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Bando Erp, calo domande, associazioni inquilini: “Porta d’accesso troppo stretta” Breaking news, Cronaca, Società

 Firenze – Chiuso il bando per l’alloggio popolare, si tirano le somme. Le richieste si sono “fermate”, per il nuovo bando, a 2.753, vale a dire 150 in meno dell’ultimo bando, quello del 2012, quando le domande furono oltre 2.900. Frenata che ha varie interpretazioni, su cui tuttavia c’è una certa cautela, dal momento che, in una dichiarazione rialsciata pochi giorni fa a un importante quotidiano fiorentino, la stessa assessora alla casa del Comune di Firenze, Sara Funaro, indica nell’inasprimento dei criteri di accesso un buon motivo per spiegare la “decrescita”. Anche se, d’altro canto, indica nel probabile allargamento della “fascia grigia” (coloro che stanno sopra, seppur di poco, del richiesto livello di Isee per partecipare), un altro dei fattori che potrebbe incidere su questo dato.

Non sono dello stesso parere le associazioni degli inquilini, in primis il Sunia, o, per la precisione, non ritengono che il calo sia dovuto all’allargamento degli “invisibili”: a chi sta abbastanza male, insomma, ma non tanto da poter partecipare ai bandi Erp.

“Secondo noi – comenta la segretaria del Sunia fiorentino Laura Grandi – il fatto che comunque ci siano 2.753 famiglie nella condizione di potere accedere a un bando che veramente presenta requisiti di accesso molto severi, è un vero allarme sociale”. Del resto, le statistiche avevano già rivelato che anche il numero degli sfratti era sceso, sebbene fosse in percentuale in aumento quello dei casi di sfratto per morosità, vale a dire di quelle famiglie impoverite che si trovano davanti al dilemma, rappresentato spesso su queste pagine, fra spendere per sopravvivere o pagare l’affitto.

“E’ proprio questo il punto – spiega Grandi – degli oltre duemila richiedenti casa, almeno 700 sono “passati” dal Sunia per l’assistenza al concorso. E ciò che abbiamo rilevato è in buona sostanza che si tratta di famiglie in disagio economico”.

Fra i casi “tipici”, ci sono problemi di lavoro: si va, spiega sempre la segretaria del Sunia, “dalla famiglia monoreddito in cui il portatore di stipendio viene licenziato, al caso in cui l’unico percettore di reddito si è visto diminuire le ore di lavoro, a quello in cui, in particolare nelle coppie lavoratrici, uno dei due perde il lavoro e l’unico stipendio rimasto non è in grado di sostenere famiglia e affitto”. Non solo: basta una separazione, spesso, a fare precipitare uno dei due, o entrambi i coniugi, nel disagio economico. Che poi, in men che non si dica, si traduce in disagio sociale con forti ricadute sui minori.  Un altro dato interessante, è il numero di famiglie con disabili (agevolate dalla legge Saccardi) che rimane pressoché, dice Grandi, stabile.

La legge regionale, d’altra parte, richiede anche 5 anni di residenza oltre, per gli stranieri, un certificato rilasciato dalle ambasciate in cui non risultino in capo al richiedente proprietà immobiliari neppure al suo paese d’origine. Altro discorso è la richiesta dell’Isee (16.500 euro) che non c’era nel bando scorso, quando si calcolava non l’Isee ma l’imponibile, attraverso la dichiarazione Cud; “Calcolo completamente diverso – spiega Grandi – visto che nell’Isee, com’è noto, rientrano moltissime voci, anche le sia pur minime cifre che si trovino in banca”.

“Il problema del peggioramento delle situazioni economiche di gran parte delle famiglie – spiegano da Asia – è proprio il centro della questione e la Regione Toscana, con la nuova legge è lontana anni luce da questi problemi.  Questa legge regionale poteva essere efficace in un periodo in cui ci si trovava in ripresa dopo una crisi economica e, quindi, in attesa che tanti potessero recuperare in positivo il proprio status sociale, si cercava di tamponare provvisoriamente”.

“Purtroppo ad oggi  la realtà è ben diversa, ci troviamo proprio nel centro di una recessione economica che comincia a mettere in crisi molte famiglie, anziani e giovani, e in questa Regione non ci sono gli strumenti né gli investimenti per soddisfare le necessità.
E’ inutile girare attorno al problema: per far scorrere la graduatoria e rispondere alle aspettative dei richiedenti, occorrono alloggi disponibili. Non è certo restringendo il campo di coloro che possono partecipare al bando che si potrà dire che a Firenze sono diminuite le criticità alloggiative”.

Ciò che serve, insomma, sono nuovi alloggi e anche con una certa urgenza. Del resto, sul cumulo di domande accettate, molte resteranno inevase, com’è successo per il bando precedente. Dunque, gli ottomila alloggi attualmente a disposizione del Comune di Firenze potranno anche “dare la casa” a un numero di famiglie che si aggira sulle 300 (dato annuale), ma  non riescono ad arginare la richiesta. Anche se, sul tavolo comunale, sono previste nuove edificazioni. Anche perché, conclude Grandi “i fiorentini le risposte, a modo loro, le hanno già date: da un lato, con lo scoraggiamento serpeggiante, che impedisce loro persino di “crederci”, alla casa popolare e dunque non fanno più domanda; dall’altro, lasciando Firenze. Che si ritrova così a essere sempre più vuota di fiorentini”.

“Un esempio di questo – incalza Asia, che ha rilevato anch’essa lo scoraggiamento dei “residenti italiani” – seppur piccolo, è anche la questione di via de’ Pepi. Sia come sia, anche quello è un pezzetto di edilizia popolare che se ne va”. Ricordiamo che, nel caso citato, si tratta di 13 alloggi in pieno centro storico che vengono “fatti uscire” dalla categoria “popolare”.

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