “vittime sacrificali” da  offrire al popolo che rumoreggia!!) o alla riforma giudiziaria e del sistema carcerario (chissà quando si prenderà atto che, a fronte di un aumento dei delitti, e quindi presumibilmente delle pene occorre aumentare i luoghi e/o le forme di “espiazione” senza ricorrere ogni due anni a indulti o amnistie!!). E quindi la sfiducia nella Politica e la fiducia nel Governo tecnico e nel ruolo  personale di Monti appare giustificato. Non che anche questo Governo non abbia dato segni evidenti di cedimenti a logiche politicistiche oppure non abbia prodotto in certi casi provvedimenti confusionari e ambigui, ma è certo che il coraggio, la tempestività e la chiarezza di percorso a cui Monti ci ha abituato in questo così breve lasso di tempo è diventato un “bene pubblico” irrinunciabile.

Sul merito del Documento molte cose, dicevo, appaiono condivisibili. Su due punti, non marginali peraltro, penso però che l'analisi e quindi le proposte andrebbero approfondite. In primo luogo il rapporto fra Patrimonio del paese e Debito del paese che vengono trattati in maniera eccessivamente semplicistica. Si lascia intendere che, dal momento che a fronte di un Debito pubblico elevato c'è nel paese un Patrimonio pubblico rilevante, non sempre utilizzato o ben utilizzato,  allora cosa c'è di meglio che consolidare i due “stock” per abbassare le tensioni finanziarie da debito pubblico. La cosa in sé ha un senso. E certamente la vendita del Patrimonio pubblico, magari attraverso una precedente valorizzazione pubblica per evitare di vendere “pietre morte”, può essere un elemento di una strategia di rientro dal debito. Ma non da sola. Infatti ci sono due controindicazioni. La prima è che l'immissione di Patrimonio pubblico sul mercato tutto insieme e del tutto indifferenziato possa diventare più una svendita che una vendita. Oltretutto in un periodo di crisi come quello attuale. La seconda è che tale svendita potrebbe andare a vantaggio di quei pochi che hanno risorse per acquistare e quindi, in un paese dove la ricchezza privata  si è accumulata, oltre che per processi naturali e leciti di sviluppo, per gran parte in seguito a processi illeciti, illegittimi e in alcuni casi malavitosi, darebbe luogo ad una grande, rinnovata, ingiustizia sociale.

E allora per ovviare a questa “grande ingiustizia” occorrerebbe affiancare alla vendita del Patrimonio pubblico (magari da fare secondo un piano  limitato, selezionato e continuo nel tempo) la messa a punto di una tassa patrimoniale progressiva (anche questa limitata ma continua nel tempo) in grado di far pesare il rientro dal debito quelle fasce sociali che più si sono arricchite nel corso degli anni in cui il Debito si è generato.  Basti solo pensare al rapporto che c'è fra evasione, crescita del Patrimonio privato e crescita del Debito pubblico per apprezzare uno, non il solo, degli elementi che giustificano l'affiancamento della Patrimoniale progressiva alla vendita del Patrimonio Pubblico.

In secondo luogo pare necessario approfondire il tema della privatizzazione dei servizi pubblici locali che, come sostiene il Documento, potrebbero creare sistemi di impresa efficienti e qualificati se levati dal controllo burocratico, e a volte clientelare, degli Enti locali. Su questo punto, tralasciando la volontà del popolo italiano che si è espresso per la gestione pubblica del servizio idrico e non solo di quello, volontà peraltro riconfermata da una recente sentenza della Corte Costituzionale, occorre andare oltre l'ideologia. Sia che questa sia legata a quella astratta, e un po' ambigua dei “beni comuni”, sia che sia legata all'altrettanto astratto, e ambiguo, principio del “mercato” che tutto risolve. Dal momento che molti dei servizi pubblici sono monopoli naturali, e quindi è difficile introdurre logiche concorrenziali, e dal momento che tali servizi sono molto sensibili alla qualità, intrinseca e percepita, penso che una presenza pubblica non debba essere demonizzata. Penso infatti che l'ipotesi delle società miste dove il pubblico indirizza e controlla e il privato gestisce (senza interferenza pubblica -altrimenti è difficile eliminare gli organici “gonfiati”!!) sia il modello più interessante. E forse il più capace di raggiungere quegli obiettivi multipli che tali servizi si prefiggono. Magari occorrerebbe un maggiore approfondimento del modello (uno studio serio sul funzionamento normativo e positivo), una migliore conformazione del modello di governance mista e, cosa non meno importante, l'introduzione da parte del pubblico di competenze vere nel governo delle imprese. Non sempre i politici “trombati” o politici e amministratori generici sono le migliori figure per svolgere un lavoro di indirizzo e di controllo delle imprese pubbliche.

Sugli altri punti emergono tante e significative proposte condivisibili. E più che altro emerge la convinzione che, finita la legislatura, non potrà dirsi conclusa né la crisi italiana né l'azione del Governo per riformare le più importanti strutture di funzionamento del sistema. Ed è qui che lo slogan “Avanti con Monti” non può che essere condivisibile. Sarebbe un vero peccato, ed un perdita netta per il paese, l'abbandono “in mezzo al guado” dell'opera di risanamento avviata dal Governo tecnico. Magari, onde evitare che anche in futuro  Monti fosse troppo condizionato dall'inconciliabilità di partiti del tutto disomogenei come il PD e il PDL, non sarebbe male che dalle urne uscisse fuori una maggioranza Montiana più omogenea. E,per quanto mi riguarda, con il PD come perno centrale. Chissà cosa pensa il Movimento degli “indipendenti d'Italia” su questo punto. Ma questa è un'altra storia.

Foto: http://www.caffenews.it/ecosostenibilita/31485/che-brutte-vacanze-di-natale-a-cortina/

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