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Barca e Renzi insieme, ma il confronto non arriva Politica

Fumata nera per chi si aspettava un confronto tra Barca e il sindaco Renzi, questo pomeriggio, alla presentazione del libro dell’ex-ministro “La traversata” alla libreria Feltrinelli.
Nera, o tutt’al più grigia, perché qualcosa è emerso, ma sull’eterno tema del bacino degli aventi diritto al voto alle primarie, su cui la posizione di Renzi è arcinota e immutata.
Il dibattito a due c’è stato, ma il ruolo del vero interlocutore del sindaco è toccato a Sergio Staino, autentico animatore di un dialogo che ha rischiato troppo spesso di scivolare in un monologo di Renzi. Arrivato con mezz’ora di ritardo (pienamente giustificato da una causa che sta a cuore a molti, ovvero l’accordo con il Sottosegretario alla Difesa Roberta Pirotti e il Generale Claudio Graziano, Generale di Stato Maggiore, per la conversione in edifici di edilizia pubblica della Caserma Lupi di Toscana, la Perotti di Coverciano e la Cavalli di Piazza del Cestello), Renzi ha preso la parola e l’ha lasciata con difficoltà. Punzecchiato bonariamente a intervalli regolari da Bobo Staino (notevole l’uscita del disegnatore: “Hai imparato a dire compagno, deve esserti costato”. “Viene da cum-panis, una parola quasi cattolica!” ha ribattuto Renzi), il sindaco loda l’approccio metodologico alla trasparenza dato da Barca al suo ministero che suggerisce di esportare al PD, di cui denuncia il correntismo esasperato. “Nell’epoca della società liquida e dell’appartenenza sempre meno solida c’è bisogno di un partito diverso. Non importa se sia pesante, come lo voleva Bersani, o leggero. L’importante è che sia pensante.”

Non vuole far polemica con l’ex segretario, Renzi, e lo dice chiaro e tondo. Non resiste però alla tentazione di ricordare il passaggio da 800mila a 250mila iscritti al partito, e da qui a rilanciare la polemica iscritti/ votanti il passo è breve. “Il gruppo dirigente lo devono scegliere solo gli iscritti”, lo incalza Staino guadagnandosi gli applausi. Ma Renzi non ci sta. “Riconosco che sia un meccanismo coerente, e aggiungo che avrei perso le primarie anche se fossero state totalmente aperte. Forse però il PD non avrebbe perso le secondarie.”
Barca scuote spesso la testa mentre aspetta di dire la sua e riporta Renzi a terra dopo il volo che questo si concede su entusiasmo da infondere, curiosità, passioni e sogni da rinverdire. “Il PD dà l’impressione di non avere idee – incalza il sindaco – vorrei un PD che giocasse invece all’attacco”.Per andare all’attacco servono strategie –  ribatte Barca – e una strategia non c’è. È per questo che abbiamo perso le elezioni, non perché la strategia fosse comunicata male”.

Riprende poi il filo tessuto da Staino sul voto alle primarie. “La soluzione vota chiunque faccia la fila al gazebo è troppo rischiosa”. Non importa, a Renzi non è andato giù il voto mancato dei delusi. “Il PD è il primo partito tra pensionati e dipendenti pubblici, il secondo tra studenti e il terzo tra lavoratori e privati, professionisti e disoccupati. Un partito serio, parlando di partecipazione, non può respingere uno che vuole votare e che la volta prima ha votato Berlusconi”. Si esce finalmente dal cul de sac delle primarie, quando Renzi anticipa il contenuto del comizio di sabato prossimo a Bari. “Il PD deve fare una campagna a tappeto su alcuni temi, primo fra tutti la scuola. Abbiamo tradito un’intera classe di insegnanti bombardandoli con una serie infinita di riforme. Vorrei che il PD ripartisse da lì, andando a parlare con i 5000 assessori all’istruzione e a sentire quello che chiedono. Una proposta, insomma, che nasca dal basso”. Su questo, tutti d’accordo.

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