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Battaglia corruzione, occorre legislazione “da calamità” e semplificazione Cronaca

Firenze – Un convegno, quello organizzato dalla CNA con la Fondazione Caponnetto e Anci Toscana, per ribadire l’importanza della lotta alla corruzione e porla al centro del dibattito politico. O meglio, una tavola rotonda. Un’occasione di confronto tra ospiti illustri: Rosy Bindi, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia; Cosimo Maria Ferri, Sottosegretario di Stato per la Giustizia; Giuseppe Creazzo, Procuratore della Repubblica di Firenze; Renato Scalia, Consigliere della Fondazione Caponnetto; e Valter Tamburini, Presidente CNA Toscana.

Il quadro che emerge è di totale smarrimento. Se da una parte molto si è detto (e approvato in parlamento) riguardo al tema della legalità, le istituzioni si trovano a fronteggiare un nemico subdolo, che si insinua non solo nei vuoti normativi ma, al contrario, nella sovrabbondanza di regole e di burocrazia. “A un imprenditore ci vogliono due anni per aprire un’attività: passando dagli uffici del comune, della provincia, della soprintendenza”, solo per citarne alcuni. Il cittadino rischia di annegare in queste maglie. E proprio per questo la prima proposta elaborata dal CNA, nell’ambito di un protocollo d’intesa che nei prossimi giorni firmerà con la Fondazione Caponnetto: semplificare.

Tutti convengono sulla necessità di regolare il sistema degli appalti (sia pubblici sia privati), che “è stato preso d’assalto dalla criminalità organizzata”, osserva Rosy Bindi. La riduzione delle stazioni appaltanti (ad oggi 32 mila) non deve tuttavia limitare “l’autonomia di scelta, perché togliere a un’amministrazione la libertà di decidere come fare un certo lavoro favorisce allo stesso modo la corruzione”. Inoltre, la legalità deve anche garantire velocità ed efficienza: “chi vince un appalto deve subito dire a chi subappalta, e poi se si trova un imprenditore corrotto non si deve fermare tutto il lavoro, ma rimuovere quell’imprenditore e proseguire.” Non possiamo permetterci ulteriori rallentamenti, secondo Rosy Bindi. I fatti degli ultimi anni lo testimoniano, a partire dalla Salerno Reggio Calabria, e dimostrano che “abbiamo tutti gli strumenti per passare alla fase emendativa”.

Delicato è anche il tema della protezione civile, le cui competenze, in caso di calamità, sono talmente estese da favorire o almeno da rendere più facili gli episodi di corruzione. Qui il problema è primariamente di tipo normativo: “Non abbiamo legislazione di protezione civile (…) dichiarando la norma di necessità e urgenza abbiamo violato principi della costituzione. Serve una legislazione sulle calamità”.

Tra le proposte elaborate dalla CNA Toscana, come si legge nel documento, è previsto il “superamento dell’attuale sistema di qualificazione delle imprese attraverso la predisposizione di un fascicolo elettronico dell’impresa che attesti la tipologia di gara alla quale si vuole partecipare l’esistenza di un elenco di lavori eseguiti negli ultimi cinque anni”. Non basta. È necessaria una trasparenza maggiore, anche perché spesso le società cambiano nome, si passano di padre in figlio, e un imprenditore corrotto potrebbe sparire dalle carte pur restando attivo.

“In italia ci sono 6 milioni di società,” afferma Scalia della Fondazione Caponnetto, “una ogni 10 abitanti. I nomi ricorrono frequentemente, sono sempre le solite persone.E la magistratura? Interviene, secondo Scalia, ma con lentezza, e soprattutto è l’azione amministrativa ad essere quasi del tutto assente: “le interdittive antimafia sono relativamente poche”.

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