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Beni culturali, parla Ortona: “Arcus crescerà grazie ad Art Bonus” Cultura, Opinion leader

Firenze – Il restauro di Casa Pascoli, Palazzo e Torre Campatelli in San Gimignano o la realizzazione di strutture funzionali per il Centro Integrato di Formazione Orchestrale della Scuola di Fiesole. Sono solo alcuni degli interventi che Arcus, Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo Spa nata nel 2004, sta realizzando in Toscana. In totale, negli 11 anni di attività, Arcus ha finanziato in Italia circa 600 progetti per 600 milioni di euro. 

Ora la sua attività di intervento e di cura dei beni culturali è destinata a diventare ancora più strategica dopo che il ministro Dario Franceschini le ha affidato la promozione e la gestione di Art Bonus, la legge che prevede un’agevolazione fiscale del 65% a quelle società o persone fisiche che desiderino donare fondi per il restauro e la manutenzione del patrimonio culturale pubblico.

Arcus è  una S.p.A  il cui capitale sociale è stato sottoscritto dal Ministero dell’Economia e la sua operatività aziendale deriva dai programmi del Ministero dei Beni culturali di concerto con il Ministero delle Infrastrutture. Ma può anche sviluppare iniziative strategiche in autonomia. Si occupa di restauro di monumenti, palazzi, siti archeologici  grazie al 3%  dei fondi derivanti dalle Infrastrutture.

“E’ una Spa, perché cosi può agire con maggiore snellezza. In piena trasparenza”, dice Ludovico Ortona, una lunga carriera diplomatica (è stato anche capo ufficio stampa del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e ambasciatore a Teheran e Parigi) prima di diventare presidente (2010) e amministratore unico (2012) di Arcus. “Ci tengo a sottolinearlo – continua Ortona – perché in passato ci sono state critiche , critiche che ritengo del tutto infondate. Arcus è  sotto il controllo della Corte dei Conti. Non solo tutto viene messo in rete, ma anche il bilancio. Voglio anche sottolineare che, grazie a una gestione virtuosa dei suoi fondi, Arcus ha sempre prodotto utili”.

– Da dove provengono questi utili? 

Provengono dalle commissioni, modeste, percepite sugli investimenti legati ai finanziamenti dei progetti.  Arcus, lo voglio sottolineare ancora una volta,  ha una gestione molto rigorosa e non è diventata un rifugio di raccomandati da assumere. I dipendenti a tempo indeterminato sono sei in tutto. Il resto della struttura è distaccata dal ministero. Io ne sono attualmente l’amministratore unico dopo essere stato presidente del CdA, il direttore generale è Ettore Pietrabissa e direttore centrale è Carolina Botti.

-Ci sono stati  anche sospetti di ingerenze politiche…. 

E’ vero,  ci sono state critiche che riguardano i rischi di politicizzazione. Posso testimoniare che almeno da quando sono qui – e io non vengo dal mondo politico – nessun progetto è andato avanti per spinte politiche ma solo perché risponde ai requisiti richiesti dal bando, indipendentemente dall’ente che lo ha presentato. Al bando che generalmente veniva pubblicato ad aprile venivano presentati circa 1.500 progetti, al 70% dalle soprintendenze,  dai provveditorati e dai comuni.

-E quanto ne finanziate?

Un centinaio circa. Purtroppo stiamo parlando del passato. Ora speriamo che, con la ripresa,  nel 2015 ci arrivino nuovi fondi. Nel  2013-14 Arcus non ha avuto alcuna allocazione. Con gli ultimi fondi del 2010-12 si portano avanti progetti pluriennali ed inoltre ci sono anche progetti pregressi la cui realizzazione richiede sempre qualche anno.

-Qual è l’iter di un progetto?

C’è una prima scrematura dei progetti con il bando. Arcus fa una pre-istruttoria su quelli in regola con i requisiti richiesti. I progetti devono riguardare beni vincolati ed essere fruibili dal  pubblico.  A seguito della pre-istruttoria si effettua una prima selezione che viene poi inviata al Ministero dei Beni Culturali che, anche sulla base dei soldi disponibili,  fa una graduatoria e decide quali progetti debbano essere finanziati.

–  Arcus si occupa anche di giardini?

Arcus  è addirittura  il socio promotore dell’Associazione parchi e giardini d’Italia, l’associazione che riunisce i vari enti che si occupano di giardini in Italia. Un’iniziativa, sull’esempio di quelle già esistenti in altri paesi europei, che ai miei occhi ha, sotto vari aspetti, una importante valenza strategica. L’Associazione rappresenta  il nostro paese in seno all’Istituto Europeo di Parchi e Giardini.

l’Art Bonus avrà ripercussioni sulle vostre attività?

Certamente. Infatti il ministro  Dario Franceschini ci ha affidato un’attività che riguarda la promozione e gestione  del c.d. Art Bonus, legge che prevede un’agevolazione fiscale del 65% a quelle società o persone fisiche che desiderino donare fondi per il restauro e la manutenzione del patrimonio culturale pubblico. E’ un lavoro nuovo che stiamo impostando. Si tratta di un nuovo posizionamento strategico tra pubblico e privato. Al momento ci stiamo concentrando sui supporti informatici e procedurali. Il nostro ruolo sarà però anche quello di interlocutore con il settore privato, un ruolo di facilitazione cui teniamo molto.

– Senza conseguenze sul 3% dei fondi pubblici delle Infrastrutture?

Le due cose potrebbero essere assolutamente sinergiche. Il 3% rimane e siamo certi che la priorità del governo sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale rimetta in moto questi fondi. Con l’Art Bonus si aggiungerebbero fondi privati complementari. Sarà un’attività sinergica perché comunque non è pensabile che tutto sia delegato ai privati, ci vuole la presenza del settore pubblico per recuperare e rivitalizzare il patrimonio artistico.

– Parliamo dei progetti, quali i più importanti già realizzati e  quali i più significativi in programma? 

Tengo a dire che il patrimonio dell’Italia è bellissimo ovunque e che anche progetti che potrebbero essere considerati minori sono  validi. La lista è lunga ed è difficile citare tutti gli interventi. Recentemente progetti di restauro hanno riguardato la Galleria Sabauda , il Duomo di Milano e il Barocco Leccese, un intervento di valorizzazione degli affreschi duecenteschi del complesso dei SS. Quattro Coronati a Roma.

E in Toscana?

La Toscana è una delle regioni in cui siamo intervenuti maggiormente. Tra i progetti in corso di realizzazione posso citare il completamento del restauro di Casa Pascoli, il restauro della Sinagoga di Pisa, Palazzo e Torre Campatelli in San Gimignano, la via della Carta della Toscana con il Museo della carta di Pietrabuona, interventi di conservazione e valorizzazione del parco archeologico di Baratti e Populonia, i progetti di Musealizzazione evoluta nelle Terre di Siena assieme alla Fondazione Musei Senesi e infine la realizzazione di strutture  funzionali per il Centro Integrato di Formazione Orchestrale della Scuola di Fiesole. E sono solo alcuni esempi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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