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Banca Etica lancia la campagna “Non con i miei soldi” STAMP - Azienda

Ogni correntista sogna qualche decina di euro in più sul conto corrente a fine anno, ma se scoprisse che questo avviene grazie a una speculazione che porta all'aumento dei prezzi della benzina, del pane, dei prodotti alimentari di base, lo accetterebbe? Se poi si accorgesse che questa speculazione avesse rappresentato il principale motivo della crisi che stiamo vivendo, continuerebbe? E’ per rispondere a questa concreta ragione di senso rispetto ai propri investimenti che Banca Etica lancia la campagna “Non con i miei soldi”: per un uso responsabile del denaro, e per non essere complici inconsapevoli della crisi finanziaria che rischia di impoverire l’intera collettività.
In pochi probabilmente, quando sottoscrivono in banca un fondo pensione o di investimento, o anche un semplice conto corrente, sanno di avere già il diritto di chiedere al gestore come siano impiegati i propri risparmi, cosa faccia la banca di quei soldi, se e quanto essa partecipi al grande business della speculazione e se abbia delle filiali in qualche paradiso fiscale.
Certamente ancora meno sono i correntisti abituati a chiedersi quale parte dei profitti provenga dalla tradizionale attività creditizia che sostiene l’economia reale e quanta invece dal “giocare” con prodotti derivati del cosiddetto “sistema bancario ombra”.
Eppure è un gesto semplice, concreto e possibile in ogni istituto creditizio che si rispetti.
Dopo la crisi finanziaria del 2007-2008, gli Stati sono intervenuti per salvare le banche trasferendo l'eccesso di debiti dai grandi soggetti finanziari al pubblico: questo ha imposto misure di austerità e tagli alla spesa sociale in attesa di regole condivise per limitare lo strapotere dell’alta finanza. La speculazione galoppa ancora e le lobby finanziarie lavorano per diluire qualsiasi tentativo di riforma o regolamentazione. Così, sempre più transazioni avvengono al di fuori delle borse valori fuori da qualunque regolamentazione e trasparenza. Le grandi banche realizzano operazioni eludendo i controlli internazionali: non è difficile osservare come la maggior parte dei derivati siano scambiati al di fuori delle borse ufficiali e questi mercati paralleli siano talmente poco trasparenti che si faccia fatica anche a stimare la quantità o il valore dei titoli circolanti, originando una finanza spaventosa e totalmente scollegata dalla realtà.
Basti pensare ad alcune cifre*, partendo dalla considerazione che trent’anni fa le attività finanziarie avevano un valore all’incirca equivalente al PIL del pianeta. Nel 2007 erano quadruplicate: per ogni euro prodotto dal lavoro o dal commercio erano in circolazione quattro euro di debiti, crediti e scommesse finanziarie.
Ancora più grave la situazione se si considera il cosiddetto “sistema finanziario ombra": in esso circolano miliardi di prodotti finanziari derivati scambiati privatamente e non in mercati borsistici trasparenti. Nel 2007 l'ammontare di questi derivati trattati "over the counter" corrispondeva ad un valore pari a 12,6 volte il PIL del mondo.
Gli effetti di questo predominio della finanza sull'economia reale sono evidenti: dagli anni Ottanta in poi il 10% della popolazione mondiale si è arricchito in modo spropositato a scapito di quel restante 90% che ha dovuto far fronte a redditi sempre più stagnanti e alla contrazione dei servizi.
A fronte di questi dati, chiedere ragione alla propria banca dei propri investimenti, come propugna la campagna “Non con i miei soldi” lanciata da Banca Etica, può segnare con pochissimo sforzo una svolta epocale. Già tredici “banche etiche” di diversi Paesi si sono riunite nel network “Global Alliance for Banking on Values”: insieme gestiscono assets che superano i 10 miliardi di dollari e nell’insieme questi 13 istituti dediti alla sostenibilità servono oltre 7 milioni di clienti in più di 20 Paesi.
La finanza etica che può venire da ogni correntista può dunque compiere scelte concrete, a cominciare dalla consapevolezza: ogni cittadino è parte integrante del sistema economico e finanziario in quanto lavoratore e percettore di un reddito, che risparmia o investe, fornendo la “materia prima” che alimenta il sistema finanziario.
Di fronte a questi fenomeni di portata globale il cittadino responsabile può trovare occasione per non sentirsi più impotente o semplice "spettatore" di processi apparentemente lontani eppure così quotidianamente tangibili.

*i dati sono tratti dal libro di Luciano Gallino, “Finanzcapitalismo”, Einaudi

Mario Agostino
 

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