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Ballata dell’odio e dell’amore, vita grottesca di un clown triste Cinema

1937, la Spagna è nel bel mezzo della Guerra Civile e tutti gli uomini abili al servizio vengono reclutati a forza nella milizia anti-franchista… anche i pagliacci. Il piccolo Javier vede così suo padre venir portato via e armato di un solo machete mandato a massacrare i soldati nazionalisti. Catturato dal regime l'uomo viene imprigionato e messo ai lavori forzati dove rimarrà ucciso tentando la fuga. Javier cresce così senza un padre ma decide di continuare la tradizione di famiglia e diventare a sua volta un pagliaccio, ma la sua sofferenza e le morti cui ha dovuto assistere lo spingono a diventare un pagliaccio triste e non un “tonto”, quello divertente, idolo dei bambini. Assunto in uno scalcinato circo Javier fa la conoscenza dei suoi particolari membri tra cui il violento pagliaccio “tonto” Sergio e la sua bellissima compagna, l'acrobata Natalia, vittima delle violenze del compagno. Innamoratosi follemente di Natalia, Javier comincerà a stufarsi delle continue angherie di Sergio iniziando così un folle corsa che porterà i due pagliacci verso un delirio di violenza e sangue che finirà per collidere con i fatti sanguinosi che hanno segnato la Spagna negli anni Settanta.

Alex de la Iglesia è un regista dalla sensibilità assolutamente unica, a suo agio con le storie surreali e grottesche. Questi due termini infatti ben si adattano al suo ultimo lavoro, “Ballata dell'odio e dell'amore”, pellicola che arriva finalmente nei cinema italiani questo fine settimana. Arrivo ben tardivo dato che il film è del 2010 ed è addirittura stato presentato alla 67° Mostra del Cinema di Venezia, dove tra l'altro ha vinto il Leone d'Argento e il Premio Osella d'oro per la miglior sceneggiatura. Il suo arrivo nei cinema ci dona però l'occasione di vedere una delle opere più particolari di questo regista spagnolo. Un'opera in cui la sue visione grottesca della vita viene portata ai limiti estremi mettendo in scena uno scontro tra due pagliacci, specchio l'uno dell'altro, sullo sfondo della Spagna Franchista.

Alex del la Iglesia non è il primo autore che decide di affrontare il periodo del Franchismo inserendolo all'interno di una pellicola dai toni quasi orrorifici. Lo stesso regista messicano Guillermo Del Toro aveva raccontato quei difficili anni in due delle sue pellicole più famose, “Il labirinto del Fauno” e “La spina del diavolo”, con risultati eccellenti. Anche Victor Erice con”Lo spirito dell'alveare” del 1973 aveva messo in scena quello stesso periodo filtrandolo attraverso un racconto dell'orrore.

Il lavoro di de la Iglesia però non vede protagonisti dei bambini ma due adulti, due pagliacci che fanno ridere i bambini. Due persone che sono rimaste in parte bambini ma che hanno perso la loro innocenza, anzi, sono diventati pagliacci per non diventare assassini. Ecco come il mondo reale e la sua terribile violenza irrompono nel fantastico mondo del circo, un universo affascinate che ha sempre strappato sorrisi meravigliati ai suoi spettatori. Ma anche sotto questo aspetto affascinate si nasconde una violenza così terribile da non poter essere affrontata. Le violenze di Sergio sulla compagna Natalia e su tutti i membri del circo sono terribili. Ma in un periodo di crisi si subisce di tutto, perché senza il pagliaccio “tonto” il circo non potrà avere lo stesso successo. Lo scontro tra i due pagliacci porterà prima al fallimento del circo e poi alla distruzione totale delle loro vite. Il mite e gentile Javier si trasformerà in un Angelo della Morte pur di salvare Natalia dalle grinfie di Sergio, ma facendo ciò non diventerà altro che lo specchio distorto della sua nemesi. Sergio a sua volta dimostrerà delle caratteristiche di Javier, una consapevolezza intima del suo ruolo di pagliaccio e una tenerezza nel suo desiderio di far ridere i bambini che lo avvicineranno alla sua spalla “triste”. Due pagliacci che si odiano e si fanno la guerra solo per scoprirsi infine uguali. Due realtà distorte incapaci di affrontare la vita senza una maschera a coprigli il volto.

Regia: Alex de la Iglesia
Sceneggiatura: Alex de la Iglesia
Genere: Drammatico
Nazione: Spagna
Durata: 105'
Interpreti: Carlos Arece, Antonio de la Torre, Carolina Bang, Manuel Tallafé, Alejandro Tejerías, Manuel Tejada, Enrique Villén, Gracia Olayo, Sancho Gracia
Fotografia: Kiko de la Rica
Montaggio: Alejandro Lázaro
Produttore: Tornasol Films, La Fabrique 2, uFilm, Canal+ España, Castafiore Films, Le Tax Shelter du Gouvernement Fédéral de Belgique, Televisión Española

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