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Beirut Hotel: la politica ha bloccato la spy story Middle East Now, Politica

Presentato al festival di Locarno 2011, il terzo lungometraggio di Arbid racconta i dieci giorni di travolgente storia d’amore fra un avvocato francese e una giovane cantante libanese, con lo sfondo di un intricato caso di spionaggio nel quale è coinvolto l’avvocato. Proprio il riferimento alla politica libanese e in particolare all’uccisione del primo ministro Rafic Hariri nel 2005, ha reso intricata anche la vita di Beirut Hotel, colpito da un provvedimento di censura che non si è ancora risolto.
Il film non è mai uscito nelle sale libanesi?
No, ma è stato mostrato in televisione, perché è prodotto dalla rete francese Arte, che trasmette in Libano. È stato visto, piratato e comprato a pochi dollari per strada.
A che punto è il ricorso da lei intentato contro il provvedimento di censura?
Le autorità vogliono che io tagli i riferimenti politici, ma io non accetto questo, perché penso che anche il film peggiore del mondo, così come una foto, una scultura o una pittura, non possa essere modificato se non dall’artista. Io non obbedisco a nessuno, faccio film a piccolo budget per essere indipendente e non credo che debbano essere persone estranee al processo creativo a giudicare i miei film.
Qual è l’accusa mossa al film?
“Attentato contro la sicurezza del Libano”, ma la sicurezza in Libano è già molto mediocre e la censura non l’ha migliorata né peggiorata. Mi accusano di aver utilizzato materiali già pubblicati dai giornali, come fanno molti registi dappertutto. La verità è che in Libano le persone sono convinte che un film debba rappresentare solo l’immagine migliore della società, altrimenti ti accusano di essere al soldo di qualche paese straniero, come se l’arte esistesse per fare propaganda. Molti registi libanesi inventano storie edulcorate per essere ben accetti al pubblico libanese e straniero.
Il controllo sulla produzione artistica è molto rigido in Libano?
La censura è l’unica cosa che funziona, l’ufficio non sciopera mai. Per avere l’autorizzazione a girare in esterni bisogna sottoporre la sceneggiatura alle autorità, ma se si portano modifiche durante le riprese, dicono che hai mentito presentando una sceneggiatura non conforme, come hanno fatto con me. Sono stata considerata pericolosa anche per avere attentato alla moralità dei libanesi con le scene di sesso dei miei film. Di questo mi sento molto lusingata.
Come vede la situazione attuale del Libano?
Il Libano si sta radicalizzando e sono molto pessimista sul suo futuro. La maggior parte dei libanesi vorrebbero lasciarsi il passato alle spalle e ricominciare da capo, ma molti altri invece ritengono necessario riflettere sulla storia per evitare che si ripetano le guerre. Io mi sono allontanata dal mio paese e non mi sento più a mio agio lì. Del resto molti personaggi dei miei film sono così, non si sentono ‘appropriati’. Non mi piace la società dove tutto è deciso e stabilito, il ‘gruppo’ mi fa paura. Mi piace chi si fa domande e chi ha dubbi, chi va in cerca di se stesso e rischia in prima persona.

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Foto: Danielle Arbid

 

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