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Bando alle illusioni: c’è da rifare mezza Fiorentina Opinion leader

Firenze – Due anni fa il campionato della Viola finì a Roma dove vincemmo contro la Lazio 4-3 dopo una partita spettacolare quanto “allegra”. Commentai subito, a caldo, che quella vittoria non ci voleva, perché poteva sortire l’effetto di distrarre dai problemi che la squadra aveva palesato per tutto l’anno, soprattutto nel girone di ritorno, creando false illusioni.

Come di fatto successe, soprattutto quando la società colse pronta l’occasione per vedere in quella vittoria l’auspicio di un futuro “futuribile” all’insegna del “bel gioco” e dei gol, e decise la conferma sciagurata di Sousa. Spero oggi che la batosta di Milano, alla fine di una partita “inutile” ma non per questo meno istruttiva, almeno serva a innescare gli allarmi giusti.

In tribuna c’erano i Della Valle, che già domenica scorsa, nonostante la sconfitta casalinga contro il Cagliari, avevano prudentemente anticipato un giudizio sul campionato della Viola assolvendola in toto per aver fatto l’impossibile (ovviamente, dichiarazioni retoriche ancora sull’onda emotiva del dopo-Astori). Speriamo che ieri, anche senza esprimersi, abbiano saputo valutare con obiettività. Un’obiettività che per tutto l’anno non è stata facile neanche per noi osservatori che cercavamo di prendere le giuste distanze da umori e da sentimenti. Io comunque alcune valutazioni le avevo fatte anche a caldo, nell’obnubilamento che le vicende extra-calcistiche non potevano che suscitare. E qui le ripeto, sperando possano valere come consigli per quel che sarà.

Intanto, avevo evidenziato le insufficienze della rosa della squadra che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Non c’è il portiere; ed è un bel dilemma, a metà del guado, decidere se spendere o meno i 5 milioni che mancano per il riscatto di Sportiello. Non ci sono i terzini, e anche quelli di nostra proprietà in giro per il mondo (Diks, Venuti) non sembrano affidabili.

Il dopo-Astori in difesa non è certo risolto, perché Vitor Hugo non è di pari valore e perché su Milenkovic, pur promettente, gravano i soliti ricatti di Ramadani, che agevola acquisti di giocatori promettenti a squadre come la Fiorentina solo per poi forzarle alla rivendita a prezzi maggiorati.

Il centrocampo c’è, ma non ha ricambi e non ha certezze. Badelj resta? Può restare continuando a percepire la metà dello stipendio che prendeva quattr’anni fa in Germania? Veretout, che è l’unico vero affare della campagna acquisti di quest’anno, dice che vuole giocare in Europa. Che garanzie gli può dare la Fiorentina, e che garanzie ne può ricevere? Il nervosismo che lo ha portato alla squalifica per tre giornate nella penultima di campionato lo vedo come un indizio preoccupante relativamente alle sue volontà.

L’attacco, che sembrava all’inizio il punto debole per l’età media, sembra poter essere confermato proprio in virtù della giovinezza e delle buone promesse di Chiesa e di Simeone. A patto però di trovare un “numero dieci” che più che somigliare a Saponara (anche lui da riscattare per 9 milioni!) e ad Eysseric somigli…a Ilicic! In panchina non c’è nessuno; e anche dalla Primavera continuano a mancare i rifornimenti, nonostante le buone prestazioni dei nostri giovani a livello nazionale.

Dunque, anche per confermare un ottavo posto, che almeno ci garantisce di aspettare un turno “nobile” in Coppa Italia, c’è bisogno di rifare più di mezza squadra. E chi ci pensa? Corvino? Da tempo sostengo che la figura di Corvino è la spia lampeggiante di quello che manca alla Fiorentina: un progetto! Corvino vive di una fama di talent scout usurpata. È solo un mercante, e purtroppo un mercante di un altro calcio, pre-moderno e provinciale.

La sua figura serve da parafulmine e da calmieratore di umori coi tifosi (che l’hanno in simpatia). Lui decide poco (e questa potrebbe essere una buona notizia), ma ottempera anche male alle decisioni degli altri, cercando di supplire alle sue carenze di mira sparando sempre più di un colpo. Manca un terzino? Ne compra quattro (Diks, Scalera, Laurini, Gaspar), con la speranza che almeno uno sia sufficiente. Manca un’ala-trequartista? Ne compra sei (Gil Dias, Zekhnini, Eysseric, Saponara, Thereau, Lo Faso). Per cui alla fine ci ritroviamo con in campo un mezzo giocatore dopo aver speso complessivamente per un giocatore di livello alto!

E vi racconto un aneddoto per me significativo. Ho conosciuto per caso un procuratore greco che trattava un centrocampista polacco con la Viola. Gli ho chiesto di Corvino, e lui mi ha detto di non averlo neanche mai incontrato: l’affare lo faceva con Farias. E siccome la proprietà è distante e non si impiccia di cose tecniche, siccome il presidente è notoriamente soltanto un gestore dei rapporti finanziari con la società e Antognoni è soltanto un’immagine e un portavoce…chi dovrebbe fare o rifare la squadra? Chi detiene il progetto? È possibile conoscerne una buona volta, se non il redattore, i contenuti?

La ricetta per iniziare una vera fase di ricostruzione della squadra l’ho scritta tempo fa: arruolare Sabatini e lasciarlo decidere liberamente, pur nei limiti delle disponibilità di budget. Si può anche confermare Pioli allenatore, ma a patto che sia più disponibile coi giovani (un mistero perché ieri abbia scelto di far giocare lo stopper Maxi Olivera quando Hristov aveva finalmente la sua occasione) e lavori di concerto con chi fa la squadra.

Ma alla base ci vuole davvero “il progetto”. E il progetto non può via via diventare quello che i fallimenti delle scelte sbagliate e dei risultati negativi lo fanno essere col senno di poi. Sentir dire dai Della Valle che questa “è stata comunque una stagione da incorniciare” (quando si era partiti promettendo l’Europa!) equivale a far svaporare nel nulla le responsabilità. E quelle, da ora in poi, qualcuno se le deve assumere.

 

 

 

 

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