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Barducci: Renzi parla al centrodestra e confonde la sinistra Politica

Tutto sommato, pare proprio che l'intento del presidente della Provincia Andrea Barducci, intervistato ieri sera nel corso della festa del Pd alle Cascine, sia servito a rimettere a posto alcune questioni sotterranee del Pd fiorentino e inevitabilmente nazionale. Primo tema, lo primarie. Primo per importanza oggettiva, per strategia territoriale (dal momento che è proprio il sindaco di Firenze il vero avversario di Bersani) per necessità, da parte della linea più "bersaniana" del partito fiorentino di rispondere forte e chiaro alle continue provocazioni di Matteo il Giovane, che non perde occasione per ripetere il suo refrain sulla rottamazione. E magari per lanciare ammiccamenti e parole d'ordine verso un centrodestra molto sensibile.

Partendo dunque dalle primarie, la posizione di Barducci suona forte e chiara come un punto fermo di fronte alla possibilità di "inquinamento" delle stesse da parte di elettori provenienti da altri schieramenti. E la ricetta è: chi partecipa alle primarie, deve dare il nome e cognome dichiarandosi elettore del Pd. Le liste di costoro saranno rese pubbliche. Problemi di privacy? "Ma fatemi il piacere – risponde Barducci all'obiezione – chi partecipa a un evento come le primarie fa una scelta pubblica, come chi decide di partecipare a una manifestazione. E' ovvio che ci mette la faccia". Naturale. Come naturale, secondo il presidente della Provincia di Firenze, è che chi ostacola la messa in atto di filtri certi per le primarie, si pone in una sottile linea d'ombra rispetto alle stesse. Che finirebbero per non avere più il ruolo di un grande momento di scelta da parte della base della classe dirigente del partito. Se poi si unisce questa resistenza alla "razionalizzazione" delle primarie al lancio di slogan e parole riconoscibili nel centrodestra, il gioco, o meglio il pasticcio è fatto.

Perchè l'altro grande punto su cui Barducci è intervenuto ieri sera è proprio quello della "confusione". "Non è accettabile che oramai tutto ciò che è "partito" sia per definizione "uguale". Non è possibile che qualsiasi valore, diversità, criticità sia visto come "qualcosa che appartiene al 900", vale a dire, vecchio. Questo approccio rende il panorama politico italiano pericolosamente uniforme, dove tutti sono uguali a tutti, e nessuno propone più niente di diverso, centrodestra e centrosinistra sono pressapoco la stessa cosa. Ecco, questo è letale per il sistema politico e per la democrazia". Perchè? Perchè annulla, secondo Barducci, le differenze che esistono eccome fra le forze politiche. "Per far un esempio – spiega il presidente provinciale –  è diverso governare vent'anni poi andare a chiedere soldi sempre alle classi lavoratrici. Noi diciamo che è il momento di andarli a prendere, questi soldi, a quelli che hanno pagato meno". Patrimoniale? Riforma del fisco? Parrebbe di sì, con buona pace di chi "tira" verso un panorama di solidarietà nazionale che, a quanto pare con l'esperienza Monti, produce non solo scontentezza ma una forte rabbia (vedi i sondaggi su Grillo) nella base nazionale. Unica nota stridente, che fa capire come la chiarezza invocata da Barducci non sia proprio praticata pedissequamente nel Pd, è che, al richiamo sulla centralità del lavoro del presidente provinciale fiorentino, si contrapponga l'esclusione della Fiom e di Landini dalla festa del Pd di Reggio Emilia.

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