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Avis Toscana, la forza della partecipazione Società

Si è chiusa la 41ª Assemblea regionale di Avis e il bilancio della due giorni svoltasi a Lucca è sicuramente positivo. In primo luogo perché la più grande associazione di volontariato del sangue della Toscana ha chiuso il 2011 in positivo con donazioni complessive per 119.548 unità, registrando un aumento del 2,3% rispetto al 2010 pari a + 2.674 donazioni.Risultatiche rispondono ad una macchina della solidarietà ben rodata ed efficiente, forte dei 78.114 soci raggiunti con 7.787 nuovi arrivi nel 2011.
Il presidente Luciano Franchi, durante la relazione, ha ringraziato tutti i donatori «per il loro grande gesto di solidarietà». Un’azione gratuita per la quale è sufficiente avere 18 anni, godere di buona salute e non pesare meno di 50 chili.
I numeri di Avis nella nostra regione sono sempre cifre importanti. Anche per essa si può parlare di “modello Toscana”. Un’associazione che sta dando un importante contributo anche dal punto di vista della condivisione organizzativa essendo stata una la prima struttura associativa regionale a stilare un bilancio sociale, fornendo ispirazione per altre realtà del settore, non per ultime quelle istituzionali. E la forte predisposizione ad innovazione visione futura portando l’associazione di Borgognissanti ad affrontare la riorganizzazione del sistema trasfusionale che, come ha annunciato l’assessore alla salute Scaramuccia nella due giorni lucchese , vedrà «la realizzazione di tre officine trasfusionali, una per Area Vasta, al fine di rispondere agli standard europei, ma soprattutto per costruire un sistema trasfusionale toscano moderno, qualificato e rispondente alle esigenze dei donatori di sangue della Toscana».
“L’associazione è partecipazione” è lo slogan della 41° assemblea regionale. E’ lo spirito che motiva l’azione di Avis Toscana?
Assolutamente, ogni anno dedichiamo lo slogan ad uno dei principi che motivano la nostra azione; lo scorso anno era “autosufficienza con il contributo di tutti” , per il 2012 invece valorizziamo l’aspetto del confronto: Avis è composta di varie anime che esprimono diversità, talvolta contrasti, ma ognuna è portatrice di un grosso valore aggiunto che rafforzano l’associazione.
Come nasce l’idea di fare l’appuntamento più importante dell’anno a Lucca?
Storicamente Avis è stata assente sul territorio lucchese, ma da un anno a questa parte è nata la sezione di Lucca che in dodici mesi ha raggiunto 240 soci, la maggior parte dei quali giovani. Adesso abbiamo una presenza strutturata in tutte le città capoluogo e in quasi tutte le provincie della Toscana.
Che situazione vivono ad oggi autosufficienza e donazione del sangue?
L’autosufficienza è un parametro che si sposta sempre nel tempo con tendenza all’aumento; si tratta di un concetto virtuale condizionato dall’invecchiamento della popolazione e il progresso della medicina comportano aumenti sempre maggiori nei consumi, la sua tendenza è quindi instabile. Questa si può fronteggiare con l’incremento dei vari tipi di donazione: nel 2011 abbiamo raggiunto 119.548 donazioni con un aumento del 2,3% rispetto al 2010, mentre i donatori sono aumentati del 4% con 7.787 unità e il 56% sono giovani tra 18 e 34 anni. In ogni caso superiamo le percentuali nazionali.
Un’associazione al passo con i tempi, con importanti valori che nascono da lontano ha intrapreso un efficiente cammino di innovazione per affrontare il futuro: si può parlare di modello  “Toscana” anche per Avis?
Sì, con un pizzico di superbia possiamo dire che siamo stati i primi a capire l’importanza della donazione come strumento di integrazione e partecipazione di nuovi cittadini. Sono diversi anni che siamo impegnati anche nello studio dei risvolti antropologici della donazione nelle altre culture.
Se parliamo di Avis si fa riferimento ad un’associazione caratterizzata da forti identità e radicamento sul territorio, con numeri in positivo da anni che sono il contributo maggiore tra le associazioni per raggiungere l’autosufficienza, ma questo  non basta: quali sono le sfide per il futuro?
Il dialogo tra generazioni e culture, l’istruzione, la formazione. Credo che la chiave di tutto sia il confronto e Avis, come ho ripetuto più volte è un associazione che ha il dovere di dialogare senza pregiudizi che,  qualora dovessero sorgere, si deve comunque cercare di abbattere.

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