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Bene rifugio? La solita terra Economia

E infine, crisi lunga tasca corta, chi la spunta fra i vari beni-rifugio reclamizzati e via via abbandonati dagli investitori, è l'antica, sempre solida terra. E' ciò che emerge dall'analisi effettuata da Coldiretti sulla base dell'indagine del mercato fondiario 2011 di Iinea (Istituto Nazionale Economia Agraria): nonostante la crisi dunque la terra si conferma “bene rifugio”, con le quotazioni che fanno registrare un aumento dello 0,5 per cento rispetto all’anno precedente, anche se le attività di compravendita viaggiano a ritmi ridotti. Il prezzo medio nazionale dei terreni è di 19.400 euro ad ettaro, per un ventaglio di valori che va dai 9.800 euro per un campo di montagna litoranea agli 11.400 euro per la montagna collinare, dai 14.200 euro della collina interna ai 15.300 euro della collina litoranea, fino al picco di 32.200 euro ad ettaro per le terre di pianura.

Perchè la pianura costa di più? La ragione, secondo Coldiretti, sarebbe da ricercarsi non solo nella maggiore reditività agricola, ma anche per la pressione esistente su queste aree per stornarle a destinazioni diverse, che vanno dall'ambito urbano a quello infrastrutturale. Invece, sembra decadere la pressione, che aveva inciso sulle quotazioni, per la destinazione della terra allo sviluppo degli impianti di energia rinnovabile, in particolare per quanto riguarda l'impianto del fotovoltaico a terra: la ragione, la riforma degli incentivi, che avrebbero smorzato l'interessse (e gli appetiti) verso la terra di un'intera "filiale" di operatori non agricoli.

Le differenze di quotazione sono significative a livello territoriale. Se nel nord Italia i terreni arrivano a un valore medio di oltre 40mila euro ad ettaro contro i 9-12.000 euro delle regioni dell'Italia Centrale e del Mezzogiorno, a un'analisi più approfondita  risulta non solo che Calabria, Campania e Abruzzo hanno subito una diminuzione del prezzo della terra anche in termini correnti, ma si registrano arretramenti dei valori fondiari anche in Toscana, Veneto e Lombardia. Diminuzioni che parrebbe il caso di dire irrisorie, visto che si aggirano al disotto del -1 per cento e che sembrano riguardare più che altro  particolari aree o categorie di fondi rustici, che hanno evidenziato una sempre più bassa attrattività nei potenziali investitori.

Secondo Inea, “la stabilità dei valori fondiari dovrebbe aiutare gli operatori che desiderano investire nello sviluppo delle proprie imprese, aumentando le dimensioni e recuperando economie di scala. D'altra parte la crescente volatilità dei mercati agricoli e la conseguente variabilità dei redditi aziendali non lascia molto spazio per operazioni finanziarie molto costose”.
In altre parole, nonostante il prezzo della terra aumentato negli ultimi vent'anni lo abbia  portato a livelli non sempre compatibili con la effettiva redditività dell'attività agricola (pur se i suddetti aumenti sono rimasti al di sotto del tasso di inflazione), non sembrerebbe, secondo Inea, profilarsi all'orizzonte nessuna bolla speculativa.

Mercato degli affitti. Il 2011 ha fatto registrare un maggiore dinamismo nelle regioni settentrionali, con una domanda per terreni in affitto nettamente superiore all’offerta.  Canoni sono in rialzo soprattutto per i terreni destinati a colture di pregio e a colture energetiche quali il mais ceroso.
Nelle regioni centrali la situazione rimane di fatto stazionaria, mentre l’offerta tende a prevalere nei casi di ricambio generazionale per via dell’abbandono dell’attività da parte di agricoltori più anziani.
Nel Meridione, nonostante l’aumento del ricorso all’affitto, si segnala ancora una certa diffidenza da parte dei proprietari. E se l'offerta tende a prevalere sulla domanda e i canoni tendono al ribasso, Inea addossa la responsabilità anche alle avversità climatiche che hanno caratterizzato la stagione produttiva. In queste zone sono principalmente i giovani agricoltori a sostenere la domanda anche per le agevolazioni presentate dai Programmi di Sviluppo Rurale. I contratti di affitto hanno una durata piuttosto breve spesso inferiore a un lustro se non addirittura stagionali, escludendo alcune colture di pregio, come i vigneti a denominazione delle regioni settentrionali e i seminativi dedicati alla coltivazione di colture agroenergetiche.

Battuta d'arresto per l'affitto dei terreni da destinare a impianti fotovoltaici, mentre continua la crescita della domanda di terreni da parte dei contoterzisti, che uniscono l'uso per terreni propri dei parchi macchina a quello per prestazione di servizi.

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