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Bancari diminuiscono, sportelli chiudono, arriva lo sciopero Società

Firenze – Un branco di piccoli pesci rossi al cospetto di uno squalo. Così si percepiscono i bancari di fronte all’apparato manageriale e alle curve discendenti che negli ultimi tre anni hanno disegnato la situazione occupazionale e l’erogazione del credito. Riunite al tavolo della Cgil Toscana, tutte le sigle sindacali del settore hanno annunciato le manifestazioni nazionali unitarie che il 30 gennaio toccheranno Milano, Roma, Palermo e Ravenna. “Siamo bancari, non siamo banchieri”. Si parte da qui, da una visione distorta che vuole l’impiegato del credito un privilegiato vecchio stile, quello delle 15 o addirittura 16 mensilità, quello che “una volta entrato, il gioco è fatto per la vita”.

Percezione ormai desueta, appunto, perché il vento dei tempi soffia da un pezzo anche oltre le cabine d’ingresso degli sportelli bancari e negli ultimi tre anni s’è portato via diverse carriere. I numeri la dicono lunga: dal 2012 al 2013 i dipendenti delle banche maggiori sono passati da 13.496 a 11.981, mentre quelli complessivi sono scesi di quasi 2000 unità. Soltanto in Toscana, dal 2008 ad oggi, sono stati chiusi 231 sportelli e, mentre l’andamento dei risparmi – dalla fase di picco della crisi ad oggi – è cresciuto di oltre 10 miliardi, è drasticamente calato il numero di risparmiatori che riescono ad ottenere crediti dalle banche (80.000 soggetti in meno dal marzo 2009 al settembre 2014), che si sono quindi rivolti a finanziarie varie, accettando tassi d’interesse più alti pur di mantenere in vita attività o progetti di vita. “Il passo successivo è l’usura”, ha dichiarato Anna Maria Romano, segretaria generale Fisac Cigl Toscana. Se tale deriva è ad oggi ancora poco chiara, ciò su cui non alitano dubbi è il fatto che i soldi ci sono, anzi crescono, ma gli impiegati bancari diminuiscono a causa della stretta generale del credito alle imprese. Loro, i “pesci rossi”, da una parte. I grandi manager, gli “squali”, dall’altra.

bancari con squalo e hastag“I loro stipendi crescono esponenzialmente, mentre quelli dei lavoratori del credito calano”. Negli ultimi 15 anni nelle tasche dei banchieri sono entrati circa 600mila euro in più, mentre nello stesso periodo i bancari hanno perso circa 800 euro. Nell’arco di tempo considerato (2009-2014) si calcola una sofferenza di 11 miliardi di euro a danno di oltre 78mila dipendenti toscani, speculare – in proporzione – al numero di imprese e servizi che hanno tirato definitivamente giù il bandone. “La situazione in Toscana è sempre più complicata, basti pensare alla MPS e alla Popolare dell’Etruria. Ma credito significa fiducia e farlo è un’attività che ha un forte valore sociale e che deve essere messa al servizio del territorio. Attraverso lo sciopero, rivendichiamo un contratto nazionale collettivo che tuteli tanto noi quanto, di conseguenza, tutti quei lavoratori a cui sono stati chiusi i rubinetti delle risorse utili portare avanti un’attività. Stiamo trattando con Alessandro Profumo, noto per la vicenda MPS. Ai nostri banchieri non chiediamo un aumento di stipendio ma un reale progetto di risanamento, che ad oggi manca”.

Il futuro è incerto. Recente la chiusura in Toscana di 5 sportelli di Santander (per circa 90 dipendenti che hanno poco spontaneamente firmato le dimissioni incentivate, età media 38 anni), Banca Etruria ha dichiarato 451 esuberi a livello nazionale (il 25% dell’organico totale). Di questi, quasi la metà non accederà al Fondo Esuberi per mancanza dei requisiti d’anzianità. Stessa musica per Unicredit, che entro il 2018 manderà a casa ben 5100 stipendiati, e per MPS il cui piano industriale prevede un taglio di 2400 unità. Chi resta rischia di diventare ostaggio delle finanziarie. Eppure, rivendicano con forza i rappresentanti sindacali, “il problema non si risolve tagliando i costi ma tornando a un modello di banca che sia al servizio del paese”. Il punto di partenza è dunque la difesa di quel contratto che “ABI sta destrutturando per arrivare ad accordi aziendali o di gruppo”. Promosso da Fisac Cigil, Fabi, Fiba Cisl, Uilca, DirCredito, Unisin, Ugl e Sinfub, lo sciopero di venerdì dà appuntamento a Ravenna ai dipendenti toscani.#sonobancario: l’hashtag Twitter poteva essere solo questo.

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