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Beni confiscati, sì a una logica di sistema, Frattasio: “No ai solisti” Breaking news, Cronaca

Firenze – Un focus sui beni confiscati alla criminalità organizzata in Toscana si è svolto oggi a Palazzo Strozzi Sacrati, la sede della presidenza regionale. I problemi emersi sono molti e riguardano in primo luogo la velocizzazione delle assegnazioni ma anche i criteri per la loro gestione, gli strumenti di cui devono dotarsi gli enti pubblici per svolgere questo delicato compito, la necessità avere personale amministrativo formato ad hoc. Già, perché il lavoro non finisce quando il bene in mano alla criminalità organizzata viene tolto dalle grinfie delle cosche, ma in un cenrto senso comincia, per accompagnarlo nella sua nuova vita a servizio della comunità. A prendere parte all’incontro, oltre all’assessore Bugli e al prefetto Frattasi, direttore dell’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, la prefetta di Firenze Laura Lega, coordinatrice di tutte le prefetture toscane, Raffaele d’Isa per il tribunale di Firenze e la presidente della Corte di appello di Firenze Margherita Cassano, i sindacati e le associazioni che si occupano di antimafia. C’erano anche Anci Toscana e diversi sindaci ed amministratori dei territori interessati.

Intanto, i beni confiscati alla criminalità organizzata in Toscana non sono pochi. Sono 135 in tutta la regione quelli già destinati mentre le aziende sono 11. In gestione all’agenzia nazionale, ultimo dato disponibile, rimangono 43 aziende e 383 immobili, tra cui si contano una sessantina di appartamenti, ventisei case indipendenti, dieci ville, otto alberghi e pensioni, tredici fabbricati industriali e poi negozi, botteghe, stalle, fabbricati rurali, edifici dagli usi più vari e terreni. Di questi gli immobili confiscati definitivamente ma ancora in gestione all’agenzia, distribuiti in ventotto diversi comuni, sono 143 e 29 le aziende.

Obiettivo condiviso, accelerare nelle procedure di destinazione definitiva, che negli ultimi anni si sono comunque un po’ sveltite, proponendo la firma tra tutti i soggetti di un protocollo d’intesa. La riunione convocata oggi dalla Regione serviva giusto a fare il punto e a determinare i principali contenuti di un accordo. “Non vogliamo lasciare da solo nessuno – assicura il prefetto Bruno Frattasi, direttore da un anno dell’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata – insieme possiamo trovare le risposte giuste a tutte le difficoltà”.

Il futuro per la Toscana, in cui come ricorda Margherita Cassano l’aumento dei beni conficati alle cosche “apre problemi sulla gestione amministrativa e degli iter”, è dunque quello di dar vita “all’ulteriore strutturazione di un sistema regionale, ipotizzando eventualmente un protocollo d’intesa, per accelerare il più possibile la messa a disposizione dei beni alle realtà locali e per definire strumenti nuovi per questo obiettivo”, come spiega l’assessore regionale Vittoro Bugli, che elenca anche i punti al centro del del lavoro da fare. “Occorre valutare – dice – se ci siano possibilità di utilizzo temporaneo dopo il sequestro iniziale individuando, con il coinvolgimento di Regione e Comuni, quelle attività che rendano ovviamente possibile il poter tornare indietro nel caso in cui l’iter successivo non possa giungere all’assegnazione definitiva”.

Altro punto enucleato, la necessità del maggior scambio di informazioni possibile sui beni, dal sequestro in poi. “Già esiste – ricorda l’assessore – una buona banca dati dei beni a livello nazionale, che è Open Regio. C’è già un supporto geolocalizzato della Regione. Un maggiore scambio di informazioni ci permetterebbe di seguire tutti i passaggi d ei beni con informazioni aggiornate”.

Ulteriore proposta per guadagnare tempo nelle fasi successive al sequestro e favorire un utilizzo tempestivo del bene è quella di pensare alla possibilità di costruire il progetto di utilizzo definitivo già dopo la sentenza di secondo grado. “ L’esperienza ci insegna – dice Bugli – che a quel punto la possibilità che si arrivi alla confisca del bene è alta e poter progettare l’uso del bene prima dell’assegnazione definitiva consente di essere pronti non appena questa arrivi”. Un altro obiettivo, che riguarda le aziende sottratte alla criminalità organizzata, è avere accortezza affinché non vi siano perdite di posti di lavori e permettere ai dipendenti di disporre di adeguati percorsi formativi. La Regione propone pure, mettendosi a disposizione a questo scopo, di rafforzare la formazione per gli amministratori giudiziari dei beni sequestrati.

La necessità di sveltire le procedure, ma anche, al contempo, di dotarsi di modalità, strumenti, insomma di un sistema diffuso per la gestione di questi beni, è dimostrata dall’ultima conferenza di servizi che si è svolta un anno e mezzo fa, a maggio 2018. Fu convocata per assegnare appunto 68 immobili situati in dieci diversi comuni, ma ad oggi solo 57 sono stati realmente consegnati ed undici mancano all’appello, tra cui l’albergo di Montecatini che dopo Suvignano è un altro simbolo del contrasto alla criminalità.

“Quanto prima, – dice Bugli – chiediamo venga organizzata una nuova conferenza servizi per l’assegnazione di una parte dei 143 beni e 29 aziende confiscati definitivamente ma ancora in gestione all’agenzia nazionale. E c’è la massima disponibilità della Regione e dei Comuni per aiutare a fare questo lavoro”.

La Regione, per sostenere concretamente le amministrazioni impegnate nell’uso di questi immobili a vantaggio dell’intera collettività, ha anche pubblicato l’anno scorso, per la prima volta, un bando da 200 mila euro. Una strada dunque, anche questa, già tracciata.

“La confisca – avverte Frattasi – è una sfida con un alto valore etico ma è molto complicata per le diversità dei casi. Abbiamo dovuto restituire tanti beni, addirittura un parco eolico in Sicilia. I beni confiscati vanno gestiti in una logica complessiva di sistema, non gestiti da solisti”.

 

 

 

 

 

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