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Babycall – L’amore oppressivo di una madre Cinema

Anna è una donna in fuga dal marito violento. Insieme al figlio di otto anni va a vivere in un blocco di abitazioni, seguita quotidianamente dai servizi sociali, preoccupati dal suo estremo attaccamento al figlio. Decide così di comprare un babycall per poter sentire il figlio dormire nella sua stanza, ma una notte comincia a sentire delle strane urla provenire dall'apparecchio. La sua psicosi comincia a crescere quando il marito sembra essere tornato a perseguitare la famiglia. Insieme ad Helge, un commesso che vede in Anna il riflesso della propria apprensiva madre, tenterà di ricostruire la propria vita e salvare il proprio figlio.

Mai sottovalutare le uscite estive, poiché si può rimanere stupiti. Questo è il caso di "Babycall", ottima pellicola del norvegese Pål Sletaune che ci presenta un film appartenente al genere horror ma che in realtà nasconde ben altre intenzioni. Il male di vivere e il difficile rapporto che intercorre tra una madre troppo protettiva e il figlio vittima di abusi da parte del padre, sono al centro di questo film che fa del genere orrorifico solo un banale pretesto per parlare di argomenti ben più scottanti.
Due sono i protagonisti principali, Anna, una madre apprensiva che si scontra con i servizi sociali per mantenere l'affidamento del figlio, e Helge, l'esatto contrario di Anna, un uomo cresciuto a strettissimo contatto con la madre e che ora si deve confrontare con diversi problemi legati a questo affetto eccessivo. Due mondi che si incontrano e scontrano, il rapporto tra madre e figlio e quello tra figlio e madre, specchio l'uno dell'altro. Ecco che Helge diventa l'immagine speculare del figlio di Anna, il presagio di ciò che il bambino rischierà di diventare. Il rapporto che si svilupperà tra lui e Anna sarà così il filo conduttore di un viaggio attraverso l'auto-analisi del proprio ruolo di genitore.

L'attrice Noomi Rapace, premiata in diversi festival cinematografici tra cui anche il nostrano festival di Roma, porta sulle sue spalle l'intera pellicola interpretando in modo magistrale il ruolo di Anna, madre e vittima, che si accanisce con il proprio amore sul figlio, allontanandolo sempre più da sé.  Una donna segnata dagli abusi del marito, violenze che non sappiamo essere vere (gli stessi servizi sociali non le credono essendo lei l'unica testimone del crimine), creando così il dubbio su questa donna, e se fosse lei il genitore sbagliato per suo figlio? Quando il troppo amore diventa un rischio per i figli? E dove si trova la linea tra giusto e sbagliato? Proprio da questo tema parte il regista e sceneggiatore della pellicola, Pål Sletaune, portandolo ad interrogarsi sul difficile rapporto genitori-figli, un rapporto che se estremizzato rischia di diventare un'oppressione e non più un sano amore familiare. Giocando con l'immaginazione dello spettatore il regista mette subito in chiaro che ciò che si vede non sempre è reale. Si prosegue così nella visione con un inquietante senso di incertezza, non sapendo più a chi o a cosa credere. Anna è pazza o le sue visioni sono procurate da una presenza sovrannaturale?

Segnato da una lentezza inesorabile, probabilmente uno dei pochi difetti della pellicola ma assolutamente necessaria a rendere al meglio l'avanzare della psicosi di Anna, il film è diretto con garbo dal regista che riesce, utilizzando sequenze lunghe e un montaggio mai invasivo, ad addentrarci sempre di più nel mondo popolato da illusioni della protagonista. "Babycall" è un ottima pellicola che non va assolutamente scambiata per un film di genere, ma anzi travalica il semplice genere thriller per diventare altro. Un film universale sull'amore di una madre, pronta a tutto pur di rimanere insieme al figlio, l'unica parte ancora sana di se stessa.

Regia: Pål Sletaune
Sceneggiatura: Pål Sletaune
Genere: Thriller/Horror
Nazione: Norvegia
Durata: 92'
Interpreti: Noomi Rapace, Kristoffer Joner, Vetle Qvenild Werring, Stig R. Amdam, Maria Bock
Fotografia: John Andreas Andersen
Montaggio: Jon Endre Mørk
Produttore: Karl Baumgartner, Anna Croneman, Turid Øversveen

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