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Ballottaggio, Pd perde tre su tre in Toscana, centrodestra si ricompatta, M5S decide Politica

Firenze – Domenica nera del Pd nella terra “culla” del Premier e della “rivoluzione” renziana. Tre su tre, persi i tre scranni da sindaco che erano in palio con i ballottaggi di Arezzo, Viareggio e Pietrasanta. La perdita più dolorosa? Quella di Arezzo senza dubbio, anche per la battaglia all’ultimo voto che si è svolta ieri, con i due candidati, Matteo Bracciali del Pd e Alessandro Ghinelli, alternativamente in vantaggio fino agli ultimi voti. Tant’è vero che la vittoria è stata attribuita a Ghinelli con solo 608 voti. Una vera sorpresa, soprattutto se si confrontano i risultati col primo turno del 31 maggio scorso, in cui Matteo Bracciali era risultato avanti (con la coalizione Pd-Sinistra-due liste civiche) con il 44, 21 delle preferenze rispetto a Ghinelli che, con la sua coalizione (una lista civica a suo nome, Forza Italia, Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Lega Nord) aveva ottenuto il 35,98% dei voti.

Arezzo rappresenta una sconfitta ancora più bruciante in quanto Bracciali, 31 anni, è uno dei giovani “renziani” del Pd “nuovo corso”. Tant’è vero che lo stesso Renzi si era speso per lui al termine della campagna elettorale, nel discorso conclusivo con Rossi. Un risultato interessante anche per l’analisi, in quanto il “centrodestra classico” non è stato decisivo per la vittoria di Ghinelli, in quanto già in campo nella coalizione. E’ evidente che i (pochi) voti di distacco sono arrivati anche da altre aree.

Interessante anche il risultato di Giorgio Del Ghingaro a Viareggio, dove si è consumata una battaglia tutta interna al centrosinistra. L’ex-sindaco di Capannori, preceduto da fama di buon amministratore, ha conquistato il 60, 3% delle preferenze, prevalendo così in modo netto sullo sfidante sostenuto dal Pd Luca Poletti. Da sottolineare il fatto che Del Ghingaro, iscritto al Pd, era sostenuto da liste civiche di centrosinistra. In questo caso, è del tutto evidente che “l’aiuto” del centrodestra ricompattato non c’è stato: ne fa fede la stessa scarsa affluenza, al più bassa fra le tre città al voto, che conduce anche a pensare che per gli elettori di centrodestra la partita era tut’altro che interessante da giocare.

Non c’è stata storia invece a Pietrasanta nella sfida Mallegni- Forassiepi: vince Mallegni rispettando i pronostici col 54,5%. In questo caso, tutto il centrodestra si è unito compatto sul nome dell’ex-socialista forzista amico di Berlusconi. Un distacco di circa 1.122 voti da Forassiepi: 6.756 i voti di Mallegni, 5.634 quelli di Forassiepi.

Dai risultati dei ballottaggi di ieri, oltre alla sconfitta del Pd nelle tre città toscane dove ragionevolmente la sfida poteva ritenersi aperta (e del resto, perlomeno ad Arezzo, il testa a testa è durato fino alla fine) emergono alcuni dati interessanti.

Il primo è senza dubbio l’astensionismo: al secondo turno, tranne Pietrasanta, si sono avuti dati di partecipazione molto bassi. Se infatti Pietrasanta ha confermato l’affluenza del primo turno col 59,5%, a Viareggio è tornato alle urne il 31,03% degli aventi diritto, mentre ad Arezzo il 48, 41%. Riprova che l’astensionismo assume sempre più il ruolo del convitato di pietra la cui ombra rischia comunque di rendere “instabili” i risultati politici delle consultazioni elettorali. Insomma, la grande sfida che si porrà ai partiti siano essi moderni o “tradizionali” sarà quella di coinvolgere questa massa di cittadini che sta sempre più assumendo la fisionomia di una vera e propria forza politica imperscrutabile e imprevedibile.

Il secondo punto è la battuta d’arresto del Pd. Se fuori di Toscana la perdita più sofferta è senz’altro quella di Venezia, dove Casson non ce la fa contro Luigi Brugnaro (nonostante lo scarto del primo turno a favore dell’ex-magistrato), in Toscana il panorama si fa inquietante. Perché se Venezia è stata partita in buona sostanza giocata fra un centrosinistra “col mal di pancia” e un centrodestra che, in primis la Lega, è balzata sul carro di Brugnaro al secondo turno con tutto il suo peso, in Toscana non è stato solo il ricompattamento del centrodestra a essere decisivo. Il che significa che il segnale di turbamento ha origini più profonde.

E così, arriviamo a quello che, per la Toscana almeno, si rivela il terzo punto: l’incisività delle decisioni del M5S nel decidere le sorti delle varie tenzoni. Partiamo da Pietrasanta: lo scarto fra Mallegni e Forassiepi è di circa 1122 punti. Voti del M5s al primo turno, dove conquista il 10%: 1339. Gli altri due candidati presenti avevano ottenuto, al primo turno, 188 voti Moreno Fontana (lista civica) e 143 Alessandro Ulivi, altra lista civica. Il conto è particolarmente facile a Pietrasanta perché sostanzialmente tornano a votare lo stesso numero di persone. Si può dunque ipotizzare che un certo numero di pentastellati abbia votato non tanto per Mallegni quanto contro il Pd.

Ad Arezzo, visto il bassissimo scarto e la ridotta affluenza rispetto al primo turno, si può ipotizzare che abbia prevalso, al di là degli schieramenti, una generale voglia di “protesta” contro il Pd, sebbene il risultato possa essere stato influenzato proprio dall’astensionismo, come qualcuno mormora: “Erano già sicuri passasse Matteo”.

E veniamo a Viareggio, dove il vantaggio di Del Ghingaro è più netto. Una battaglia interna alla sinistra, è vero, tenendo conto che c’erano due forze fuori dagli schieramenti Pd-Del Ghingaro che erano potenzialmente “contro” rispetto al Pd “istituzionale” mentre potevano riconoscersi nell’ex sindaco di Capannori: da un lato la coalizione capeggiata da Sel, che aveva conquistato al primo turno 1.681 voti, dall’altro il M5S, che aveva dalla sua 2.634 voti (aveva sfiorato il 10%). Da annotare il ruolo del centrodestra, che per arrivare al “quasi venti” (19,80%) aveva assemblato una suqadra composta da Lega Nord, Lista Civica – Movimento dei Cittadini, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, Lista Civica – per Torre del Lago Puccini, e persino il Partito Liberale Italiano (Pli). A conti fatti dunque, in quei tremila e passa voti che dividono Del Ghingaro da Poletti “ci stanno”, pur perdendo qualcosa, i voti ottenuti da coalizione Sel più 5Stelle al primo turno: rispettivamente 1681 il primo raggruppamento, 2.634 M5S. Contando la bassa percentuale di “ritorno” al voto, sembra evidente che anche in questo caso i pentastellati siano stati importanti nel ruolo di far pendere la bilancia a favore dell’uno o dell’altro candidato.

Insomma, stringendo le fila, si può forse dire che, al di là di un centrodestra che trova nella Lega sicuramente un riferimento di tutto rispetto, almeno in Toscana sono state le decisioni del M5S a decidere la linea. Senza dubbio penalizzando il Pd.

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