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E’ bene che Tavecchio rinunci alla presidenza Figc Opinion leader

Firenze – Sì, qualcuno dovrà pur cominciare a dimettersi per grave violazione della correttezza politica. E’ un concetto quella del “politically correct” di provenienza anglosassone, di scarsa tradizione in Italia dove anni di improperi, liti, bugie, strepiti che non significano nulla lo hanno piuttosto ridotto a una macchietta. Tutto può dunque essere detto purché si precisi poi che si trattava di una boutade inoffensiva e che lo spirito scherzoso del pronunciatore è più forte di tutto anche della necessaria discrezione di chi occupa posti di responsabilità. Ed è sicuramente un posto di responsabilità fare il presidente della Figc, uno dei settori a più alta sensibilità sociale e culturale, oltre che economica.

Per ora nessuno ha ritenuto di pagare alcunché per parole improvvide financo offensive della sensibilità collettiva pronunciate in pubblico, nella sua veste ufficiale. Per carità, sulle parole carpite nei fuori onda di rapina si può anche discutere (vedi il Vendola cinico sul dramma di Taranto)  anche se la dicono lunga sulla personalità intercettata, ma non quando per esempio il vice presidente del Senato Calderoli, già recidivo per le magliette anti-islamiche, dette dell’”orango” al ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge.  Grandi scuse, mazzi di fiori, richieste di perdono non bastano a sanare una ferita pubblica, anche se portano a riconciliazioni private.

Bisogna che la ferita sia comunque sancita e riparata perché questa è la lezione che una classe politica è obbligata a dare agli onesti.  In questi giorni si discute sulle parole del presidente della  Lega nazionale dilettanti da 15 anni, candidato numero uno alla presidenza della Federazione italiana gioco calcio. Dopo che il mondo intero si trovò unito nel mangiare banane, riprendendo il gesto  di Dani Alves, assurto a simbolo dell’antirazzismo, Carlo Tavecchio non ha trovato altro modo per definire i giocatori extracomunitari che “mangiatori di banane”. L’oratore voleva fare il deciso e lo spiritoso senza minimamente curarsi dello sforzo difficile, quasi eroico, che in tanti stanno producendo per smorzare l’emotività odiosa dei tifosi che rispolverano l’armamentario razzista durante le partite.

Per carità, certo, “voce dal sen sfuggita”, ma può un alto dirigente le cui decisioni toccano indirettamente decine di migliaia di giovani permettersi cadute del genere? Insomma è l’ora che qualcuno  rinunci a una carica anche se colpevole solo di superficialità e imprudenza. Sarebbe una svolta storica e Tavecchio sarebbe piuttosto ricordato per essere stato il primo a favorirla, piuttosto che come uno dei soliti indistruttibili camaleontici affezionati alla poltrona.

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