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Bastoni, bottiglie e armi da taglio, pestati due operai iscritti a SiCobas Breaking news, Cronaca

Prato – Sono stati aggrediti con bastoni, bottiglie, armi da taglio la notte scorsa, al rientro dal lavoro presso un’azienda tessile pratese con sede a Montemurlo. Si tratta di due lavoratori di origine pakistana, entrambi iscritti a SiCobas e entrambi protagonisti delle proteste sindacali che chiedono il rispetto del contratto del Tessile. In seguito all’aggressione, uno dei due, 32 anni, è finito all’ospedale  in codice rosso, anche se non sarebbe in pericolo di vita. Sull’accaduto la polizia indaga.

Una durissima nota intanto parte da SiCobas, il sindacato cui i due operai sono iscritti:  “Si tratta fuori da ogni dubbio di un gravissimo atto intimidatorio. Adeel e Abbas sono due dei lavoratori della Ds che a luglio si sono rivolti a noi denunciando una situazione di vera e propria schiavitù: turni di 12 ore al giorno, sette giorni su sette, per buste paga da fame. Lì iniziava un lotta dura, passata da scioperi e denunce pubbliche, che ha portato ad un primo accordo, e quindi al riconoscimento formale dei diritti fondamentali dei lavoratori: retribuzioni in linea con il contratto Tessile per 40 ore settimanali di lavoro, riconoscimento di riposo settimanale, ferie, malattie e tredicesima”.Un vero e proprio agguato, dicono da Si Cobas, che arriva dopo che “gli stessi lavoratori hanno subito ripetute pressioni psicologiche e minacce di vario genere per “convincerli” alle dimissioni “volontarie””. Un agguato che secondo il sindacato è scattato per la “paura” dei produttori che questa storia di “riscatto funzionasse da apripista” per altre situazioni uguali. Indetto intanto per oggi uno sciopero alla DS di Montemurlo e dalle ore 15:00 una manifestazione sotto la Prefettura di Prato.

Sulla questione interviene Potere al Popolo, che, manifestando la solidarietà ai lavoratori e alle loro lotte, scrive: “Quelle denunciate dai lavoratori sono condizioni tipiche di un settore ad alto sfruttamento di manodopera come il tessile, in cui il grado di sottomissione dei lavoratori all’azienda è altissimo. Tutto ciò si rende possibile grazie alla condizione di vero e proprio ricatto cui sono sottoposti molti lavoratori: la paura di non vedersi rinnovato il permesso di soggiorno, o peggio – per molti lavoratori abbandonati in una stuazione di clandestinità – la paura di finire reclusi in qualche centro di identificazione, sono una vera e propria arma nelle mani dei padroni, che in questo modo attaccano al ribasso le condizioni di tutti i lavoratori”.

 

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