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Bekaert: strategia comune Rossi – Di Maio per salvare i posti di lavoro Economia

Firenze –  Il presidente della Toscana Enrico Rossi ha avuto un colloquio con il neoministro allo sviluppo economico Luigi Di Maio  sulla  situazione della Bekaert di Figline e Incisa Valdarno, dove dall’oggi al domani tutti i lavoratori hanno ricevuto dalla multinazionale belga una lettera di licenziamento.

Dopo il colloquio telefonico che c’è stato nel pomeriggio, a voce unanime, ribadiscono come sulle questione ci sia “la massima attenzione a livello regionale, italiano ed europeo”.

La Bekaert vuole spostare in Romania la produzione dello ‘steelcord’, il filo di acciaio utilizzato per rinforzare i pneumatici, e ha deciso per questo di chiudere improvvisamente lo stabilimento toscano, acquisito dalla Pirelli nel 2014. “Parliamo di 318 lavoratori diretti e circa cento dell’indotto – spiegano Di Maio e Rossi – che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro.

Sono oltre 400 famiglie, non numeri. Il 5 luglio ci sarà un tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico, al quale chiediamo sia presente anche Pirelli, per un confronto concreto e immediato”. La presenza dell’azienda italiana era stata invocata da alcuni giorni da Rossi, come una verifica sull’uso dei fondi europei e l’attivazione, per garantire la prosecuzione dell’attività produttiva, del fondo anti-delocalizzazioni.

“Al Parlamento europeo – racconta Di Maio – abbiamo già presentato un’interrogazione alla Commissione europea per avere chiarezza su eventuali violazioni delle direttive Ue da parte della Bekaert. Anche in Europa le istituzioni devono prendere una posizione in merito a queste pratiche che spostano lavoro e profitti per motivi economici o fiscali, calpestando i cittadini. Chiederò, a questo proposito, di avere un confronto con la commissaria europea per la concorrenza Margrethe Vestager, anche al fine di capire quali siano le azioni concrete che la Commissione intende portare avanti per risolvere l’annoso problema delle delocalizzazioni selvagge e dei paradisi fiscali a norma di legge presenti tutt’oggi in Europa”.

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