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Balducci, testimone di una Firenze aperta al mondo Opinion leader

Non fece in tempo a morire, Frate Francesco, che subito gli costruirono una splendida basilica. E’ una metafora da rimeditare nel ventennale della scomparsa di Ernesto Balducci, per non dare alle molte manifestazioni che (meritatamente) gli verranno dedicate un carattere impropriamente rievocativo e celebrativo. C’è, certo, l’esigenza di fare memoria e di ricostruire il senso di una storia. Viviamo, infatti, un’epoca in cui coabitano retorica della memoria e conoscenza sempre più scarsa della storia. E’ usuale, ormai, vivere ignorando il proprio passato prossimo. Ricostruire soprattutto a beneficio delle giovani generazioni le figure ed il percorso di personalità come Balducci, la Pira, Enzo Enriques Agnoletti ha un grande valore. Significa rendere, fuor di retorica, l’immagine di una Firenze con il cuore (politicamente e culturalmente) grande e le finestre ben aperte sul mondo. Una città in cui nessun esule, profugo o perseguitato si sentiva straniero o abbandonato.
Bisogna, dunque, fare memoria, ricordando, per quel che riguarda Ernesto Balducci, chi è stato questo figlio di un povero minatore del Monte Amiata, destinato a diventare un intellettuale di punta ed un conosciutissimo “prete di frontiera” conservando sempre la fedeltà (evangelica e politica) alla causa degli “ultimi”. Ma bisognerà soprattutto meditare, in termini culturali, religiosi, civili e politici, l’attualità di una lezione. Una lezione da ripensare certamente, in tempi profondamente cambiati, in spirito di libertà e in un’ottica storico-critica.
A questo dovrebbero contribuire le iniziative del ventennale “balducciano” il cui fulcro può essere individuato nel momento dell’ evocativo ricordo dedicato A Ernesto Balducci, maestro di pace (la stessa dedica iscritta sulla facciata della sua casa natale di S. Fiora), che si terrà a Badia Fiesolana, per iniziativa dei padri scolopi (suo ordine di appartenenza), della rivista “Testimonianze” e della Fondazione “Balducci” il prossimo 24 Aprile, alla vigilia della ricorrenza della morte, avvenuta il 25 Aprile 1992.
Ai temi “balducciani”  (in un dibattito finalizzato ad attualizzarne la portata ed il significato) saranno dedicati incontri come quello sullo scottante tema “laicità” (promosso dalla Fondazione “Balducci” con l’adesione di “Testimonianze”) o come quello che complessivamente punterà a fare, con il contributo di Enzo Bianchi (Palazzo Vecchio, 16 Febbraio), i conti con Ernesto Balducci 20 anni dopo.
Sul crinale della storia-A confronto con Ernesto Balducci 20 anni dopo sarà, del resto, il filo conduttore del volume speciale monografico che al suo fondatore dedicherà la rivista “Testimonianze”. Un volume (basato sull’apporto di una pluralità di personalità e di sensibilità) incentrato sulla ricostruzione del senso di un ‘esperienza e di un messaggio che, con largo anticipo, erano incentrati sulle tematiche e sulle prospettive del “terzo millennio”.
Fece dei temi della pace e della riflessione sulla “lunga marcia dei diritti umani” il centro del suo percorso esistenziale ed intellettuale, Ernesto Balducci.  Siamo a trent’anni ( sia pure con la sfasatura di qualche mese) dal primo Convegno “Se vuoi la pace prepara la pace”.
Un tema ed un Convegno che “Testimonianze” riproporrà, in  chiusura dell’anno e con una dedica ideale allo stesso Balducci, per interrogare e far dialogare, con lo spirito di un tempo, sui temi dell’oggi studiosi, esperti e “testimoni” attenti alle contraddizioni e capaci di leggere le potenzialità del nostro inquieto mondo “globalizzato”. Nel nuovo Convegno “Se vuoi la pace prepara la pace” (una “filosofia” ed un modo di rapportarsi alla storia ed al contraddittorio cammino umano) si parlerà di “memoria” (in relazione alla tragedia europea della ex Jugoslavia, scoppiata esattamente 20 anni fa), di “attualità” (le rivoluzioni mediterranee), di “prospettive del domani” (cultura delle città e nuovi diritti di cittadinanza nel tempo delle migrazioni e dei nuovi equilibri planetari).
E’ in prpgramma, in concomitanza con il convegno, l’organizzazione di un concerto con la popolare cantante Ginevra Di Marco ed il suo gruppo musicale. Con una mescolanza ed un’interazione nuova di linguaggi e di forme di espressione. Un altro modo per dire che messaggi come quelli di Ernesto Balducci, al di là del loro tempo e della parzialità della pur grande esperienza cui sono consegnati, sono oggi in grado di parlare a tutti e da tutti di essere intesi.

Severino Saccardi
 

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