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Battaglia d’Anghiari, aperto il fascicolo in Procura Società

Il fascicolo in Procura c’è. E’ stato aperto dopo l’esposto di Italia Nostra per bloccare la ricerca di ciò che potrebbe celarsi dietro l’affresco del Vasari nel salone dei 500. Perché la caccia alla Battaglia di Anghiari di Leonardo non si ferma solo alla pur basilare importanza che il suo ritrovamento rivestirebbe per la storia dell’arte. La caccia è qualcosa che diventa sempre più una sfida, un credere in un osgno. In particolare per il sindaco di Firenze, che si ritrova a fronteggiare una schiera di “nemici” sempre più forte e agguerrita. Come l’appello pubblico di 101 intellettuali perchè ''la ricerca del dipinto – dicono – può rovinare le pitture di Vasari''. Due 'colpi' alle ricerche condotte da esperti dell'Università di San Diego e del National Geographic, coordinati da Maurizio Seracini, assieme a personale dell'Opificio delle Pietre Dure, ai quali il sindaco Matteo Renzi ribatte: ''Non stiamo vandalizzando il Vasari'' e ''la ricerca va avanti'' perchè ''siamo vicinissimi a dare una risposta ''. I lavori proseguiranno almeno per un paio di settimane. Gli esiti fin qui registrati vengono definiti ''positivi'' e l'intercapedine dietro all'affresco che 'coprirebbe' quello di Leonardo sarebbe presente in più punti. Sulla questione Renzi oggi e' intervenuto anche in consiglio comunale: ha assicurato che sono state utilizzate ''tecniche assolutamente rispettose del Vasari'' e ha ribadito che le indagini effettuate ''sono andate molto bene: tutto il quadro indiziario è stato confermato e rafforzato. Ora attendiamo la certezza scientifica''. Renzi ha anche ribadito che dopo i risultati si dovra' decidere se procedere con nuove ricerche attraverso ''uno strappo di 2 centimetri quadrati, che sarà poi messo a posto. Il nostro obiettivo e' coinvolgere ancora di più l'Opificio''.
Ciò che resta incontestabile, è che i lavori d’indagine in questione riguardano uno dei misteri più curiosi che la storia dell’arte ricordi. L’affrsco leonardiano potrebbe essere celato sotto un altro celebre affresco “La Battaglia di Marciano della Chiana” dipinta da Giorgio Vasari.
L’indagine avvallata dal ministro dei beni culturali è seguita dall’ingegner Maurizio Seracini, dell'università di San Diego; dall’Opificio delle Pietre Dure e finanziata dal National Geographic.
Serafini è l’artefice dell’idea che sotto le pennellate del Vasari ci sia nascosto l’ affesco di Leonardo Da Vinci.
L’indagine, che pare assumere le caratteristiche degne del famoso romanzo di Dan Brown, ha avuto inizio il ventinove novembre e consiste nell’introduzione di una sonda dotata di microcamera nelle fessure dell’affresco. Un’operazione che fino ad ora ha approfittato delle lesioni nel dipinto dovute al tempo, si parla di 6-7 millimetri, con la possibilità concreta di creare altri fori per far passare la sonda e verificare la presenza dell’opera di Leonardo. E’ questa decisione, di creare altre fessure, a far accendere la spia d’allerta negli oppositori che ritengono l’operazione, un sacrilegio nei confronti dell’opera del Vasari. Le preoccupazioni sono tante e molti ritengono fantasiosa l’idea di Serafini, infatti, il presidente nazionale di Italia Nostra, Alessandra Mottola Molfino ha presentato, il due dicembre, una richiesta d’intervento al Procuratore della Repubblica di Firenze perché verifichi giuridicamente il convincimento di tale operazione e in caso contrario blocchi all’istante il cantiere. La seduta del consiglio comunale oggi si è aperta con le parole di Renzi: “In queste ore stiamo affrontando uno dei più grandi misteri della storia dell’Arte, molti indizi dimostrano in modo univoco che Vasari per cercare di salvare il dipinto di Leonardo Da Vinci, considerato da lui stesso un maestro, lo abbia ricoperto con un’intercapedine e poi dipinto la Battaglia di Marciano della Chiana. In questi giorni non stiamo strappando il dipinto o vandalizzando il Vasari ma stiamo cercando la verità, che terminerà alla fine del mese e solo allora potremo dire con certezza cosa c’è realmente dietro il dipinto del Vasari. Posso dire che il quadro indiziario ha rafforzato la nostra tesi che sotto il dipinto visibile a tutti si celi qualcosa di diverso. Concludo il mio discorso dicendo che ci renderemo disponibili a qualsiasi chiarimento da parte della giurisprudenza”. E’ la consigliera Ornella De Zordo che ha espresso il suo disappunto mostrandosi favorevole all’intervento da parte della Procura di Firenze. “Inoltre- esordisce la consigliera del gruppo Un’altra città/un altro mondo- è di oggi la notizia che cento illustri storici dell’arte di tutta Italia hanno sottoscritto l’appello di dissentire contro questa indagine che pare a tutti gli effetti, una ricerca invasiva che rischia di danneggiare il capolavoro del Vasari”. Come emerge dalla seduta odierna, in consiglio comunale si sono suddivise le fazioni dei favorevoli e contrari, ancora una volta guelfi e ghibellini tornano a darsi battaglia indipendentemente dal gruppo politico di appartenenza.
Per adesso le ricerche stanno andando avanti, fra trenta giorni l’Opificio delle Pietre Dure emetterà il suo verdetto e solo allora capiremo chi aveva ragione e chi torto.

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