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Bartali, a giugno la sentenza di una delle due cause Sport

Stamani mercoledi 5 dicembre al Tribunale di Firenze si è finalmente conclusa, dopo un lungo ed estenuante iter, la parte dibattimentale delle due cause civili promosse a suo tempo dalla 95enne signora Adriana Bani, vedova di Gino Bartali. Una causa è stata intentata contro l’Associazione Amici del Museo di ciclismo a Ponte a Ema per ottenere tutti i cimeli personali del marito che si trovano al museo dei quali lei si ritiene la legittima proprietaria. C’è stata recentemente l’ultima di una nutrita serie di udienze. Ora il giudice Salvatore Palazzo dovrà emettere il verdetto, atteso al massimo fra un paio di mesi.
Tra i cimeli in questione ci sono due biciclette una da pista del 1935, quindi si tratta di un pezzo da collezionisti; l’altra da strada con la quale il campione aveva disputato il Giro di Francia del 1949. Ci sono inoltre medaglie, trofei, targhe più la Coppa d’argento donata a Bartali da Desgrange, patron del Tour de France.
L’altra causa civile è contro l’Associazione Amici del Museo di ciclismo di Ponte a Ema di cui è presidente Andrea Bresci e tre sponsors – Oleificio Sardelli, Mercafir e Jolly Caffè – del museo stesso. La vedova Bartali chiede 2.400.000 euro di risarcimento per indebito sfruttamento, a partire dal 2005, del nome e dell’immagine del marito.
Stamani, mercoledi 7 dicembre, al Tribunale di Firenze le parti si sono presentate davanti al giudice Ludovico Delle Vergini per l’ultima udienza. I legali delle due parti – avvocato Niccolò Rositani Suchert per la signora Bartali e Serena Paoletti per il Museo – dopo i confronti avvenuti nelle diverse sedute, hanno concluso le rispettive tesi. Un’udienza durata quasi un’ora. Ora il processo è concluso. Restano 80 giorni per espletare le ultime pratiche (lo scambio degli atti finali). La sentenza dovrebbe esser emessa verso il prossimo giugno.

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