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Beni culturali: Montemassi, un castello fantasma Cultura

Pisa  – E’ sempre bello decidere di rientrare a casa allungando il giro, specialmente se ti trovi in Toscana. Tornando da Castiglione della Pescaia ho “allungato” per Vetulonia, prima, e per il Castello di Montemassi, dopo. Due mète scelte con la certezza di “rifarsi gli occhi”. Ma non mi aspettavo che Vetulonia, importante centro commerciale della civiltà etrusca nel VII secolo a.C., un luogo che tutto il mondo ci invidia, sembrasse il giardino abbandonato di un paese disabitato.

Entrando, sulla sinistra, c’è un casottino (senza sorveglianza) per i bagni (almeno quelli!) e un tavolino con un quaderno dove apporre la propria firma. Più avanti, dove dovrebbe iniziare un percorso fin dentro lo splendore della civiltà etrusca, ti senti completamente spaesato perché non c’è né segnaletica né cartellonistica illustrativa; l’erba è alta ovunque e nasconde i resti degli insediamenti etruschi; in alcuni siti sventola la striscia rossa e bianca dei lavori in corso che dovrebbe delimitare l’area di scavo e invece segnala, probabilmente, la fuga di archeologi rimasti senza finanziamenti. Mentre cammini tra questi resti, unici, ti viene da pensare che chiunque potrebbe entrare, mettersi una pietra nello zaino ed andarsene.

E del resto mi aspettavo ancora meno che il Castello di Montemassi (Roccastrada), celebre perché raffigurato in un celebre affresco di Simone Martini (Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi, 1330, Palazzo Pubblico di Siena), apparisse come un’immagine spettrale. Per giungere al Castello c’è una stradina, quasi un viottolo, invasa dall’erba incolta. Appena giunti ai ruderi, senti subito di essere un ospite poco desiderato: i padroni ormai sono diventati i piccioni. Scendendo, a capo chino, inevitabilmente, si trova un Circolo ARCI e, attiguo al Circolo, una costruzione che, a prima vista, sembrerebbe un museo: vuoto, però.

Dalla porta a vetri, chiusa, si indovinano spazi espositivi, impianti elettrici al servizio di opere inesistenti, postazioni per computer e schermi, deserte. Chiedendo in giro si scopre che i lavori di manutenzione al castello sono stati pressoché inesistenti mentre il museo è stato voluto e “lasciato a mezzo” dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Siena. Saranno mancati i finanziamenti oppure il ruolo delle soprintendenze adesso è quello di creare luoghi fantasma?

Fatto sta che, anche lì come a Vetulonia, sembrava di essere in un paese post-bellico, completamente abbandonato. Ma la cosa che scatena indignazione è che nel giro di un’ora ho contato almeno 10 visitatori saliti fin sopra il castello (così come ne avevo contate 6 a Vetulonia, in mezz’ora) e finiti nelle loro auto, scoraggiati e imbronciati, con la certezza che lì, non solo non avrebbero più messo piede, ma nemmeno avrebbero consigliato a qualcuno di visitarlo.

E viene da sorridere amaramente quando si sentono i discorsi di coloro che lamentano il costo troppo alto della cultura perché il sospetto, invece, è che la vogliamo far costare troppo perché non siamo capaci di trasformarla in una risorsa.

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